Il report gratuito di Financial Markets LAB!

Si chiama Financial Markets LAB Newsletter ed è il mio report GRATUITO di ricerca ed analisi in materia di investimenti sui mercati finanziari contenente notizie, commenti, curiosità ed approfondimenti sull'andamento dei principali mercati finanziari.

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AUTORIZZAZIONE AL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI INFORMATIVA AI SENSI DELL'ART. 13 DEL D.LGS 196 DEL 30 GIUGNO 2003 (Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali) - Il blog Financial Markets LAB desidera informare i propri lettori, ai sensi dell'articolo 13 del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, che i dati personali che li riguardano, raccolti in occasione della sottoscrizione della Financial Markets LAB Newsletter gratuita, saranno oggetto di trattamento ai sensi della legge sopraindicata. Si leggano a questo proposito i dettagli riportati nello spazio apposito, intitolato Privacy, in questa stessa pagina.


sabato 28 giugno 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Analisi tecnica del settore Food and Beverage

Nell'ultimo mese il settore food and beverage di area Euro è stato uno dei settori peggiori insieme a quello bancario ed al settore auto. La teoria economica e finanziaria ci insegna che questo settore, insieme a quelli tipicamente anticiclici e difensivi come il tabacco ed il farmaceutico, dovrebbe permetterci di ottenere performance migliori (in tal caso meno peggiori) durante i bear market. Vediamo allora la situazione tecnica di questo settore:




Dal grafico appare chiaro come nel corso delle ultime settimane il settore abbia raggiunto un importante livello di supporto di medio lungo perido (trendline che sorregge i minimi dal 2003!); anche la forza relativa contro l'indice Eurostoxx50 (linea rossa) sta arrivando su un livello di supporto da cui è lecito attendersi una reazione tecnica; plausibile pertanto, l'impostazione di operazioni tattiche di acquisto (sempre protette da stop loss, vista la situazione degli algoritmi di trend di medio lungo perido!); tra i titoli che fanno parte del settore annoveriamo Unilever, Carrefour e L'Oreal.
E' in uscita nei prossimi giorni un Focus report su questo settore.

giovedì 26 giugno 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Crollo di Fortis

Giornata nera per il gruppo Fortis; questa mattina ha annunciato un aumento di capitale attraverso l'emissioni di nuove azioni al fine di aumentare la propria solvibilità per un importo di oltre 8 miliardi di euro. Il gruppo belga-olandese sembra voglia mettere in pista un aumento di capitale per 1.5 miliardi di euro più 2 miliardi in strumenti di capitale non diluitivo; inoltre non pagherà un acconto sul dividendo agli azionisti.
Il ceo del gruppo ha annunciato che il 2008 sarà un anno estremamente difficile; tutte queste notizie oggi hanno fatto letteralmente crollare il titolo davanti agli occhi degli operatori (ad un certo punto l'ho visto perdere circa il 18%!!).


Guardate il grafico! Il titolo è in un downtrend marcato e sta raggiungendo rapidamente i minimi del 2003; gli indicatori di trend confermano l'impostazione ribassista di medio lungo termine e invitano alla prudenza; il livello di ipervenduto lascia aperta la porta a rimbalzi tecnici nel breve termine che vedono, pertanto la possibilità di impostare operazioni tattiche di acquisto protette, però, da rigido stop loss. Inutile dirvi che in questi frangenti i multipli di bilancio e i ratios patrimoniali contano ben poco, pertanto occhio ad un loro inadeguato utilizzo a fini operativi di compravendita.
Le notizie non migliorano guardando l'impostazione tecnica delle banche di area euro.



Anche in questo caso si evidenzia il chiaro bear market confermato dagli indicatori di trend di medio lungo termine; gli oscillatori contrarian denotano il raggiungimento di livelli di eccesso che potranno aprire la strada a rimbalzi tecnici. L'impostazione operativa sul settore rimane, in un ottica di medio termine, improntata all'estrema cautela. Non escludo di assistere ancora nelle prossime settimane ad annunci simili a quelli visti oggi per il guppo Fortis e questa prospettiva avrà ancora implicazioni negative per il settore nella sua interezza.

mercoledì 25 giugno 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - La Fed lascia i tassi invariati

La Fed lascia i tassi invariati come ampiamente atteso dai mercati finanziari; vediamo di commentare a caldo lo statement che ha appena accompagnato la decisione, visto che la maggiore attesa era legata alle parole contenute in questo comunicato.
''The Committee expects inflation to moderate later this year and next year, however, in light of the continued increases in the prices of energy and some other commodities and the elevated state of some indicators of inflation expectations, uncertainty about the inflation outlook remains high.''
Qui c'è la conferma che la Fed è vigile sul problema inflazione e con il dito puntato sul grilletto! (ndr) .

''........Although downside risks to growth remain, they appear to have diminished somewhat, and the upside risks to inflation and inflation expectations have increased......The Committee will continue to monitor economic and financial developments, and will act as needed to promote sustainable economic growth and price stability.''
Qui la Fed evidenzia la possibilità che l'economia Usa non cada in una recessione prolungata ma in una fase di rallentamento o crescita sotto il potenziale; effettivamente in questo meeting la Fed ha aggiornato le proprie stime sulla crescita, che Bernanke renderà note il prossimo mese in una testimonianza davanti al Congresso Usa (ndr) .

''.....Tight credit conditions, the ongoing housing contraction, and the rise in energy prices are likely to weight on economic growth over the next few quarters.''
L'apertura di credito sullo stato di salute dell'economia viene mitigata dall'ammissione dei problemi che tuttora persistono! (ndr) .

sabato 21 giugno 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Un aggiornamento sulla strategia di investimento

Proviamo a sintetizzare per gli amici del blog lo scenario tecnico e fondamentale in cui ci troviamo, viste le numerose richieste di aggiornamento pervenutemi venerdì.
Come abbiamo scritto nella Asset Allocation Newsletter il contesto di medio lungo termine rimane estremamente negativo per i mercati azionari internazionali; la modellistica quantitativa di FinancialMarketsLab continua a segnalare la possibilità di prosecuzione del ribasso in atto sulle principali Piazze azionarie. Per avere qualche riferimento: il mio target sullo S&P500 è zona 1180-1170; anche i principali indicatori di tipo contrarian (sia i sentiment indicators che gli oscillatori algoritmici) non manifestano segnali di eccesso; anche i mercati obbligazionari, dopo il recente rialzo dei tassi avutosi in seguito a crescenti aspettative inflazionistiche, stanno mostrando segnali sospetti con una prospettiva di medio lungo periodo, ma che dovranno trovare ulteriori conferme nelle prossime settimane; in termini relativi preferiamo la classe obbligazioni rispetto alla classe azioni perchè riteniamo possa continuare ad essere più difensiva; scendendo nel dettaglio del mondo obbligazionario, in un post di qualche giorno fa evidenziavo il fatto che i titoli di Stato di area Euro erano giunti su livelli interessanti (in particolare i Btp che hanno riallargato gli spreads contro Bund e Oat): ebbene questa considerazione vale in particolare per la parte breve della yield curve (meglio i Btp a 2-3 anni rispetto a quelli a lungo termine, visto il grosso appiattimento della curva che c'è stato nelle ultime settimane).
Interessante la prospettiva delle commodities (ricordiamoci che oramai è una asset class a tutti gli effetti!!): anche se con dei distinguo, il mondo delle commodities pare essere ancora preferibile rispetto alla classe azioni. Interessante il grafico di Barry Bannister che vi riporto qui di seguito:

Questo grafico, che ho ritrovato in un vecchio report del 2002 di questo grandissimo analista (pluri premiato come miglior analista nel settore machinery!!!) mostra come mondo azionario e mondo delle commodities hanno alternato periodi di leadership dal 1870 ad oggi di circa 18 anni, alternandosi in modo perfetto! E' sostanzialmente dal 2002 che il testimone della leadership è passato alle commodities ed è probabile che questa sovraperformance sia destinata a proseguire. Altri analisti come Hussman (di Hussman funds) ritengono che non appena la recessione Usa manifesterà maggiormente i propri effetti, anche le commodities soffriranno. Per il momento, tuttavia, il Crb index pare godere ancora di buona salute, come abbiamo evidenziato in un Focus Report di qualche giorno fa. In una scala di appetibilità e con un orizzonte di lungo termine pongo ancora una volta al primo posto le commodities, i bonds e la liquidità, al secondo le azioni. Un ultima considerazione sull'economia Usa e sugli eps; guardate storicamente come si è mosso il tasso di disoccupazione in concomitanza con le passate recessioni (evidenziate dalla linea verticale grigia):


Di dati brutti sull'occupazione Usa ne vedremo ancora tanti e per un po di tempo! Vero Mister Bernanke?!
Sugli eps (earning per share, ndr) c'è ben poco da dire: continuano ad essere rivisti al ribasso su tutte le principali aree geografiche; gli Usa hanno le stime di utile più alte, seguite da Europa e Giappone. Mi aspetto che le revisioni al ribasso continuino ancora (occhio al settore bancario!). Lontani dalle small caps e continuare a prediligere large o macro caps; infine: meglio i titoli growth che quelli value.

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Tra Giano e l'Orso



Uno degli dei più famosi dell'antichità è senza dubbio Giano; questo dio presiedeva a tutti gli inizi, i passaggi e le soglie: sia quelli materiali, come le soglie delle case, le porte, etc. che quelli immateriali come l'inizio di una nuova impresa, l'inizio della vita umana, della vita economica, della religione, degli dei stessi (era anche chiamato "principio degli dei e acuto seminatore di cose"), del mondo. Il suo nome sarebbe legato alla sua funzione: un dio delle porte di casa (ianua) e dei passaggi (iani): ne custodiva l'entrata e l'uscita e portava in mano una chiave e un bastone; fu immaginato con due facce, a custodire entrata e uscita.
No, non avete sbagliato blog! Il mio riferimento a Giano è semplicemente dovuto al fatto che voglio sottolineare che questo dio dovrebbe presiedere anche al buon andamento dei mercati finanziari, ma ultimamente ha gettato i suoi strali su un demone fuggito dal suo controllo: l'inflazione! Ed eccolo il Giano dei nostri tempi: Bernanke e Trichet!



Devo dire che mai come in queste ultime settimane ho sentito tante polemiche e critiche mosse a questi due banchieri centrali; anche ieri ero al telefono con un relashionship manager di una banca estera che mi raccontava di un incontro avuto con Bob Janjuah, un ottimo strategist in forza a Royal Bank of Scotland; ebbene Janjuah ha criticato le ultime esternazioni delle due banche centrali sottolineando l'inadeguatezza di una manovra restrittiva proprio ora che l'economia sta soffrendo particolarmente; inoltre, a suo parere, i due banchieri centrali si sono sovrapposti pestandosi reciprocamente i piedi nel senso che le affermazioni di Trichet hanno rovinato il progetto apparente di Bernanke di ridare fiato al biglietto verde.
E della nascita di un sito che sta raccogliendo firme contro l'intenzione della Bce di alzare i tassi cosa ne pensate?
Beh per chi di voi non ne era al corrente può provare ad andare a visitarlo:


Nel sito c'è la possibilità di votare per cercare di raccogliere un numero sufficiente di consensi che riesca a creare un movimento di opinione che possa arrestare le improvvise intenzioni hawkish di Trichet (personalmente ho qualche perplessità sul fatto che ci riesca...).
Intanto i mercati azionari proseguono la loro discesa e con tutta probabilità non è ancora finita.


Temo ancora un altro "giro di vite" dal lato del problema credito; date un'occhiata alla tabella sottostante.



Ebbene la colonna di sinistra riporta, in percentuale ai profitti, il peso dei writedowns attuati da questi big bancari; teniamo conto che si tratta di veri e propri colossi con spalle piuttosto larghe, ma mi chiedo, perchè non si parla delle banche di media e piccola dimensione?! Il loro business non è sufficientemente diversificato e sicuramente è più vulnerabile rispetto alle banche che figurano nella tabella; si tratta di istituti di credito estremamente importanti perchè sono radicate nel territorio Usa e possiedono una clientela molto fidelizzata; qual'è la loro esposizione sui subprime? Quanti mutui facili hanno erogato? Credo che nelle prossime settimane o mesi si sentirà parlare di loro perchè dovranno attuare una pulizia di bilanci (in realtà lo stanno già facendo) ed effettuare operazioni di ricapitalizzazione per rendere la loro struttura patrimoniale più forte. Nel frattempo è bene continuare ad avere un attegiamento di estrema cautela nei confronti del settore finanziario e dei mercati azionari in generale. La modellistica quantitativa elaborata da FinancialMarketsLab continua a segnalare brutto tempo, come evidenziato nell'ultima Global Asset Allocation Newsletter.

lunedì 16 giugno 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Qualche altra considerazione sulle affermazioni hawkish delle Banche Centrali

Oggi al lavoro ho trascorso una tranquilla giornata di....riunioni. Con chi mi sono incontrato? Beh con i responsabili di 3 team di analisti di importanti banche estere; argomento delle riunioni? Come interpretare le affermazioni hawkish della Bce?! Ebbene, da questi incontri sono emerse una serie di considerazioni che non fanno altro che rafforzare la mia opinione negativa sulle affermazioni di Bernanke e di Trichet, che hanno esternato con un timing che peggiore non si poteva!!!

Riepilogo le suddette considerazioni nei seguenti importanti punti e concentrandomi sull'area Euro:

1) Da analisi condotte sui parametri di valutazione del grado di restrizione che al momento ha la politica monetaria adottata dalla BCE (massa monetaria, spreads della yield curve, etc.) emerge chiaramente che, al momento, la politica monetaria adottata dalla Banca Centrale Europea E' GIA' MOLTO RESTRITTIVA, come non lo era dal 2000-2001;

2) Le condizioni del credito sono ancora difficili e non sono ancora tornate alla normalità;

3) I principali indicatori macroeconomici continuano a segnalare "pioggia"!!;

4) Se applicassimo la Taylor Rule (per la spiegazione dettagliata di cos'è e di come si determina vi rimando al link di wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Taylor_rule) che impone che le variazioni nei tassi di riferimento della politica monetaria siano figlie delle divergenze tra Gdp reale e Gdp potenziale nonchè delle divergenze tra tasso di inflazione attuale e tasso di inflazione obiettivo, i tassi di area Euro dovrebbero essere più bassi o essere impostati al ribasso da qui ai prossimi mesi;

5) il costo del lavoro (importante componente dell'inflazione!) negli ultimi anni è vistosamente sceso grazie ai guadagni avutisi in produttività.





Per tutte queste considerazioni continuo a ritenere sbagliato, sia come manovra che come timing, un eventuale rialzo dei tassi nella prossima riunione della BCE.

NON MI ATTENDO, IN CASO DI RIALZO DI UN QUARTO DI PUNTO NEI TASSI UFFICIALI, L'AVVIO DI UN CICLO DURATURO DI RIALZI. PER QUESTA ED ALTRE RAGIONI DI TIPO TECNICO-FONDAMENTALE CHE STIAMO ELABORANDO IN UN FOCUS REPORT, I LIVELLI RAGGIUNTI DAI TITOLI DI STATO DI AREA EURO COMINCIANO A SEMBRARE INTERESSANTI.


domenica 15 giugno 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Analisi tecnica dell'indice Comit

Proviamo a dare uno sguardo al contesto tecnico in cui si trova l'indice Comit della Borsa italiana. Dopo la violazione ribassista della neckline in area 1800, l'indice italiano ha innescato una profonda correzione e ha fornito le conferme per l'inversione del trend rialzista partito dai minimi del 2003. Probabile, visto il contesto di debolezza confermato dagli indicatori di trend, il raggiungimento di zona 1400 che rappresenta l'estensione dell'obiettivo dato dalla figura di inversione già menzionata nonchè il 61.8% di retracement di tutto il rialzo avutosi dal 2003. Non si ravvisano indicazioni, dagli oscillatori contrarian, che possano far pensare ad un'inversione rialzista del bear market in atto. IL MESSAGGIO PERTANTO CHE DERIVA DA TALE ANALISI E' ANCORA DI ESTREMA CAUTELA; eventuali acquisti dovranno avere natura di tipo tattico (corto respiro!!!) ed essere protetti da rigido stop loss.

Stiamo preparando un FOCUS REPORT che analizza in modo approfondito lo scenario tecnico di breve e lungo termine della Borsa italiana, dei principali settori e di alcune large caps.



DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Qualche considerazione sull'inflazione

Si parla spesso di inflazione ma quali sono i dati che guardano gli operatori finanziari per delineare previsioni sugli andamenti futuri dei mercati finanziari e per costruire le proprie aspettative? Proprio venerdì 13 giugno è uscita una batteria di dati negli Usa (Consumer Price index) che gli operatori hanno dovuto metabolizzare, masticare e ruminare per cercare di estrapolare uno straccio di aspettativa futura. Il CPI è un dato estremamente importante perchè è considerato il principale punto di riferimento per il calcolo dell'inflazione. Quando vengono fatti confronti sul livello dei prezzi viene quasi sempre usato questo indice e, proprio al CPI, vengono legati molti dei contratti pubblici e privati. Di solito viene considerato maggiormente, in termini di significatività, rispetto al "fratello" PPI (Producer Price Index, che misura i prezzi applicati dai produttori sulla prima vendita commerciale ai rivenditori) perchè ha il vantaggio di comprendere i prezzi dei servizi.



Del CPI standard esiste una versione ancora più importante detta "ex food and energy", che effettua il calcolo non tenendo conto di due componenti estremamente volatili come i prezzi degli energetici e del settore alimentare. Venerdì il dato su base mensile era atteso avere una crescita dello +0.2% in base ad una media di previsioni degli economisti (il cosidetto consensus!) e, effettivamente, è uscito in linea con le aspettative degli operatori. E' interessante, se volete avere un'idea della consistenza di questo tipo di dati, andare direttamente sul sito del Bureau of Labor Statistics Usa:

http://www.bls.gov/

Altri importanti dati che hanno un impatto sull'inflazione sono rappresentati dal costo del lavoro. Proprio sul sito che vi ho menzionato troverete anche il report sull'occupazione Usa che contiene anche delle utili informazioni sul salario orario. L'importanza del costo del lavoro è legata al fatto che questo rappresenta quasi i due terzi dei costi di produzione aziendale e quindi, un eventuale aumento del costo salariale non compensato da aumenti nella produttività, si scaricherebbe sui prezzi dei beni venduti dall'impresa.

Arriviamo, per concludere, all'impatto che l'inflazione ha sui mercati finanziari, ben sintetizzata dall'equazione seguente:

Alta inflazione = più alti tassi di interesse = flessione nei prezzi dei titoli azionari ed obbligazionari a tasso fisso

E qui è importante distinguere gli effetti a breve termine da quelli a lungo termine. Nel nostro laboratorio di studio dei mercati finanziari abbiamo provato ad analizzare il comportamento storico sia dei mercati azionari che di quelli obbligazionari di fronte ad un'inflazione crescente. I dati, estremamente interessanti, sono contenuti in un FOCUS REPORT di imminente pubblicazione. Per sommi capi, la conclusione è che nel breve termine i rendimenti sia delle azioni che delle obbligazioni, sono erosi significativamente e che pertanto, azioni ed obbligazioni NON SONO UNA DIFESA CONTRO L'INFLAZIONE. Allungando però il periodo di detenzione di tali strumenti a intervalli temporali di diversi lustri, riemerge la capacità delle azioni di difendere il risparmiatore dai morsi dell'inflazione. Ovviamente, la condizione imprescindibile è che l'investitore abbia costruito un buon portafoglio dal punto di vista della diversificazione sia geografica, ma soprattutto settoriale!!!

giovedì 12 giugno 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Banche Centrali sull'orlo di una crisi di nervi?!

Per chi lavora come me sui mercati finanziari, gli ultimi giorni sono stati densi di news abbastanza sorprendenti che sono state un'occasione per fare commenti negativi con altri operatori del settore ma soprattutto per ridere molto amaramente delle esternazioni dei banchieri centrali. Sicuramente non vi saranno sfuggite le dichiarazioni delle Banche Centrali, in particolare della Fed e della Bce (ma anche di Draghi!!). Nel suo discorso tenuto nel primo pomeriggio a Barcellona, all'International Monetary Conference, Ben Bernanke ha mostrato meno pessimismo sulle prospettive della crescita economica del motore a stelle e strisce. Il numero uno della FED ha ammesso che l'economia resta debole, ma ha evidenziato la possibilità di un miglioramento nella seconda parte dell'anno e nel 2009. Il tono mi è parso sin troppo accomodante vista la situazione in cui versa l'economia statunitense (in particolare il mercato del lavoro, le condizioni del credito e la pessima situazione del mercato immobiliare).



Ma il top è stato raggiunto quando Bernanke ha parlato dell'inflazione e del biglietto verde. Il Chairman ha espresso grandi preoccupazioni sul fronte dell'inflazione che si mantiene ancora su livelli elevati ed ha evidenziato come non mancano ulteriori rischi in questa direzione, specie nel caso in cui si dovesse assistere ad un ulteriore apprezzamento dei prezzi delle materie prime. Per il momento la corsa di queste ultime non si è trasmessa in maniera significativa sulla componente “core”, ma occorrerà monitorare con grande attenzione l'andamento del dollaro. Per la prima volta Bernanke ha fatto così riferimento al mercato valutario e in particolare alla debolezza del biglietto verde che ora è fonte di preoccupazione per i riflessi negativi che potrà avere sulla dinamica dei prezzi al consumo. Il Chairman ha così assicurato che sarà prestata non poca attenzione alle implicazioni dei cambiamenti nel valore del dollaro, considerando anche i suoi effetti sull'inflazione. Il discorso è stato percepito molto male dai mercati finanziari perchè non solo ha escluso la possibilità di ulteriori tagli dei tassi ma ha anche paventato la possibilità di rialzi!!! Ma da quando in qua la Fed è interessata all'inflazione???? Il suo obiettivo non è l'occupazione e la crescita??? Una delle differenze nell'approccio alla politica monetaria che distingueva la Fed dalla Bce era proprio il fatto che la prima ha come obiettivo la salvaguardia della crescita (e dell'occupazione) e la seconda la stabilità dei prezzi!!!! Tra l'altro questo è pienamente dimostrato da cosa è successo nelle due ultime recessioni!!! (zone in grigio nel grafico sottostante):






Dai dati del Bureau of labour Statistics si vede in modo chiaro ed inequivocabile come la Fed, ligia al proprio mandato di salvaguardia della crescita e dell'occupazione, abbia iniziato a rialzare i tassi solo DOPO che il tasso di disoccupazione ha iniziato nuovamente a flettere.
Se pensiamo dunque che il tasso di disoccupazione abbia iniziato a salire non da molto e che il ciclo sia destinato ancora a continuare appare evidente come le affermazioni di Bernanke abbiano gettato un grande scompiglio tra gli operatori del settore. E questo è visibile anche nel balzo che hanno fatto le aspettative sui Fed fund (il mercato si aspetta un rialzo di quasi mezzo punto!!!!!!!!)....e siamo in piena recessione!!!!!!!





La mia opinione è che la Fed non dovrebbe intervenire sui tassi nella prossima riunione (anche perchè se lo facesse sarebbe una brutta botta per i mercati azionari!!!).
Ma a rendere ancora più divertente gli ultimi giorni ci ha pensato anche il signor Trichet!!



Nel momento più inopportuno il Governatore della Bce dichiara che fra i motivi di maggiore preoccupazione resta l'andamento dei prezzi di prodotti energetici e alimentari. Non è un caso che la crescita delle previsioni sull'inflazione formulate dagli esperti dell'Eurosistema per 2008 e 2009 siano "riconducibili principalmente a ulteriori rincari del petrolio e dei beni alimentari, nonché a crescenti spinte inflazionistiche nel settore dei servizi". Alla base delle previsioni degli esperti, infatti, ci sono i futures su tali beni, che indicano rialzi consistenti per il prossimo futuro. "Le quotazioni delle materie prime minerali non energetiche - si legge sul bollettino - dovrebbero mediamente salire del 13,8% nel 2008 e del 6,2% nell'anno seguente. I prezzi internazionali degli alimentari aumenterebbero rispettivamente del 44% e del 6,1% nei due anni considerati". E' sulla base di tali previsioni che la Bce ha ribadito di trovarsi "in uno stato di maggiore allerta", di seguire "tutti gli sviluppi con grande attenzione" e ha promesso di intervenire "con tempestività e fermezza" per "evitare che si concretizzino effetti di secondo impatto e rischi per la stabilità dei prezzi nel medio termine". Ancora una volta, a preoccupare in modo particolare Francoforte, è "il processo di formazione dei salari e dei prezzi", perché "potrebbe risultare superiore alle attese correnti il potere delle imprese nel determinare i prezzi" e si "potrebbe registrare una crescita salariale maggiore del previsto". Tutto il discorso fila e rispetta gli obiettivi del mandato della Banca Centrale Europea ma.....c'è un MA, grosso come una casa: l'obiettivo di mantenere l'inflazione sotto il 2% non è mai stato rispettato nella realtà e oggi, all'improvviso, ci si sveglia e si afferma:"c'è l'inflazione: bisogna combatterla!" e questo nel momento più delicato per i mercati azionari (ricordo che era in corso un bear market rally!!) che ovviamente non possono reggere di fronte ad aspettative di rialzo dei tassi.
Chiudo con la ciliegina sulla torta: Draghi!
Le banche centrali dovrebbero trarre una lezione dal quadro di bassi tassi di interesse e credito facile che ha contribuito alla crisi finanziaria innescata dai mutui subprime Usa.
E' quanto dichiara Mario Draghi in un discorso tenuto ad Amsterdam per l'Associazione olandese delle banche estere.
Draghi ritiene che le banche centrali non siano riuscite a mitigare del tutto le tensioni sui mercati monetari e, pur definendosi "ansiosamente ottimista", avverte che non è chiaro se si sia toccato il fondo della crisi.
"La situazione potrebbe ancora peggiorare" (ma si rende conto dell'effetto annuncio provocato da simili dichiarazioni?!), si legge nel testo del discorso in italiano diffuso ai giornalisti.
E aggiunge:"Il livello eccezionalmente basso dei tassi di interesse negli anni scorsi aveva contribuito alla crescita eccessiva della liquidità, al mispricing dei diversi strumenti finanziari, ad allocare il rischio in maniera efficiente" (come dire che la Fed ha sbagliato tutto!!).
E ancora:"Le banche centrali dovrebbero considerare questi effetti al momento di fissare i tassi di riferimento della politica monetaria. Nel nuovo contesto finanziario la politica monetaria ha un legame sempre più stretto con la stabilità finanziaria, che le banche centrali non possono più trascurare"(l'abbiamo visto con le dichiarazioni già commentate di Bernanke e Trichet!!!!).



Insomma, non basta la recessione Usa! Dobbiamo anche fronteggiare le conseguenze dovute ad affermazioni poco felici o inappropriate di Banche Centrali sull'orlo di una crisi di nervi a causa del fatto che probabilmente si stanno rendendo conto che la situazione non è sotto controllo e sui mercati finanziari si continua a navigare a vista. In questa fase critica non abbiamo sicuramente bisogno di banchieri centrali che dicano ovvietà e spaventino ulteriormente i mercati finanziari ma abbiamo bisogno di autorità monetarie che lavorino per obiettivi comuni, agiscano con la collaborazione delle politiche fiscali intraprese dai rispettivi governi ed inviino messaggi rassicuranti e distensivi alle Piazze finanziarie. Qualcuno aveva detto che senza una politica fiscale efficiente, la politica monetaria serve a ben poco.........

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Grazieeeee!!!

Beh, sinceramente non avrei mai pensato di avere così tanti aficionados quando sono partito con questo blog. Devo mandare un sincero ringraziamento a tutti i lettori che mi stanno seguendo e sostenendo sempre più numerosi e con grande costanza. Mille grazie anche per i suggerimenti e le critiche di cui bisogna sempre tener conto per migliorarsi!!! GRAZIE ANCORA!

sabato 7 giugno 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Alcune regole d'oro per l'investitore

E' proprio nelle fasi più turbolente dei mercati finanziari che ricevo il maggior numero di mail all'indirizzo del Blog (finmklab@yahoo.it); la maggior parte dei lettori mi pone sempre domande simili e legate a paure di perdere i capitali investiti per aver scommesso su prodotti inefficienti o in temi di investimento che stanno perdendo di valore.
Venerdì 6 giugno è stato un brutto giorno per i mercati finanziari: prezzi del petrolio alle stelle, borse in caduta libera, tassi in rialzo sui mercati obbligazionari. Ieri sera la mia casella di posta elettronica ha ricevuto 7 mail contenenti tutte domande su cosa fare: tenere o mollare? vendere tutto e mettersi alla finestra o tenere botta? In questo blog se ripercorrete i vecchi post (e nelle newsletters inviate agli amici del blog) troverete i molteplici inviti alla cautela espressi negli scorsi mesi. Tuttavia è importante ribadire un principio base: non è in momenti come quello attuale che si prendono importanti decisioni di investimento o si muta il profilo di rischio del proprio portafoglio. Certe scelte bisogna averle compiute preventivamente! E a questo proposito voglio riprendere alcuni dei principi per investire sul lungo periodo espressi da J.J.Siegel nel suo mitico libro "Rendimenti finanziari e strategie di investimento", un classico che non dovrebbe mancare nella biblioteca dell'investitore saggio.(http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&ISBNART=08963).
1) Riducete le vostre aspettative sui rendimenti azionari a livelli realistici
Siegel evidenzia come il periodo 1982-1999 ha visto uno dei maggiori rialzi della storia con rendimenti quasi doppi rispetto alla media storica ed evidenzia come, probabilmente i rendimenti futuri delle azioni si attesteranno intorno ad un 7%-10% lordo di inflazione; inoltre la differenza tra i rendimenti azionari e quelli obbligazionari dovrebbe essere inferiore rispetto al passato.
2) Le azioni dovrebbero costituire la quota più ampia di un portafoglio finanziario orientato al lungo termine.
3) Investite il nucleo centrale del portafoglio azionario in prodotti efficienti a basso costo (etf, sicav, fondi comuni); qui l'enfasi è posta sull'attenzione all'efficienza e al costo dei prodotti acquistati; l'efficienza è legata alla capacità del prodotto di generare extrarendimenti rispetto al benchmark dichiarato (se compro un gestore è perchè voglio un valore aggiunto rispetto ad un fondo indicizzato ad un indice!); il costo è legato al fatto che questo ha un impatto notevole sulle performance.
4) Diversificare il proprio portafoglio non solo a livello geografico, ma anche (e soprattutto) a livello settoriale.
5) Dare ampio spazio nel proprio portafoglio ai titoli value e allo stile value investing, visti i risultati storici mediamente superiori all'approccio growth. (http://en.wikipedia.org/wiki/Value_investing)
(http://en.wikipedia.org/wiki/Growth_stock)
6) Fissare regole rigide per mantenere il vostro portafoglio sui giusti binari; e qui Siegel fa un'affermazione sacrosanta:"le variazioni degli umori degli investitori sono quasi sempre superiori alle variazioni dei fondamentali di lungo periodo che determinano il valore delle azioni. La tentazione è di acquistare quando tutti giocano al rialzo e di vendere quando tutti sono pessimisti" Chi negozia frequentemente consegue spesso rendimenti scarsi!!! In altre parole la negoziazione frequente e il voler segure il trend implica una grande preparazione, strumenti adeguati e molto tempo per seguire costantemente l'evolversi delle situazioni.

Ovviamente questi sono solo alcuni dei principi da seguire; vi sono altre importanti regole, ma semmai ne parleremo in un prossimo post. Per il momento, nervi saldi (ce ne sarà bisogno perchè nei prossimi mesi si ballerà parecchio sui mercati finanziari!!) e non lasciatevi prendere dal lato emozionale degli investimenti.

domenica 1 giugno 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Dalla fine del Gold Standard al controllo dell'offerta di moneta attuato dalle Banche Centrali

Era il 20 settembre 1931 quando a sorpresa l'Inghilterra decretò la dismissione del Gold Standard. Per un'approfondità storia di questo regime vi rimando alla pagina di wikipedia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Gold_standard

Qui voglio invece parlare di quella che fu la reazione, sorprendentemente composta dei mercati finanziari, all'annuncio fatto dalla Banca d'Inghilterrra che non avrebbe più convertito a richiesta in oro i saldi dei conti presso la Banca d'Inghilterra. Temendo il caos il governo inglese aveva preventivamente ordinato la chiusura della Borsa di Londra e la Borsa di New York vietò le vendite allo scoperto per arginare il crollo atteso dei prezzi azionari. Addirittura i banchieri centrali dichiararono:
".....è una crisi finanziaria mondiale di dimensioni senza precedenti.....".
Ma alla Borsa di New York cosa successe effettivamente?! Ebbene, con grande sorpresa, dopo un immediato crollo dei corsi, i prezzi delle azioni si ripresero e molti titoli azionari chiusero le contrattazioni in terreno positivo. Ecco come la Associated Press descrisse la riapertura dei mercati:
".....orde di agenti di borsa ridendo e scherzando come ragazzini di scuola, hanno invaso oggi la borsa per la riapertura delle contrattazioni dopo i due giorni di chiusura forzata e il loro buon umore si è riflesso nei prezzi di molti titoli."
Perchè un'accoglienza così positiva? Evidentemente, grazie alla sospensione del Gold Standard il governo inglese poteva espandere il credito e il deprezzamento della sterlina avrebbe aumentato le esportazioni; in altre parole la moneta alimenta il mercato azionario e la capacità delle banche centrali di dare liquidità al sistema rappresenta un elemento cruciale per i mercati azionari.
Durante la crisi del 1929 (http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_depressione) la Banca Centrale Usa aveva le mani legate; era impossibilitata a fornire liquidità al sistema a causa della presenza del Gold Standard.
Con l'abbandono di questo sistema si passò così da un mondo privo di inflazione ad un mondo dove il rischio inflazionistico e l'offerta di moneta erano sotto il controllo delle banche centrali.
Tuttavia, il nuovo ordine mondiale presenta lati oscuri; le banche centrali hanno saputo utilizzare correttamente la leva monetaria?! Dal dopoguerra ad oggi l'offerta di moneta è andata sempre aumentando e, paradossalmente, la Fed ha smesso di pubblicare i dati di M3, quasi a voler nascondere agli investitori una verità importante: la salita dei mercati azionari e la creazione delle bolle speculative avutesi sui diversi mercati finanziari (bolla high tech 2000, bolla sul mercato immobiliare scoppiata nel 2007, bolla del credito scoppiata nel 2007) è stata causata, in parte, dall'enorme abbondanza di moneta in circolazione che si è riversata sugli asset. Per questo se da un lato l'abbandono del Gold Standard ha permesso una maggiore flessibilità operativa alle banche centrali, dall'altro ha consentito il nascere di un mondo....di bolle!!! Abituiamoci pertanto a convivere nei prossimi anni con nuove bolle che si gonfieranno per poi....esplodere (il prossimo scoppio di bolla sarà sulle materie prime?!).