Un altro aspetto importante di questa regolamentazione riguarda il concetto di fair value cioè il corrispettivo al quale un’attività finanziaria potrebbe essere scambiata tra due controparti. E se un titolo non è quotato? Allora lo devo valutare o sulla base dei prezzi registrati da strumenti con caratteristiche simili o attraverso l’utilizzo di modelli quantitativi di valutazione.
Inoltre, in certe circostanze, è possibile spostare alcuni strumenti all’interno del bilancio (vedi l'esempio di Intesa San Paolo). In particolare, dalla categoria degli strumenti di trading a quella delle attività disponibili per la vendita e dalla categoria delle attività disponibili per la vendita a quella dei finanziamenti e crediti. Ma non finisce qui! E’ stato anche dato un incentivo agli spostamenti! Infatti, è stato stabilito che il passaggio tra le categorie può essere fatto, in occasione della revisione dello standard, prendendo come costo il valore degli attivi al 1°luglio 2008 annullando, un intero trimestre di perdite!!
In realtà, le critiche a questi principi contabili sono molteplici e sono state lanciate anche prima dello scoppio della crisi attuale.
Ad esempio, in una fase di ribasso dei mercati (come quella attuale), la valorizzazione in tempo reale degli attivi delle banche le costringe a registrare perdite che in realtà non sono ancora state fatte. Un’altra critica è che l’introduzione del fair value inserisce un elemento di discrezionalità nella redazione dei bilanci nei casi in cui bisogna ricorrere all’utilizzo di modelli quantitativi per fare le valutazioni. In realtà, i modelli sono sempre una rappresentazione semplificata e teorica della realtà, basati su ipotesi che, per quanto verosimili, non necessariamente riescono a cogliere tutti gli aspetti necessari per una corretta valutazione del giusto valore. Si pensi poi a banche diverse che usano formule matematiche difformi per valutare uno stesso strumento, giungendo così a diverse conclusioni.
Il cosiddetto cigno nero di Nassim NicholasTaleb poi è sempre in agguato (affronterò in un futuro post le considerazioni fatte da questo grande scrittore); in altre parole, questi modelli si basano su ipotesi di distribuzione normale dei rendimenti delle attività finanziarie ma spesso le code di tale distribuzione (che ricomprendono i casi eccezionali) sono spesse ad evidenza del fatto che l’improbabile diventa la regola!
Tornando agli Ias, il fatto poi che gli asset siano valutati in base a cosa si intende farne, accentua il problema della discrezionalità di cui si parlava poc’anzi.
C’è poi da non sottovalutare un altro ordine di problemi: i bilanci dell’esercizio in corso avranno i conti dei primi due trimestri redatti sulla base dello Ias pre-riforma e il terzo trimestre predisposto secondo quanto previsto dallo Ias modificato. Siccome sono attesi ulteriori interventi, per eliminare alcune incorenze che la modifica ha apportato, il quarto trimestre verrà quasi sicuramente redatto sulla base di principi contabili diversi ancora.
I dati in corso di rilascio da parte delle banche europee non sono direttamente confrontabili con quelli dello stesso trimestre del precedente esercizio, con evidenti problemi nel valutare l’impatto della crisi sullo stato di salute degli istituti di credito.
Questo non farà che creare ulteriore incertezza e disorientamento tra analisti ed operatori di mercato. E’ pur vero che tutte le riclassificazioni degli attivi devono essere descritte in modo dettagliato in nota integrativa, ma è ovvio che l’immediatezza di quest’ultima è inferiore a quella dei semplici schemi di conto economico e stato patrimoniale. Una stima a priori dell’impatto quantitativo complessivo delle nuove regole contabili è impossibile.
Inoltre, oltre alla difficoltà di quantificare la quota di attivi ai quali le nuove disposizioni si applicano, c’è il problema dato dal fatto che l’applicazione delle nuove regole è discrezionale, quindi soltanto ex-post è possibile sapere in che misura lo Ias emendato ha inciso sui risultati del singolo istituto di credito. Un altro aspetto che fa riflettere è che sono stati fatti molti interventi a livello governativo per supportare le banche, contravvenendo alla normativa che, in ambito dell’Unione Europea, disciplina questo genere di aiuti.
Infine, sono stati modificati, in pochi giorni, i principi contabili internazionali, in modo da svincolare il sistema di valorizzazione degli attivi finanziari delle banche, basato sui prezzi di mercato.
E negli Stati Uniti cosa sta succedendo?! In un vecchio post (vi allego il link) avevo parlato della denuncia fatta dall’economista Nouriel Rubini (vi invito a rileggerlo se non lo avete già fatto!).
In Usa l’equivalente degli Ias sono i Fas che classificano gli attivi in tre distinti livelli:
Asset il cui fair value è uguale al proprio prezzo di mercato.
Asset per cui non esiste un prezzo di mercato ma il cui valore può essere calcolato utilizzando modelli (con le solite approssimazioni di cui si parlava) che si servono soltanto di dati di input disponibili sul mercato.
Asset il cui fair value viene calcolato avvalendosi di modelli interni di valutazione che utilizzano anche input discrezionali (sempre con le solite approssimazioni di cui si parlava).
In Europa il “vincolo” dell’applicazione del fair value è stato aggirato, come abbiamo visto, consentendo il passaggio di attivi tra classi diverse (come detto poc’anzi, ad es. dalla categoria degli strumenti di trading a quella delle attività disponibili per la vendita o dalla categoria delle attività disponibili per la vendita a quella dei finanziamenti e crediti).
Negli Stati Uniti si è deciso di rimarcare il fatto che il fair value è il prezzo che il possessore di un’attività finanziaria può ricevere in un’ordinaria transazione di mercato. Non possono essere presi a riferimento, pertanto, i prezzi segnati nel caso o di liquidazioni forzate o di vendite effettuate in situazioni di difficoltà. La strada scelta dal Fasb (http://www.fasb.org/) è stata quella di ampliare il ventaglio dei casi nei quali la valutazione degli attivi può essere effettuata ricorrendo al mark-to-model.
Sicuramente è presto per trarre delle conclusioni, perché molto dipenderà da come le singole società decideranno di sfruttare (e di interpretare!) le possibilità concesse dalla nuova normativa.
Per il momento:
Nessun commento:
Posta un commento