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sabato 22 ottobre 2011

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Il dilemma della recessione

Leggendo quà e là vedo che il dibattito tra sostenitori della recessione imminente delle economie occidentali e sostenitori del soft landing non accenna ad esaurirsi. Lavorando da tanti anni nell'ambito dei mercati finanziari in qualità di portfolio manager non sono stupito nel leggere certe affermazioni nette; mi riferisco ad esempio a quella del capo dell'ECRI che solo alcuni giorni fa ha ribadito che, stando ai dati in possesso del suo istituto di ricerca, la recessione in Usa è praticamente certa. Per quella che è la mia esperienza diretta posso dirvi che nessuno ha la verità in tasca e pertanto nessuno potrà mai affermare con assoluta certezza che una recessione economica sia imminente. Per quello che mi riguarda, personalmente mi baso su dati oggettivi rappresentati dagli indicatori anticipatori e coincident dei cicli economici e dal comportamento intermarket di una molteplicità di variabili di mercato (materie prime, tassi di mercato, pendenze delle curve dei rendimenti, etc.)
In questo post voglio soffermarmi con Voi su alcune importanti considerazioni; vediamole nell'ordine, tanto per cercare di essere il più chiari possibile anche nei confronti di chi (e sono tanti i lettori del blog) mastica poco la materia economico finanziaria.
1) Tanti indicatori anticipatori del ciclo economico ci stanno segnalando la possibilità di un brusco rallentamento delle economie occidentali (Usa e area Euro in primis);
2) Molti indicatori intermarket ritardati (cioè che manifestano un segnale di conferma della negatività in essere dell'economia e dei mercati azionari) stanno fornendo brutti segnali; mi riferisco in particolare al rapporto (forza relativa) tra prezzi del rame e prezzi dell'oro, piuttosto che al recente andamento dell'argento;
3) Gli indicatori macroeconomici coincident che usualmente guardo non hanno ancora fornito il segnale che stiamo entrando in recessione.
Tirando le somme di questa brevissima chiacchierata sono ancora dell'opinione che l'economia Usa è in una fase di rallentamento e di crescita al di sotto del potenziale ma non è in una fase di imminente recessione.
Quali sono le conseguenze per le nostre scelte di investimento?!
Le stesse che ho già ribadito nel post precedente (leggetelo se non lo avete già fatto); se nella settimana entrante dovessero giungere buone notizie riguardanti il salvataggio delle banche europee (attraverso operazioni di ricapitalizzazione del sistema) o riguardo i Paesi più fragili dell'area Euro, potrebbe partire un mini rally che personalmente considero di breve durata (da qualche giorno a qualche settimana). Tutto ciò non muterebbe lo scenario di fondo che si sostiene ancora su basi estremamente fragili a causa, principalmente, del gravoso processo di deleveraging del sistema economico-finanziario che è ben lungi dall'essere terminato.
A breve farò uscire un nuovo numero della Financial Markets LAB Newsletter, tempo permettendo.
Stay tuned