Il report gratuito di Financial Markets LAB!

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giovedì 24 dicembre 2009

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - BUONE FESTE!



Un augurio di buon Natale e sereno 2009 a tutti i lettori del Blog!

domenica 6 dicembre 2009

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Ridimensionamento!!!

A distanza di tanti anni spesi a studiare e vivere la follia dei mercati finanziari riesco ancora a divertirmi di fronte a comportamenti o reazioni istintive causate dall'inconscio collettivo. Mi riferisco alla reazione positiva innescata dalle Borse internazionali dopo i dati sull'occupazione americana della scorsa settimana.
Il tasso di disoccupazione è sceso al 10% dal 10,2% di ottobre e la perdita di posti di lavoro è stata la minore degli ultimi due anni: -11mila rispetto al mese precedente. Lo ha comunicato oggi il dipartimento del lavoro. Le attese degli analisti erano per una flessione delle buste paga maggiore, 100mila, e per un tasso di disoccupazione del 10,2%. Dati positivi anche dalla revisione dei rapporti precedenti. La riduzione dei posti di lavoro per i mesi di settembre e di ottobre risulta adesso inferiore di 159mila unità rispetto a quanto stimato prima. Il Rapporto sull’occupazione presentato contiene altri dati positivi, come l’andamento delle ore lavorate, aumentate dello 0,6% e la crescita dell’occupazione temporanea, entrambi possibili indizi di ripresa.
Lascio ai lettori che hanno voglia andare a leggere i dettagli nel link che allego:

http://www.bls.gov/news.release/empsit.toc.htm

Quello che voglio ribadire qui è che una rondine non fa primavera e che la reazione del mercato indica quanto questo sia miope in questo momento. Lascio alla Financial Markets LAB Newsletter (di imminente uscita) il compito di entrare un po' più nel dettaglio della situazione occupazionale Usa.
Qui voglio ribadire per l'ennesima volta lo scenario di fondo nell'ambito del quale questo rialzo delle Piazze azionarie (bull market ciclico) si sta sviluppando: lo scenario è quello del RIDIMENSIONAMENTO!!!
Date un occhiata ai seguenti grafici:





Questi grafici mostrano il livello di indebitamento del sistema (dati riferiti alle famiglie Usa) e l'inizio del ridimensionamento della leva finanziaria (stile Giappone fine anni ottanta!).
Lo sboom è appena iniziato; è questo il WARNING che non mi stancherò mai di lanciare.
Un bull market ciclico come quello in atto dai minimi di marzo 2009 non può avere vita lunga in un contesto di questo tipo.
I problemi del sistema non sono stati ancora risolti. L'appetito per il rischio sta riportando i mercati azionari su livelli che implicano scenari molto ottimistici sulla ripresa degli utili e soprattutto sulla ripresa dei margini delle aziende. Maneggio quotidianamente dati macroeconomici e parlo con uffici studi disseminati un po' ovunque nel mondo; credetemi....le ragioni degli scettici e dei prudenti mi fanno riflettere e mi fanno essere decisamente cauto e sospettoso (il tempo dirà se la mia cautela era eccessiva...). Il bull market ciclico potrà durare ancora per un po (a parte consolidamenti e qualche presa di beneficio di breve) ma quello che sta avvenendo si sta sviluppando all'interno di un bear market secolare iniziato nel 2000 con lo scoppio della bolla tecnologica e in concomitanza con l'avvio dell'inverno di kondratiev (vedi figura seguente)

http://en.wikipedia.org/wiki/Kondratiev_wave



Sono dell'opinione che stiamo godendo di un'estate di San Martino, un breve intermezzo prima di un secondo tempo in cui una quota ancora maggiore di perdite su crediti emergerà, e in cui il numero di scelte politiche a disposizione sarà più limitato, perché gli Stati (Usa in primis) hanno emesso più passività governative di una Banana Republic.
In un contesto di questo tipo ritengo opportuno navigare a vista sull'azionario (un trend è in essere sino a a quando non viene invertito e per il momento il toro è lì....); rifuggire dall'eccesso di carta governativa (il caso Grecia dimostra che anche uno Stato può rischiare di fallire...); pizzicare qualche titolo corporate e, sopratutto, tenersi stretto l'oro!!!Ricordate cosa dicevo a dicembre 2008?

http://financialmarketslab.blogspot.com/2008/12/dal-laboratorio-dei-mercati-finanziari_13.html

Okkio alla prossima Financial Markets LAB newsletter........

domenica 22 novembre 2009

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Lo scollamento tra mercati finanziari ed economia reale



Dopo i minimi fatti segnare dalle Borse nel mese di marzo gli operatori hanno ricominciato ad accumulare attività rischiose(azioni, titoli corporates e titoli high yield) innescando un recupero la cui entità appare decisamente scollata dalla realtà dei dati macroeconomici; inutile ribadire la situazione del mercato del lavoro, la difficoltosa dinamica di recupero dei profitti aziendali (mossa solo da tagli dei costi e non da effettivi aumenti dei fatturati) le difficoltà sul versante del credito alle imprese e alle famiglie (le banche preferiscono ancora investire i soldi elargiti a piene mani dai Governi, in titoli di Stato e sono riluttanti a fare prestiti). Inutile anche risottolineare come i processi di deleveraging e di riduzione dell'indebitamento dei Governi e del settore privato siano solamente all'inizio.
Allora che opinione farsi dell'attuale bear market rally in atto?
Il mercato ha sempre ragione? La mia idea è che il mercato sta incorporando il fatto che tecnicamente, visto il comportamento di diversi indicatori macroeconomici, la recessione è finita e, molto probabilmente, nei prossimi mesi le autorità (NBER) lo dichiareranno esplicitamente annunciandoci che "X mesi fa la recessione è finita."
Allora, tutto nuovamente splende?! Assolutamente no!! Come succede spesso il quadro delineabile al momente è in chiaro-scuro. In questo post voglio soffermarmi sulle variabili che mi preoccupano e mi inducono a pensare che le attività finanziarie rischiose abbiano davanti a loro, nelle prossime settimane, una pausa di riflessione.
Questa pausa potrà svilupparsi come una correzione dei corsi azionari anche rapida (una due settimane) oppure come una fase di consolidamento o come si dice in gergo di mercati laterali senza una direzionalità.
Vediamo di soffermarci su alcune di queste variabili.
1)L'analisi tecnica: i principali indici azionari Usa stazionano al di sotto di resistenze importantissime (area 1100 per lo S&P500).
2)La disoccupazione americana: l’occupazione è una variabile ritardata dei cicli economici, tuttavia è un dato a cui la Federal Reserve guarda con attenzione prima di prendere decisioni di politica monetaria; alcuni analisti (Mauldin) fanno notare che per tornare ai livelli di crescita economica in cui gli USA erano quando la recessione è iniziata occorreranno circa 15 milioni di nuovi posti di lavoro, il che significa circa 250.000 nuovi occupati al mese. Cosa non facile visto che negli ultimi 10 anni solo una volta c’è stato un livello medio di nuovi occupati superiori a questa soglia: il 1999, in pieno boom tecnologico.
3)Storicamente negli Usa c'è stata una correlazione positiva tra crescita del GDP e crescita degli utili; a stime buone di crescita macro devono corrispondere stime buone di crescita degli utili; in questo momento le stime sul versante macro sono di una timida ripresa mentre gli analisti si attendono utili stellari grazie al cost cutting delle aziende. Tali utili si giustificherebbero solamente in uno scenario: ritorno dei margini di profitto sui livelli record di qualche anno fa, quando c'erano condizioni ben diverse (di utilizzo della leva finanziaria in particolare).
4) Diversi indicatori di "appetito per il rischio" sono su livelli estremi segnalandoci la possibilità di un'esagerazione di ottimismo; solitamente queste fasi sono più vulnerabili a notizie improvvise brutte (vedi le news che ci arrivano dalla Grecia e da diversi Stati americani, circa la possibilità di default).

Queste sono solo alcune delle variabili che mi fanno essere decisamente cauto dopo diversi mesi di rally delle attività finanziarie rischiose. Cauto non significa "negativo" ma su questi livelli di mercato sto allegerendo le mie posizioni su azioni e obbligazioni high yield a favore di liquidità e di titoli di mercato monetario (CASH IS KING).
A breve uscirà un numero della Financial Markets LAB Newsletter in cui farò qualche considerazione di analisi tecnica sui livelli attuali raggiunti dalle Piazze azionarie.
Passo e chiudo

sabato 11 aprile 2009

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Ricordati che è un bear market rally!!



In un vecchio film di Troisi e Benigni (Non ci resta che piangere) era stato ripescato il famoso religioso e politico del medioevo Girolamo Savonarola; in una simpatica scenetta, Troisi veniva avvertito dal Savonarola che gli esclamava ripetutamente:”ricordati che devi morire!!”.
In questo post voglio vestire proprio i panni del religioso e politico italiano lanciando il seguente monito: “ricordati che siamo in un bear market rally!!”.
Ebbene, rispondo così alle recenti domande degli amici lettori che mi chiedono se siamo all’inizio di un nuovo bull market.
Da queste affermazioni si capisce il mio scetticismo circa le possibilità immediate di ripresa costante dei listini azionari.
La mia idea di umile operatore di mercato è che, nella migliore delle ipotesi, si sia avviata una fase di consolidamento dove sarà opportuno alleggerire le posizioni sulla forza o sugli eccessi di ottimismo e aumentare l’esposizione azionaria sulle debolezze e gli eccessi di pessimismo.
Effettivamente facendo un parallelo con i terremoti (a proposito, un abbraccio di cuore a tutti i cittadini de L'Aquila che stanno passando momenti molto brutti) è come se dopo la scossa forte si susseguissero le scosse di assestamento e, quindi, le reputo probabili.
Questo perché ritengo che i prossimi mesi saranno contraddittori dal punto di vista dei nuovi dati macroeconomici ed aziendali; a dati di ripresa si susseguiranno dati ancora deboli e in un contesto simile si assisterà a prese di beneficio sugli asset più rischiosi. Non dimenticate poi lo scenario di fondo di sgonfiamento degli eccessi (debito e leverage) ancora in corso.
Potrei citarvi molteplici dati e statistiche ma sottopongo alla Vostra attenzione solo questo grafico che mostra l’evoluzione dei profitti aziendali durante le precedenti recessioni.



Ebbene, non posso escludere che il calo dei profitti aziendali arrivi ad un -80% visto che gli analisti stanno drasticamente rivedendo al ribasso le stime degli utili.
Le volte precedenti che si era scesi così tanto in termini di crescita degli earnings ci sono voluti tanti anni prima di rivedere una salita al di sopra dei massimi precedenti e considerare chiusa la fase recessiva.
Tra l'altro da questo grafico è evidente come la crisi attuale sia più simile a quelle avvenute prima della seconda guerra mondiale (quindi più pesante negli effetti). Credo che anche stavolta la storia potrà ripetersi e, pertanto, godiamoci il bear market rally in atto ancora per un po' di tempo ma non pretendiamo troppo dall’attuale rialzo dei mercati ricordandoci del famoso detto “vendi guadagna e pentiti”.
BUONA PASQUA!

domenica 15 marzo 2009

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Mercati finanziari e bufale




Sui mercati finanziari è comparsa una nuova bufala: quella sui Paesi dell'Est.
Nelle scorse settimane tutti abbiamo visto crollare letteralmente le principali Piazza azionarie; le ragioni alla base di tale crollo sono state, da un lato, i timori per i bilanci delle banche, dall'altro, la notizia dei 1700 miliardi di debiti che i Paesi dell'Est europeo avrebbero vantato nei confronti delle banche e dei Paesi della West Europe. La discesa dei corsi azionari ha provocato rotture di tipo tecnico che, per noi addetti ai lavori, rappresentano segnali molto preoccupanti. Avevo parlato del rischio di discese da parte dello S&P500 al di sotto della fascia 770-740 e della gravità di un accadimento di tale portata.
A distanza di qualche settimana il fatto nuovo è la smentita avvenuta sulle pagine del Financial Times dei 1700 miliardi di debiti e di un deciso ridimensionamento di tale somma (ora si parla di 297 miliardi).
Ma com'è possibile che possano essere diffuse sul mercato notizie così grossolane?! Queste sviste su dati così importanti mi ricordano le revisioni dei dati sugli utili aziendali o sui dati macroeconomici, cui assistiamo con grande frequenza.
Noi che lavoriamo sul mercato da un po' ci abbiamo fatto l'abitudine, ma il piccolo risparmiatore? Come al solito è il primo a rimetterci! Inutile dirvi che nelle scorse settimane ho ricevuto molte mail da parte dei lettori del blog che mi chiedevano lumi e suggerimenti; cosa ho risposto? Quello che oramai vado rispondendo da 15 anni: non è nelle situazioni di panico che si devono prendere decisioni di investimento importanti. Le scelte legate al grado massimo di rischio sostenibile vanno effettuate in momenti diversi da quello attuale e, in queste settimane concitate e caratterizzate da alta volatilità ed incertezza, si possono, semmai, fare piccoli aggiustamenti al proprio portafoglio finanziario.
Intanto gli indici Usa stanno cercando di tornare al di sopra dei minimi del 2003: se dovessero riuscirvi l'allarme dovrebbe rientrare e i mercati azionari dovrebbero tornare a muoversi in trading range per i prossimi mesi; in caso contrario, saranno probabili ulteriori ribassi, anche significativi, che dovrebbero portare alla creazione di una bolla ribassista (l'opposto di quello che avvenne all'epoca della bolla tecnologica, ricordate?) di cui poter approfittare nel caso si avesse un'ottica di investimento di medio termine (3-7 anni).
A questo proposito, chiudo il post ricordando ai miei lettori che nella prossima Financial Markets LAB Newsletter parlerò diffusamente del tema legato alla valutazione attuale dei mercati azionari.
Rimanete sintonizzati!

sabato 24 gennaio 2009

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - La cura

“Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via. Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai. Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore, dalle ossessioni delle tue manie. Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te. Vagavo per i campi del Tennessee (come vi ero arrivato, chissà). Non hai fiori bianchi per me? Più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare. Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza. Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza. I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi, la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi. Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto. Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono. Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. TI salverò da ogni malinconia, perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te... io sì, che avrò cura di te.” Franco Battiato – La cura

Una delle canzoni che ascolto sempre con piacere si intitola “la cura” ed è cantata da Franco Battiato; un testo veramente molto bello pieno di significati. La mia citazione non vuole assolutamente snaturarne il significato profondo e intenso che il cantautore ha disseminato tra le parole del testo. Ho citato “la cura” per alludere al tentativo di rianimazione che sta facendo l’America per risollevare la propria economia,
Ritengo, infatti, che nel corso del 2009 gli investitori si focalizzeranno maggiormente sugli effetti delle varie cure messe in campo dalle Banche Centrali e dai Governi e che le notizie sul malato rivestiranno un’importanza relativa, in particolare per l’andamento dei mercati azionari; questo perché ritengo che oramai i prezzi delle azioni incorporino già notizie sull’ammalato veramente pessime con tempi di guarigione attesa molto lunghi. Per questo, sarà importante valutare come e se le cure riusciranno ad alleviare i sintomi e ad abbreviare la convalescenza.
Effettivamente, il caso è di quelli difficili; la diagnosi non è semplice; sintomi e complicazioni si sono susseguite aggravando le condizioni del paziente.
Ci vuole il Dottor House, forse lui riuscirà a salvare il malato, visto che l’equipe medica attualmente al lavoro non riesce a venirne a capo.



Dotti medici e sapienti, tutti al capezzale del malato, diceva un'altra famosa canzone di Edoardo Bennato. L’economia Usa sta mostrando i segni di una malattia resistente a qualsiasi cura e, a dire il vero piuttosto contagiosa, visto che anche le altre economie in giro per il mondo si stanno ammalando o stanno aggravando la propria salute. In Usa, la prima terapia applicata al paziente è stata la politica monetaria; una lunga serie di iniezioni da cavallo; il medico ha ordinato un bel ciclo di punture e i tassi, praticamente, sono stati portati vicini alla soglia dello 0; ma è sorta una complicazione e il malato non ha migliorato il proprio stato di salute: si è inceppato il meccanismo di trasmissione della politica monetaria, la velocità di circolazione della moneta. Così, le banche non hanno continuato a fare le banche perché invece di fornire la liquidità al sistema delle imprese e delle famiglie, hanno preferito e preferiscono rimanere in “wait and see” chiudendosi "a riccio" e non fidandosi l'una dell'altra. La liquidità non viene immessa nelle vene del sistema e, così, non riescono a raggiungere gli organi più bisognosi di cure: le famiglie e le imprese.
E dire che di liquidità ne è stata immessa nel sistema. Guardate questo grafico;



mostra di quanto sono state fatte aumentare le riserve delle banche nella crisi attuale e durante la grande depressione.
Praticamente è stata immessa una quantità di liquidità 10 volte superiore rispetto a quanto si fece durante la crisi del ’29.
Bisogna anche riconoscere alla Fed una maggiore tempestività di azione rispetto a quanto, ad esempio fece la Banca Centrale Giapponese durante la crisi degli anni ’90.
Lo si vede chiaramente nel grafico seguente che mostra la velocità con la quale i tassi sui Fed funds sono stati abbassati:



E mentre l’equipe medica continuava nella terapia, il malato continuava (e continua) ad evidenziare nuove complicanze; banche fallite, altre sull’orlo della crisi, mercato immobiliare al collasso, utili aziendali in picchiata, dati macro economici sulla congiuntura economica in picchiata e chi più ne ha più ne metta.
Non solo, un altro strisciante sintomo ha cominciato a mostrare i suoi segni inequivocabili: la deflazione. I prezzi delle materie prime sono crollate, un bene per le tasche dei risparmiatori, strozzati nel 2007 dai rincari dei principali beni di consumo, un vero e proprio tumore da debellare per l’equipe medica.
I sintomi sono abbastanza facili da riconoscere ed egregiamente sintetizzati nel chart seguente che mostra il ciclo della deflazione ed i suoi subdoli effetti.



Si decide allora di intervenire con un farmaco chemioterapico: la politica di quantitative easing, rendendosi perfettamente conto che non vi sono certezze circa la sua efficacia; l’altro paziente al quale avevano somministrato il farmaco è ancora vivo ma langue a distanza di tanti anni e di fatto non può dirsi guarito: si chiama Giappone. Ma è una delle poche strade che restano da percorrere: monetizzare il debito espandendo all’inverosimile il debito pubblico.
E dire che sino ad ora, per i vari programmi di salvataggio si è davvero messo in conto di spendere tanto; tanto come mai si è speso; guardate questo grafico che raffronta l’ammontare di spesa messo sl piatto per salvare il sistema al collasso con tutte le altre spese storicamente sostenute dagli Usa.



Come ho evidenziato in un recente post (di cui vi allego il link), le uniche certezze che ci consegna l’evidenza empirica sull’efficacia del quantitative easing sono: tassi a lunga schiacciati verso il basso e aiuto al sistema bancario, basta.

http://financialmarketslab.blogspot.com/2008/12/dal-laboratorio-dei-mercati-finanziari_06.html

L’equipe medica è perfettamente a conoscenza delle incognite sull’efficacia del farmaco chemioterapico, e allora? Quali altre soluzioni terapeutiche escogitare quando tutte le strade sono state perseguite? L’unica via ancora percorribile rimane quella della politica fiscale. Effettivamente il fior fiore di economisti da sempre ha invocato le politiche fiscali anticicliche quale manna dal cielo.
E allora diamo un’occhiata al piano varato da Obama:

Piano biennale da $775 billion così suddivisi:
* 4 milioni di posti di lavoro (678000 nelle costruzioni; 604000 nel settore retail; 408000 nel manifatturiero)
* Spese in infrastrutture, salute, educazione ed energia
* Incremento del Gdp di 3.7 punti entro la fine del 2010
* Tagli alle tasse (rappresenta il 40% del piano Obama cioè 300 bill. $)

Basta per riavviare il motore Usa? Beh qualche effetto lo produrrà ma non subito; guardate cosa dovrebbe succedere all’output gap e alla disoccupazione per esempio:



Dal grafico si vede chiaramente come gli effetti non sono immediati (le diverse linee ipotizzano ammontari di spesa diversi) e sono rimandati ahimè a non prima del 2010, mentre dalla tabella seguente si vede come il moltiplicatore della politica fiscale dovrebbe manifestare i propri effetti a distanza di diversi trimestri; non solo; si vede anche come la prevalenza andrà data alla spesa pubblica e non ai tagli delle tasse come giustamente ha fatto osservare l’economista Krugman.



Una manovra corrispondente ad un punto percentuale di Pil genera un punto e mezzo di crescita ma solo dopo 5 trimestri; se si pensa poi che i tempi di applicazione della politica fiscale richiederanno tempo, si comprende come gli effetti verranno recepiti dall'economia non prima dell'anno prossimo.
Nel frattempo non ci resta che attendere gli effetti della politica monetaria e della politica di quantitative easing e sperare da un lato, in una stabilizzazione degli utili societari, dall’altro che la velocità di circolazione della moneta torni ad aumentare.
Per queste ragioni, come vado affermando da parecchi mesi, l’avvio di un nuovo bull market sull’azionario è davvero lontano e la migliore ipotesi che posso fare al momento è quello di una prolungata fase laterale, in un contesto di alta volatilità che potrà vedere, da un lato, anche nuovi minimi per gli indici azionari internazionali, dall’altro, violenti rimbalzi rialzisti (bear markets rally). Personalmente ritengo di importanza fondamentale che lo S&P500 non scenda sotto la fascia 770-740 per poter continuare ad ipotizzare la costruzione di un bottom ciclico anticamera di un recupero importante delle quotazioni. Al di sotto di questa area, personalmente allaccerò le cinture di sicurezza.

venerdì 2 gennaio 2009

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - La follia delle previsioni



Ogni anno tra dicembre e gennaio, chi come me lavora nell'ambito dei mercati finanziari viene bombardato di previsioni riguardanti il futuro andamento delle Borse, dei tassi, delle variabili macroeconomiche nel nuovo anno. Affermazioni, numeri, statistiche, analisi, ricerche, sondaggi: tutto viene finalizzato alla previsione.
Ecco uno stralcio tratto dal bellissimo libro di Nassim Nicholas Taleb intitolato "il cigno nero" (vi allego il link):

http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-taleb_nassim_n_/sku-12833826/il_cigno_nero_come_l_improbabile_governa_la_nostra_vita_.htm

"Molte istituzioni finanziarie a fine esercizio producono libretti chiamati-prospettive per il 200X - che guardano all'anno successivo, e naturalmente dopo aver formulato tali previsioni non controllano come sono andate. Il pubblico tuttavia, può risultare ancora più stupido se crede a ciò che dicono queste previsioni senza eseguire alcuni semplici test, che nonostante la loro facilità vengono raramente effettuati. Un test empirico elementare consiste nel paragonare queste star dell'economia ad un ipotetico tassista: si crea un agente sintetico, una persona che considera il numero più recente il miglior indicatore di quello successivo e che ammette di non sapere nulla. A questo punto basta paragonare i tassi di errore degli economisti di successo con quelli dell'agente sintetico."

Ebbene, date un'occhiata a questa successione di previsioni che erano state fatte tra la fine del 2007 e l'inizio del 2008:

• Jon Birger, senior writer, Fortune Investors Guide 2008
Smart investors should buy [Merrill Lynch] stock before everyone else comes to their senses.”
Merrill’s shares plummeted 77 percent.

• Elaine Garzarelli, president of Garzarelli Capital, Business Week’s Investment Outlook 2008
Buy some of the most beaten-down stocks, including those of giant financial institutions such as Lehman Brothers, Bear Stearns, and Merrill Lynch.
As of January 1, none of these firms will still exist.

• Sarah Ketterer, CEO of Causeway Capital Management, Fortune Investors Guide 2008
“Fannie Mae and Freddie Mac have been pummeled. Our stress-test analysis indicates those stocks are at bargain basement prices.”
Fannie and Freddie had lost 90 percent of their value.

• Jon Birger, senior writer, in Fortune Investors Guide 2008
Our bet is that in a stormy market investors will gravitate toward, GE, the ultimate blue chip.
GE’s stock price tumbled 55%, and it’s on the verge of losing its triple-A credit rating.

• Archie MacAllaster, chairman of MacAllaster Pitfield MacKay in Barron’s 2008 Roundtable
“Bank of America will [not cut its dividend], I think they’ll raise it this year. My target price for the stock is $55.”
BofA share price now hovers around $14, and it has slashed its dividend in half.

• James J. Cramer, “Future of Business” New York Magazine
“Goldman Sachs… finishes the year at $300 a share. Not a prediction — an inevitability.”
Goldman Sachs’ share price was $78, and the firm announced its first quarterly loss — $2.2 billion.

E potrei allungare la lista all'infinito; da ciò traggo un insegnamento che vado ripetendo ogni anno in questo periodo: occhio alle previsioni degli oracoli e dei maghetti; ragionate con la Vostra testa dopo aver messo insieme tutti i pezzi del puzzle.
A questo proposito Vi segnalo anche il post di esordio del blog FINANZA MONITOR, che ha accennato proprio alla problematica delle previsioni finanziarie:

http://finanzamonitor.blogspot.com/2009/01/e-nato-finanza-monitor-il-blog-dedicato.html

Ma allora, perchè si continuano a fare queste previsioni? Innanzitutto perchè il sistema le vuole; poi perchè le previsioni fanno guadagnare denaro.
Ma la vera risposta, forse, la da ancora una volta Nassim Nicholas Taleb:

"Pianificare potrebbe far parte di quell'equipaggiamento che ci rende esseri umani, ossia la coscienza. E' stato ipotizzato che nel nostro bisogno di proiettare le questioni nel futuro vi sia una dimensione evoluzionistica....L'idea proposta dal filosofo Daniel Dennett

(http://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Dennett)

è la seguente. Qual'è l'utilizzo più potente della nostra mente? E' proprio la capacità di fare ipotesi sul futuro e di giocare al gioco controfattuale....Uno dei vantaggi di tale comportamento è la possibilità di lasciar morire le ipotesi al posto nostro. Utilizzata in maniera corretta e in luogo di reazioni più viscerali, la capacità di prevedere ci libera effettivamente della selezione naturale immediata (al contrario di organismi più primitivi che erano vulnerabili alla morte e che sono cresciuti solo grazie al miglioramento del patrimonio genetico causato dalla selezione del migliore). In un certo senso prevedere ci consente di ingannare l'evoluzione."