Il report gratuito di Financial Markets LAB!

Si chiama Financial Markets LAB Newsletter ed è il mio report GRATUITO di ricerca ed analisi in materia di investimenti sui mercati finanziari contenente notizie, commenti, curiosità ed approfondimenti sull'andamento dei principali mercati finanziari.

Puoi riceverlo nella Tua mail mandando una richiesta all'indirizzo:

finmklab@yahoo.it

AUTORIZZAZIONE AL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI INFORMATIVA AI SENSI DELL'ART. 13 DEL D.LGS 196 DEL 30 GIUGNO 2003 (Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali) - Il blog Financial Markets LAB desidera informare i propri lettori, ai sensi dell'articolo 13 del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, che i dati personali che li riguardano, raccolti in occasione della sottoscrizione della Financial Markets LAB Newsletter gratuita, saranno oggetto di trattamento ai sensi della legge sopraindicata. Si leggano a questo proposito i dettagli riportati nello spazio apposito, intitolato Privacy, in questa stessa pagina.


sabato 24 maggio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Una lettura consigliata

Diversi lettori del Blog mi hanno chiesto un consiglio sulle letture da fare per accrescere la propria cultura finanziaria. Negli scorsi giorni ho finito di leggere il libro di M.J. Mauboussin intitolato "L'investitore saggio" ed uscito per la casa editrice Egea. Esprimo un giudizio veramente positivo e consiglio la lettura di questo testo, per certi versi innovativo, a tutti. Penso sia un libro che può leggere sia l'investitore alle prime armi che l'esperto portfolio manager. Mauboussin non è un personaggio sconosciuto alla platea; lavora come strategist alla Legg Mason, una delle più grandi società di asset management americane.
In questo lavoro, sintetizza egregiamente tutta la cultura finanziaria degli ultimi sessanta anni (partendo da "The intelligent investor", passando dagli studi di Markowitz e Sharpe, per arrivare ai temi della finanza comportamentale). Alla base di tutto il libro sta una frase di Robert Rubin:" le decisioni individuali possono essere totalmente sballate e tuttavia avere successo, oppure essere studiate con la massima cura e tuttavia andare incontro all'insuccesso, perchè la riconosciuta possibilità di fallimento di fatto si verifica. Ma nel tempo un processo decisionale più meditato porterà a risultati complessivi migliori, e un processo decisionale più meditato può essere incoraggiato valuando le decisioni per il modo in cui sono assunte piuttosto che in base al risultato".
Questa frase spiega la bravura di alcuni grandi gestori di portafoglio e guru della finanza. Alla base del loro successo sta la bontà del loro processo decisionale.
Un secondo aspetto che emerge dalla lettura del libro di Mauboussin è che in sistemi ben definiti, gli esperti sono utili perchè forniscono soluzioni basate su regole. Ma quando un sistema diviene complesso, una pluralità di individui con diverse competenze e preparazione, spesso risolve un problema meglio di un individuo, anche se si tratta di un esperto; questo concetto ha due conseguenze: la prima è che per affrontare i mercati finanziari non basta una competenza o un approccio specifico (come spesso sostengono i vari puristi dell'analisi fondamentale, dell'analisi tecnica, della macroeconomia) ma sono indispensabili tutte le diverse competenze; in altre parole non dobbiamo accontentarci di piccole fette di sapere; la finanza e l'economia hanno bisogno di aprirsi alle altre scienze. L'autore usa spesso la parola CONSILIENCE, che vuol dire "saltare insieme", per enfatizzare la necessità di uno studio multidisciplinare per affrontare i mercati finanziari.
La seconda conseguenza è che, poichè i mercati sono la risultante del comportamento di più individui, questi sono più intelligenti dell'individuo singolo; questo rappresenta un richiamo esplicito al concetto di efficienza dei mercati finanziari. Come noto, in mercati finanziari efficienti non posso usare l'informazione passata per predire il futuro, con ovvie implicazioni sugli strumenti (come l'analisi tecnica o l'analisi fondamentale) che basano i propri strumenti previsivi proprio sull'analisi del passato.
Nel libro troverete poi diversi suggerimenti circa l'attegiamento da avere nei confronti dell'investimento finanziario; ne ricordo qualcuno:
1) non movimentare frequentemente il portafoglio;
2) avere un orizzonte di lungo periodo;
3) attivare il cosidetto pensiero laterale e la propria curiosità multidisciplinare;
4) sapere che perdere fa più male rispetto a quanto faccia bene vincere.

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Un piccolo focus sul problema inflazione

Grafico 1


Grafico 2


Grafico 3

Inflazione si o inflazione no?! Pare che nelle ultime settimane i mercati finanziari si siano impantanati proprio su questa domanda; i mercati azionari paiono aver esaurito il bear market rally innescato da un rientro dell'avversione al rischio e le parti lunghe delle curve dei rendimenti hanno sofferto dell'incertezza riguardante anche gli ultimi dati sull'inflazione statunitense. E proprio riguardo l'inflazione Usa molti economisti paiono schierarsi a favore dell'ipotesi che il dato reale dell'inflazione americana dovrebbe essere decisamente superiore ai dati ufficiali che risentono di distorsioni di calcolo statistico.
Negli ultimi mesi un contributo significativo ai timori inflazionistici lo hanno dato i rialzi delle materie prime, in particolare i prezzi degli energetici e degli alimentari. Tuttavia appare curioso come per esempio, proprio in Usa una buona parte della responsabilità dell'inflazione sia dovuta ad un "colpevole" al di sopra di ogni sospetto: il dollaro, come si vede dal grafico 1. La svalutazione del biglietto verde ha "importato inflazione".
Altri fattori potenzialmente scatenanti dell'inflazione sono rappresentati, come noto, dal costo del lavoro e dal grado di apertura di un'economia.
Sul primo aspetto la situazione è abbastanza confortante come si può vedere nel grafico 2 in alto.
Anche il grado di apertura, nel caso degli Stati Uniti, è andato crescendo nel tempo, come si vede dal grafico 3 che mostra le esportazioni come percentuale del Gdp.
Il rischio è rappresentato da eventuali rigurgiti protezionistici che possano alterare il cosidetto "effetto globalizzazione" che ha consentito ai Paesi industrializzati di ridurre il costo della manodopera trasferendo nei Paesi Emergenti le produzioni manifatturiere e grazie al quale stiamo assistendo ad un trend ribassista secolare dell'inflazione.
Le tensioni sui prezzi delle materie prime ed agricole, pertanto, se nel breve termine rappresentano un problema di gestione della politica monetaria da parte della Federal Reserve che pare costretta ad interrompere il processo di allentamento monetario mettendosi on hold in attesa di verificare le dinamiche dei prezzi, nel lungo termine non dovrebbe spingere la Banca Centrale Americana a rialzare bruscamente ed ininterrottamente i tassi.
Così nelle scorse settimane gli operatori hanno innescato il solito processo mentale causa-effetto (è il noto demone di Laplace!!!!!) e hanno dedotto: rischio inflazione=politica monetaria restrittiva=rialzo dei tassi=ritorno dei problemi sul fronte creditizio e della crescita economica=mancanza di sostegno ai corsi azionari e ai corsi delle obbligazioni (in particolare quelle a lungo termine).
In realtà secondo alcuni eminenti economisti (tipo M. Feldstein) la stessa politica monetaria espansiva della Fed è inflazionistica perchè, come in un circolo vizioso, spinge gli operatori ad indebitarsi per acquistare materie prime e rimpolparne le scorte, alimentando così la salita dei prezzi.

domenica 18 maggio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Il sondaggio di Financial Markets Lab

Chiuso il sondaggio su quanto durerà il bear market in atto sui mercati azionari; ancora un grazie per aver aderito!!! La maggior parte di Voi pensa che il ribasso possa avere una durata compresa tra i tre ed i sei mesi.
Pochi ritengono che il bear market possa spingersi oltre l'anno e mezzo.

mercoledì 14 maggio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Un aggiornamento sulla situazione dei mercati azionari

Da un attento esame dello stato di salute dei mercati finanziari evidenziamo i seguenti punti salienti:
1) Diversi indicatori di sentiment stazionano in prossimità di estremi di eccesso ribassista;
2) Gli indicatori di trend analizzati sul Morgan Stanley World Index non segnalano ancora la possibilità di una inversione dell'attuale ribasso in atto sulle Piazze Azionarie;
3) Il movimento in atto ha le sembianze di un bear market rally e solo un ritorno al di sopra di 1080 da parte dell'Indice appena menzionato sarebbe la spia di una ripresa rialzista più duratura dei corsi;
4) E' molto probabile che le stime sugli utili degli analisti si adegueranno nelle prossime settimane ai già cedenti utili aziendali provocando spiacevoli effetti annuncio e aumentando la volatilità;
5) Ci sono forti somiglianze tra il rimbalzo in atto sui mercati azionari e quello verificatosi nel 2001 durante l'ultimo pesante bear market; in particolare il ritrovato appetito per il rischio sembra avere fondamenta macroeconomiche deboli viste le perduranti difficoltà dal lato del credito e sul mercato immobiliare statunitense.
Alla luce di tutte queste considerazioni l'attegiamento da avere verso i mercati azionari sembra essere ancora di cautela e gli acquisti dovrebbero essere rigidamente protetti da stop losses.

domenica 11 maggio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Sistemi di trading: una soluzione alle "trappole della mente" evidenziate dalla finanza comportamentale?

Probabilmente sono pochi i settori dell’attività dell’uomo che sono caratterizzati da una mole di informazioni come accade nel campo di chi opera sui mercati finanziari; il problema principale con il quale gli investitori, professionali e non, devono scontrarsi quotidianamente, è proprio rappresentato dalla gestione di questa ridondanza informativa che deve essere analizzata e valutata tutte le volte che si prende una decisione di investimento. Pertanto, se è vero che nel corso di questi anni sono aumentate la quantità e la velocità dell’informazione, è altrettanto vero che l’ampiezza informativa a disposizione risulta essere di difficile utilizzo.
A questo proposito uno dei maggiori punti di forza dell’Analisi Tecnica è rappresentata dalla sua capacità di sintetizzare e racchiudere tutta l’informazione necessaria per prendere decisioni di investimento, nei prezzi (e nei volumi!) che si formano in seguito all’incontro della domanda e dell’offerta sul mercato (Il prezzo sconta tutto!).
Tuttavia, la ridondanza informativa non presenta solo il problema di essere sintetizzata (o digerita!!) ma crea fenomeni di distorsione della realtà oggettiva, rendendo problematico all’homo oeconomicus l’assunzione di decisioni razionali. E il Trader?! Anch’egli è soggetto a cadere in queste trappole cognitive?! Come può districarsi in questo labirinto per fare in modo che la propria decisione o analisi sia la più oggettiva e razionale possibile?!
La risposta più immediata a questa domanda è che, da un lato, in quanto uomo, anche un Trader può cadere in queste trappole nel momento in cui formula le propria analisi e previsioni; dall’altro, è molto probabile che tali distorsioni aumentino all’aumentare del peso della soggettività all’interno del processo di investimento che porta a fare le analisi e le eventuali previsioni. Tale soggettività si esplicita nell’interpretazione e nell’utilizzo della molteplicità di strumenti che l’Analisi Tecnica mette a disposizione. Quindi, da un lato, l’Analista Tecnico dispone di un grande potenziale legato alla capacità di sintesi degli strumenti che questa disciplina mette a disposizione, dall’altro, si trova a dover gestire i rischi insiti in un processo di investimento o analisi che utilizzi in modo soggettivo gli strumenti messi a disposizione dalla disciplina, esponendosi così alle distorsioni cognitive di cui parleremo. E dire che Autori importanti si sono spesso schierati a favore di un utilizzo soggettivo del bagaglio di analisi messo a disposizione dall’Analisi Tecnica (Steve Nison:” As with all charting methods, candlestick chart patterns are subject to the interpretation of the user. This could be viewed as a limitation. Extended experience with candlestick charting in your market specialty will show you which of the patterns, and variations of these patterns, work best. In this sense, subjectivity may not be a liability” tratto da Japanese Candlestick charting techniques) sottovalutando le “trappole della mente” in cui si rischia di incorrere quando diamo un eccessivo spazio al nostro Io.

Queste “trappole della mente” sono state ampiamente documentate e studiate nell’ambito della Finanza Comportamentale; come è noto, questa disciplina si propone di cercare di comprendere, attraverso l’utilizzo della Psicologia Cognitiva, come vengano prese le decisioni economiche, evidenziando come spesso tali decisioni siano assunte in un contesto di totale assenza di razionalità.
L’aumento delle informazioni a nostra disposizione aumenta le nostre opzioni di scelta e la Psicologia Cognitiva ha egregiamente evidenziato come in situazioni in cui si ampliano le possibilità di scegliere, aumenta ad esempio, la probabilità di rimandare nel tempo le nostre decisioni con un’esplicita propensione allo status quo, cioè a non decidere; questo aspetto rappresenta una conseguenza del cosiddetto “effetto dotazione”: la tendenza a ribadire le proprie decisioni di investimento (o le proprie analisi o la propria posizione in un trade) già in atto piuttosto che a impegnarsi in una nuova decisione quando davanti a noi si pongono una molteplicità di strade da percorrere.
Inoltre, in un contesto sempre più complesso, anche il noto “principio di regolarità” viene messo in discussione; secondo questo assunto, aggiungendo a una serie definita di opzioni di scelta delle opzioni ulteriori che comunque non sceglieremmo, l’ordine delle preferenze tra le opzioni che ci erano state offerte, non dovrebbe cambiare, anche se nella realtà questo accade poichè
la nostra mente è incapace di analizzare tutte le informazioni utili per compiere razionalmente le proprie scelte e di assegnare la giusta probabilità al verificarsi degli eventi; il nostro cervello si affida a “scorciatoie mentali” cioè a sentieri che deviano dalla strada maestra; queste scorciatoie sono definite euristiche dalla Finanza Comportamentale.
Proviamo ora a passare in rassegna alcune di queste euristiche in cui può cadere il Trader o l’Analista Tecnico nell’espletamento del proprio lavoro di analisi o del proprio processo di investimento e cerchiamo di capire se i TS possono rappresentare una valida alternativa che sia in grado di risolvere o, almeno, attenuare le distorsioni cognitive che esamineremo.

1) Sovrastima delle proprie capacità e conoscenze.
Pare che Confucio abbia detto:”La vera conoscenza consiste nel sapere che si sa quello che si sa e che non si sa quello che non si sa”; se in queste parole sta tutta l’umiltà di cui dovremmo dotarci quando affrontiamo i mercati finanziari, sembra che, invece, l’uomo medio non conosca questa massima e si ritenga più intelligente e preparato della media. Ovviamente, la sopravvalutazione sistematica delle proprie capacità, nella fattispecie di Analista Tecnico, Trader o Investitore, porta facilmente a sottostimare i rischi della nostra analisi (non impariamo abbastanza dai nostri errori!) e all’illusione di poter controllare gli eventi, potendoli analizzare correttamente e prevedere. Ad innescare tali convinzioni c’è, da un lato una componente fisiologica, legata al fatto che la produzione di serotonina, un neurotrasmettitore, influenza i nostri comportamenti, innescando un feedback positivo (chi non ha camminato due metri al di sopra del terreno dopo un trade o una previsione azzeccata?); dall’altro, bisogna evidenziare come l’uomo tende a ricordare più facilmente i propri successi (analisi e previsioni azzeccate piuttosto che operazioni chiuse in utile) piuttosto che i fallimenti (analisi e previsioni sbagliate o operazioni chiuse in perdita). Un’altra conseguenza dell’eccessiva sicurezza è rappresentata dall’impreparazione: non ci si improvvisa ne Analisti Tecnici, ne Trader, ne Investitori! E qui si pensi al periodo vissuto tra il 1999 ed il 2000 all’epoca della bolla high tech: in quegli anni c’erano in giro in Italia circa 50 milioni di esperti di Borsa pronti ad analizzare e prevedere l’andamento delle più popolari azioni! Ad alimentare l’eccesso di sicurezza c’è l’idea che quando accadono cose che confermano la correttezza delle nostre analisi e previsioni, attribuiamo gli eventi alle nostre capacità di analista; al contrario, se gli eventi che accadono vanno nella direzione opposta delle nostre previsioni, non sempre siamo disposti a riconoscere i nostri errori ma, piuttosto tendiamo ad attribuire l’evento avverso a qualcosa che non eravamo in grado di controllare.
A questo punto ci chiediamo in che modo l’ideazione e l’utilizzo di un TS può aiutarci.
La prima considerazione è che un TS, in quanto fissa a priori una metodologia che utilizza determinate regole per decidere quando comprare e quando vendere su un determinato mercato, riesce ad eliminare la personalità dell’operatore, eliminando le emozioni. Inoltre, un TS non ha memoria, quindi non può ricordare (sovra o sottostimandoli) i propri errori.
Bisogna però evidenziare come anche nell’utilizzo di un sistema automatico esiste un pericolo che si ricollega alle distorsioni sinora descritte; se da un lato viene eliminato lo stress dovuto ad operazioni negative, dall’altro esiste una sorta di deresponsabilizzazione dell’ideatore del TS che rischia di essere portato ad incolpare la macchina delle eventuali perdite subite da posizionamenti sbagliati.

2) Legge dei piccoli numeri.
Si tratta della tendenza a credere statisticamente vero per le piccole serie di eventi quello che è solo approssimativamente vero per serie che si approssimano all’infinito. Se per esempio lancio in aria una moneta 10 volte e vengono fuori 3 teste e 7 croci, non posso affermare che la probabilità che lanciando in aria una moneta esca testa sia del 30%; questo a causa del fatto che il numero di lanci (10) è troppo limitato. Secondo questo approccio, l’Analista Tecnico che verifichi che in 5 casi passati l’ipervenduto desumibile da un qualsiasi oscillatore ha fornito un segnale rialzista e che per questo, al verificarsi del sesto ipervenduto preveda un rialzo, commette lo stesso tipo di errore dal punto di vista probabilistico.
Se negli ultimi mesi, per 3 volte il superamento di un certo livello di prezzo (resistenza o supporto) di una certa attività finanziaria ha innescato un rally rialzista o ribassista, la previsione di un rialzo o di un ribasso nel caso di un quarto breakout ci fa cadere sempre in un errore simile.
La difficoltà di individuare in modo soggettivo un numero sufficientemente ampio di segnali tecnici uguali in cui si è verificato un rialzo o un ribasso, avverando la previsione dell’analista, sembra rendere indispensabile l’utilizzo del computer, dei TS e di serie storiche di prezzi di attività finanziarie sufficientemente lunghe e tali da contenere un numero statisticamente significativo di segnali. Come noto, attraverso l’ideazione ed applicazione di sistemi è possibile introdurre ed approfondire nell’ambito del processo decisionale due fasi estremamente importanti: il backtest ed il forward test; queste due fasi fanno parte, in realtà, del cosiddetto processo di ottimizzazione delle variabili che compongono un TS. Nel backtest si cercano i valori delle variabili che compongono il TS che hanno lavorato meglio in termini di risultati; questa ricerca viene effettuata nell’intorno dei parametri che hanno generato il miglior risultato scegliendo il valore centrale (in questo modo si risolve il problema della cosiddetta stabilità dei parametri prescelti).
I limiti di un processo di ottimizzazione, cioè di un processo che “guarda al passato”, sono principalmente legati alla qualità della serie storica e all’overfitting. Poichè il mercato alterna fasi differenti generando diverse sovrapposizioni di micro e macro cicli di prezzo, la serie storica dovrà essere sufficientemente lunga per poter descrivere queste sovrapposizioni; tuttavia proprio una serie storica lunga espone al rischio di cambiamenti strutturali del mercato (efficienza, natura degli operatori, area economica di riferimento). Per quanto riguarda l’overfitting, occorre assicurarsi che il numero delle variabili sia contenuto (ciò limita in parte le possibilità esplicative dei modelli) e che l’ampiezza della banca dati sia elevata (con il relativo rischio di cambiamenti strutturali del mercato); in ogni caso il rischio di overfitting è sempre presente.
La presenza di questi due limiti spiega la necessità di affiancare ad una prima fase di back-test una seconda fase di forward-test, atta ad evidenziare l’affidabilità e la persistenza della performance dei TS esaminati. Il TS dovrà anche generare un sufficiente numero di operazioni al fine di poterne validare l’affidabilità. A questo proposito i risultati di un TS sono significativi proprio quando è stato eseguito un numero di operazioni di compravendita sufficientemente ampio tale da escludere che i risultati ottenuti siano dovuti al caso; la significatività di un test è data dall’errore che sta dietro ai risultati che è in relazione con il numero di operazioni eseguite:

ERRORE = 1 / radice quadrata di N

Ove N = numero di operazioni eseguite nel back-test

Pertanto, se nel back-test sono state fatte 20 operazioni, l’errore nel calcolo del rendimento è del + - 22.37%.
Percorrere la strada applicativa dei TS presenta il grande vantaggio di introdurre indicatori statistico-quantitativi che tengano conto della probabilità di verificarsi degli eventi o delle previsioni, evitando in tal modo l’euristica appena descritta.

3) Euristica della disponibilità (o rappresentatività) (effetto winner-loser); euristica dell’ancoraggio; sottovalutazione della regressione ai valori medi.
L'euristica della disponibilità è utilizzata quando nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri le persone utilizzano la loro esperienza relativa all'accadimento di quegli eventi in passato. Tuttavia, le informazioni che vengono recuperate dalla memoria non sono quelle con il potere informativo maggiore ma sono quelle alle quali l'individuo ha associato i connotati emotivi più forti. Eventi che si sono verificati più spesso nella vita di un individuo o che lo hanno impressionato maggiormente saranno giudicati come più probabili anche se, in realtà, non lo sono. Infatti eventi più vividi o maggiormente in risalto nei mass media sono giudicati più frequenti di quanto essi non siano in realtà. Per esempio le persone in media giudicano la frequenza degli incidenti aerei significativamente superiore rispetto al reale rapporto tra voli aerei senza incidenti e voli con incidenti. Ad esempio in media gli investitori ritengono che le aziende che investono i loro soldi in programmi giudicati attraenti dagli analisti siano quelle che avranno minori problemi di bilancio e saranno meno coinvolte in azioni speculative. Perciò investono su queste aziende giudicando questi titoli meno volatili e quindi meno rischiosi. In realtà questa uguaglianza tra gestione delle aziende e rendimento dei titoli non è valida in assoluto poiché non sempre aziende con i conti in attivo hanno un rendimento superiore rispetto all'indice generale del mercato. Un altro esempio dell'uso dell'euristica della rappresentatività mostra come le previsioni a lungo termine eseguite dagli analisti di borsa tendono ad essere distorte in direzione dei titoli in quel momento più forti. Questo avviene anche se è stato provato che nell'arco di sei anni l'andamento dei titoli in crescita e di quelli in ribasso tende ad invertirsi (è il cosiddetto winner-loser effect). In altre parole quei titoli il cui valore è cresciuto nell'arco dei primi tre anni tendono ad avere, nei tre anni successivi, un rendimento in flessione mentre i titoli il cui valore è calato nei primi tre anni tendono ad avere un rendimento in rialzo nei secondi tre. E i TS?! Abbiamo già detto che una delle caratteristiche principali di cui si avvale l’operatività quando si utilizzano i segnali di buy and sell di un sistema automatico è proprio l’eliminazione della soggettività; quindi l’Analista o il Trader non andrà a comprare o vendere un titolo sulla base della propria esperienza passata, ma solo ed unicamente quando il sistema ideato fornirà un oggettivo segnale. L’aspetto dell’emotività in questo caso assume connotati diversi: non è con l’emotività della propria esperienza passata che si da un giudizio su un titolo o mercato, ma l’emotività gioca il suo ruolo dopo che il trading system è entrato in posizione; in questo caso l’emotività potrebbe spingere il Trader a non assumere quella data posizione perché risulta in contrasto con la visione di mercato che il Trader uomo ha in quel momento oppure perché il livello di perdita non risulta essere sostenibile dal punto di vista psicologico; tuttavia, un altro dei vantaggi nell’utilizzo di un TS sta nella possibilità di testare la propria emotività proprio nelle fasi di back test e forward test, mettendo alla prova il proprio io (sono disposto a sopportare il livello di perdite evidenziato in backtest, nella realtà operativa?).
L'euristica dell'ancoraggio si riferisce alla formazione di un giudizio di stima a partire da un valore di riferimento (anche un valore casuale). Questa euristica viene utilizzata dagli investitori quando, per decidere se un titolo crescerà in futuro, si avvalgono del prezzo del titolo in un determinato momento senza considerare la storia del titolo e la variabilità del suo prezzo nel passato.
Un titolo potrebbe avere un valore molto elevato in un certo momento ma non essere un investimento sicuro poiché in passato ha tenuto un andamento molto altalenante con forti crescite di valore seguite da altrettanti forti ribassi. Anche utilizzare informazioni relative all'andamento passato di un titolo per prevederne l'andamento futuro (tipico degli indicatori trend follower) senza aver soppesato l’attendibilità statistica dei segnali non è, in realtà, un comportamento razionale anche se permette una valutazione più accurata di quella che si ottiene considerando soltanto il valore delle azioni in un determinato momento. E la sottovalutazione della regressione ai valori medi? Se la performance di una squadra è statisticamente peggiore nella partita successiva a una vittoria per 6 a 0 e migliore dopo una sconfitta per 4 a 0, è semplicemente perché i risultati raggiunti in prima battuta erano estremi, dunque improbabili; tuttavia spesso non riusciamo ad essere sufficientemente regressivi e non scontiamo a sufficienza gli estremi, aspettandoci che una squadra che ha sempre vinto lo faccia anche nelle partite successive o che un mercato o un titolo azionario che è sempre andato bene, continui a farlo (e pensiamo alle fasi speculative vissute dai mercati negli ultimi anni).
Se spostiamo l’ottica ai TS vediamo come una importante caratteristica sia rappresentata dal fatto che questi, non necessariamente sono strumenti previsivi; ad esempio si può pensare ad un sistema di trading che per quanto riguarda l’operazione singola, non dia risultati migliori di quelli ottenibili con il lancio di una moneta: 50% di probabilità di vincita e 50% di probabilità di perdita; se però il sistema fosse studiato in modo tale da produrre nel tempo perdite limitate e vincite ampie, il risultato nel medio lungo periodo risulterebbe interessante; quindi, anche se il sistema non avrebbe nessuna capacità previsiva, risulterebbe comunque profittevole. Pertanto, sposare una filosofia basata su un TS ci evita il problema di non facile soluzione, di dover prevedere l’andamento futuro dei prezzi.

sabato 1 marzo 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Società di gestione del risparmio italiane: quale processo decisionale per le decisioni di investimento?!

Nella catena di creazione di valore all'interno di una società di gestione del risparmio, un ruolo decisivo è svolto dal processo decisionale che promuove le scelte di investimento all'interno dei portafogli gestiti.
Una delle ragioni per le quali molti fondi italiani non battono il proprio benchmark di riferimento è dovuta proprio alla superficialità con la quale all'interno di molte sgr si giunge alla formulazione di idee di investimento. Alla base di un valido processo decisionale risiede una altrettanto valida organizzazione del cuore di una sgr; tanto più le figure professionali, rappresentate principalmente da analisti finanziari,da portfolio managers e da strategist/economisti, sono specializzate e tanto migliore risulteranno essere i risultati.
Ma specializzazione vuol dire tanti analisti e gestori che possano seguire l'intero mondo finanziario. Analisti impegnati a studiare i settori e le aziende che lo compongono a caccia di opportunità di investimento; gestori impegnati a comporre il proprio portafoglio tenendo conto delle caratteristiche del benchmark contro cui devono combattere; strategist ed economisti che definiscano le condizioni di fondo delle economie di riferimento all'interno delle quali i gestori dovranno poi operare. Il processo di investimento dovrà inizialmente definire l'allocazione tra azioni, obbligazioni, commodities e investiemnti alternativi (rappresentati da hedge funds e dal settore immobiliare).
E' in questo stadio che giocano un ruolo fondamentale strategist ed economisti; subito dopo si dovranno esprimere le prefernze per le geografie all'interno di ciascuna classe; quindi per le azioni e le obbligazioni si dovranno sovrappesare o sottopesare le diverse geografie di riferimento (Usa, Europa ex Uk, Giappone, Uk, Mercati emergenti); in questa fase gli strategist e gli economisti giocano ancora un ruolo importante perchè è proprio grazie alla loro ricerca quantitativa che si arriva a definire un ordine di preferenze.
Successivamente all'interno di ciascuna area geografica si effettueranno le scelte settoriali e di stock picking; ed è proprio a questo livello che entrano in gioco i gestori e gli analisti che avranno il compito di comporre i portafogli dei fondi che devono gestire. Nella composizione dei portafogli sarà importante il controllo del rischio finanziario che le decisioni di investimento hanno; ed ecco allora che interviene un'altra importante figura: quella del risk manager, che dovrà verificare il rispetto dei vincoli di rischiosità che ogni fondo possiede.
Questa in estrema sintesi è la catena del valore che identifichiamo con il nome di processo di investimento. In questa esemplificazione siamo partiti dalle asset class, ipotizzando un tipo di processo top down; in realtà sono molto frequenti approcci che partono dal basso (detti appunto bottom up) in cui grazie al giudizio espresso dagli analisti sulle singole società si costruisce il portafoglio partendo proprio dalla selezione dei titoli azionari.
Da questa sommaria descrizione risulta evidente come per poter creare valore sono necessarie strutture ramificate di figure professionali con competenze molto specializzate. Anche per questa ragione nei prossimi anni assisteremo ad un processo di consolidamento all'interno del settore del risparmio gestito, con le sgr di piccole dimensioni destinate a scomparire. Come nel film Highlander........ne resterà soltanto uno!!!! Ma questo processo di selezione naturale non potrà che rendere più efficiente il mondo del risparmio gestito italiano. L'unica speranza che esprimiamo è che anche questo settore non diventi terreno di conquista degli stranieri anche se ci rendiamo perfettamente conto che gli anglosassoni sono decisamente superiori in questo settore di attività economica. Effettivamente si sta già assitendo ad un processo di conquista con ripercussioni anche a livello occupazionale in Italia.
Gestori ed analisti italiani sono costretti a soccombere di fronte all'arrivo di gestori di portafoglio, analisti ed economisti stranieri.
E cosa faranno nostri gestori ed analisti?? Probabilmente si dovranno riciclare nel mondo della vendita finanziaria; troveremo sempre più ex gestori ed ex analisti tra i commerciali che verranno a proporre la vendita di prodotti finanziari!!!
Ma anche in questo caso a guadagnarci saranno i risparmiatori; questo perchè si troveranno davanti persone estremamente preparate che finalmente conosceranno a fondo le caratteristiche tecniche dei prodotti che venderanno.
Un altro nodo cruciale è rappresentato da quanto il processo decisionale sia improntato su criteri quantitativi piuttosto che su aspetti qualitativi e dicrezionali; ma su questo aspetto del problema torneremo più avanti con un altro post.

lunedì 25 febbraio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - A proposito di inflazione

Continuiamo a stupirci di come l'inflazione non si veda nei numeri reali, quelli ufficiali rilasciati da ben noti uffici di ricerca; la realtà è ben diversa da quei numeri e lo si vede andando a fare la spesa tutti i giorni, piuttosto che leggendo delle rivendicazioni sindacali in giro per l'Europa; e le materie prime? Beh i prezzi delle commodities sono ai massimi storici; basta guardare il grafico del prezzo del petrolio in termini reali ai massimi storici dagli anni 40. E allora? Che conclusioni traiamo?
Innanzitutto che i panieri su cui sono calcolati i numeri dell'inflazione sono da rivedere drasticamente! Questo, tra l'altro, è quello che le associazioni dei consumatori vanno ripetendo oramai da tempo; in secondo luogo che nei mesi a venire se le banche centrali non terranno conto di questa variabile commetteranno un grave errore; e lo stiamo cominciando a vedere in Usa, con Bernanke più impegnato a soddisfare la campagna elettorale di Bush e gli investitori, piuttosto che ad analizzare quale potrebbe essere la dinamica inflazionistica dei mesi a venire.

martedì 19 febbraio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Nazionalizzazione di Northern Rock: una sconfitta per il liberismo e per Schumpeter

La notizia della nazionalizzazione di Northern Rock è piombata come un macigno negli scorsi giorni. Era dal 1947 che in Inghilterra non veniva nazionalizzata una banca e, anche se ammantata dall'aspetto di un "provvedimento momentaneo" rappresenta una vera sconfitta per chi crede nei principi del liberismo.
E lo è per almeno due ordini di ragione:

1) innanzitutto la nazionalizzazione della banca inglese farà aumentare di 100 miliardi di sterline il disavanzo pubblico inglese (circa il 7% del PIL). Inutile ricordare come molti economisti abbiano ampiamente dimostrato come i tagli alla spesa pubblica e le riduzioni dei carichi fiscali fanno aumentare sia l'occupazione che la crescita.
2) Qualche secolo fa uno dei più grandi economisti della storia, Joseph Schumpeter parlava di "distruzione creativa" riferendosi all'uscita dal mercato di imprese "marginali", cioè di imprese inefficienti (e in Italia noi ne sappiamo qualcosa, visto che abbiamo il più basso numero di fallimenti tra tutti i Paesi OCSE!!!). In tal senso il fallimento di un'azienda fa bene al mercato nel suo complesso perchè lo rinforza, permettendo di aumentare l'efficienza complessiva.

Così, anche in Inghilterra, il salvataggio di Northern Rock, che sembra non costare nulla, rappresenta un grande aggravio per i contribuenti inglesi. Tra l'altro, numerosi studi dimostrano come il contributo in termini di innovazione di prodotto e di processi produttivi, di solito, giunge dalle aziende giovani e molto raramente le imprese "nazionalizzate" riescono a cambiare pelle contribuendo all'efficienza del Paese a cui appartengono.

sabato 16 febbraio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Caro Draghi, fai invece di dire!!!

Dando una sbirciata ai contenuti degli ultimi commenti fatti da Draghi in interviste o apparizioni pubbliche, sembra che il Governatore della Banca d'Italia non perda mai l'occasione per esortare il sistema bancario a riorganizzarsi ed in particolare, a farlo nel settore del risparmio gestito. Questo settore oramai è in piena crisi; stampa ed organi ufficiali stanno continuando una campagna denigratoria contro il mondo dei fondi comuni di investimento e contro il parallelo mondo delle gestioni patrimoniali. Molte delle critiche mosse a questa industria del riusparmio gestito sono pienamente condivisibili e, in diverse occasioni abbiamo condiviso ed enfatizzato molte delle critiche. Tuttavia mi sento di lanciare un appello al Governatore di Bankitalia: per favore Dottor Draghi, non lanci soltanto anatemi e strali continuando a esortare le banche a dismettere e separare il mondo della produzione finanziaria (sgr) dal mondo della distribuzione (banche). Sarebbe ora di passare a fatti concreti con una revisione della legislazione che velocizzi questo processo di trasformazione che, in Italia, sta andando molto lentamente. Attraverso nuove regole del sistema le banche sarebbero costrette a dismettere le proprie sgr concentrandosi maggiormente sul loro core business. Questo permetterebbe anche l'ingresso di partner e compratori stranieri che hanno sviluppato migliori competenze delle società italiane nell'ambito dell'asset management. La contropartita potrebbe essere rappresentata da accordi in ambito commerciale che permetterebbero alle nostre banche di essere più competitive a livello internazionale ma anche di abbassare drasticamente i costi del credito per il piccolo risparmiatore. Allora, caro Draghi, oltrechè esternare agisca visto che ne ha le competenze e le possibilità!!!

domenica 10 febbraio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - A proposito di strategie di investimento

Un paio di settimane fa avevamo letto su Plus, l'inserto del Sole 24 Ore a proposito delle strategie di investimento suggerite da uno dei più famosi guru: Joel Greenblatt. Una signora scriveva al giornale finanziario encomiando le strategie di investimento suggerite da Greenblatt ed invitando tutti a farlo; qualche perplessità emergeva dalla risposta fornita dal giornale in cui si sottolineavano i pericoli in cui si poteva incorrere seguendo strategie cosi semplici e monotematiche come quella proposta da Greenblatt.
Di sicuro l'aspetto positivo risiede nel fatto che il grande guru ha voluto divulgare le proprie opinioni (grazie anche alla pubblicazione di un libro intitolato: il piccolo libro che batte il mercato azionario) mettendole a disposizione di tutti. Tuttavia Vogliamo fare le seguenti considerazioni:
!) In materia di investimenti finanziari non esistono ricette sicure valide in ogni stagione!
2) Ogni strategia proposta va accuratamente back testata su archi temporali sufficientemente lunghi e statisticamente significativi;
3) L'applicazione dei suggerimenti di Greenblatt, per quanto semplici richiedono estrema attenzione ed un buon livello di cultura finanziaria (si parla di P/E, ROA etc);
4) Grazie alla diffusione degli etf anche in Italia, esistono prodotti (i cosidetti etf intelligenti) che applicano strategie quantitative che sono state ampiamente testate e che risultano essere senz'altro più complete rispetto a quella semplice proposta da Greenblatt;
5) La scelta di una strategia di investimento non va fatta per la sua semplicità, ma perchè si adatta al proprio profilo rischio-rendimento;
6) di ricette come quella proposta da Greenblatt ne esistono un infinità; solo professionisti del mondo della finanza possono avere le competenze per utilizzarle in certi momenti o fasi di mercato e soprattutto di assemblarle tra di loro;
7) la strategia di cui stiamo parlando, che costruirebbe un portafoglio principalmente sulla base del P/E e del ROA (semplifichiamo i concetti!) è del tipo contrarian; questo significa che non tiene conto delle tendenze in essere in quel momento sui titoli; in altre parole la strategia va a scegliere titoli che magari, in quel momento il mercato sta vendendo; è probabile pertanto che si possano passare anche dei periodi in cui i titoli scelti perdano!!! Tutti sono disposti a subire perdite in conto capitale??
8) L'applicazione di strategie di questo tipo prescinde dal concetto di stop loss; cioè di fissare in precedenza livelli massimi prefissati di perdita massima oltre i quali la posizione viene alienata.

Queste sono solo alcune delle considerazioni che possiamo fare, torneremo ancora sull'argomento cominciando ad illustrare nel dettaglio alcune di queste strategie. La prossima volta parleremo dei cosidetti CANI (Dogs of the Dow).

sabato 9 febbraio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - E' sempre crisi nel mondo del risparmio gestito italiano

Ci eravamo occupati recentemente del cattivo andamento dell'industria del risparmio gestito italiano; è notizia di questi giorni che il mondo dei fondi comuni di investimento italiani nel mese di gennaio 2008 ha perso la bellezza di 19 miliardi. La disaffezione dei risparmiatori non è senz'altro ingiustificata; un'industria inefficiente, con prodotti maturi, che solo raramente produce un vero valore aggiunto per l'investitore e soprattutto come avevamo già sottolineato troppo legata al sistema bancario, con ovvii conflitti di interesse. Ma c'è di più!! C'è un altro grande paradosso: in questa industria lavorano "operai" che gestiscono centinaia di milioni di euro ne più ne meno con la responsabilità che può avere un grande imprenditore o un grande manager ma con una paradossale differenza: lo stipendio!!! Ci è capitato non di rado di imbatterci in situazioni in cui il gestore patrimoniale che decideva le allocazioni di decine di milioni di euro veniva remunerato con stipendi da "operaio". E con questo senza voler minimamente offendere la categoria degli operai!!!! Immaginiamo le motivazioni professionali di questi professionisti del risparmio quando vedono la loro busta paga a fine mese!!! E il problema non riguarda solamente la figura del gestore patrimoniale, ma anche quella del risk manager o del trader o dell'analista finanziario. Tutte queste figure professionali presuppongono percorsi di formazione e di studio molto molto alti ed un continuo aggiornamento professionale che, spesso non viene remunerato in bista paga. E allora i soldi dove vanno a finire?? Nelle tasche delle reti commerciali, nelle tasche di obsoleti dirigenti bancari sorpassati dal tempo e nelle tasche delle banche che in prevalenza possiedono la maggior parte delle società di gestione del risparmio italiane.
Qualche eccezzione nel panorama italiano lo si comincia a vedere ma è presto per ipotizzare cambiamenti radicali. E non bastano le parole di Draghi espresse a Bari nell'ultimo convegno Atic-Forex, che ha sollecitato una ristrutturazione del mondo delle sgr italiane. E non basta la Mifid. E non basta l'innovazione di prodotto, troppo lenta e farraginosa e soprattutto troppo distante dai veri bisogni di una clientela con bassa cultura finanziaria. Dunque il processo di cambiamento sarà lento e graduale perchè gli intrecci proprietari e gli interessi che coinvolgono le proprietà delle sgr sono estremamente complessi (in non pochi casi una sgr è posseduta da diverse banche!!) e ci sono in gioco poltrone di potere. Aspettiamoci dunque che il risparmiatore continui a rispondere con l'unica arma di cui dispone: la vendita del prodotto inefficiente!!!
Dobbiamo peraltro dare a Cesare quel che è di Cesare e ricordare come l'industria del risparmio gestito, praticamente nata negli anni 80 in Italia, ha svolto fino ad ora un importante ruolo di diffusione della cultura finanziaria e di aumento dell'efficienza del sistema finanziario italiano, traghettando i BOT people verso i mercati finanziari e permettendo loro di approcciare l'investimento azionario con criteri di maggiore efficienza (comprare un fondo è più efficiente che comprare alcune azioni grazie alla diversificazione!!!). Tuttavia il mondo dei mercati finanziari è in continua evoluzione e l'arrivo di nuovi prodotti più efficienti sul mercato impone all'industria del risparmio gestito una immediata risposta; in caso contrario è destinato a soccombere...........

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - ANALISI TECNICA DEL Dow Jones I.

Il pullback verso 12800 ed il suo mancato superamento, ribadisce ancora una volta l'impostazione negativa di questo indice e conferma la visione complessiva sulla classe azioni che abbiamo più volte espresso nel corso degli ultimi mesi. Molto probabile il raggiungimento di nuovi minimi da parte del DJI; al momento il probabile target è collocabile in area 11300-10700. Solo da quei livelli è ipotizzabile una ripresa delle quotazioni o, quantomeno una loro stabilizzazione all'interno di un trading range. Pertanto anche se il mercato ha ridotto l'accelerazione ribassista la prudenza rimane d'obbligo!!!

sabato 2 febbraio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Il sondaggio di Financial Markets Lab

Ieri si è chiuso il nostro sondaggio; innanzitutto un ringraziamento a tutti coloro i quali hanno espresso la loro opinione; il risultato è lo specchio dell'incertezza che si respire in questo momento sui mercati finanziari; il 50% di voi ritiene che l'asset class del 2008 saranno le obbligazioni (flight to quality!!!); il 25% di voi ritiene addirittura che la liquidità sarà la best performer (cash is king!!!); il rimanente 25% si è suddiviso tra azioni (15%) e commodities (10%). Diamo appuntamento a tutti i lettori del blog al prossimo sondaggio!

mercoledì 30 gennaio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Ennesimo taglio della Fed!!!

Ecco la Fed in azione!!!!!! Poco fa ha provveduto a "sforbiciare" di un altro mezzo punto i tassi di riferimento Usa; ecco lo Statement con cui la Banca Centrale americana ha accompagnato la mossa di politica monetaria: "The Federal Open Market Committee decided today to lower its target for the federal funds rate 50 basis points to 3 percent.
Financial markets remain under considerable stress, and credit has tightened further for some businesses and households. Moreover, recent information indicates a deepening of the housing contraction as well as some softening in labor markets. The Committee expects inflation to moderate in coming quarters, but it will be necessary to continue to monitor inflation developments carefully. Today's policy action, combined with those taken earlier, should help to promote moderate growth over time and to mitigate the risks to economic activity. However, downside risks to growth remain. The Committee will continue to assess the effects of financial and other developments on economic prospects and will act in a timely manner as needed to address those risks. Voting for the FOMC monetary policy action were: Ben S. Bernanke, Chairman; Timothy F. Geithner, Vice Chairman; Donald L. Kohn; Randall S. Kroszner; Frederic S. Mishkin; Sandra Pianalto; Charles I. Plosser; Gary H. Stern; and Kevin M. Warsh. Voting against was Richard W. Fisher, who preferred no change in the target for the federal funds rate at this meeting.
In a related action, the Board of Governors unanimously approved a 50-basis-point decrease in the discount rate to 3-1/2 percent. In taking this action, the Board approved the requests submitted by the Boards of Directors of the Federal Reserve Banks of Boston, New York, Philadelphia, Cleveland, Atlanta, Chicago, St. Louis, Kansas City, and San Francisco. "

Da notare il taglio congiunto del tasso di sconto che va al 3.5%. A questo punto l'interrogativo è: come reagiranno i mercati finanziari dopo questa iniezione da cavallo?? (1.25% di tagli in pochi giorni!!!) Leggeranno il bicchiere come mezzo pieno o come mezzo vuoto?
Da sottolineare le parole dello statement dove la Fed riconosce che rimangono ulteriori rischi di rallentamento della crescita e che i mercati finanziari continuano a rimanere sotto pressione.

sabato 26 gennaio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Perchè la Bce temporeggia?




Leggendo i giornali nelle ultime settimane da più parti si sono levate critiche alla politica monetaria attuata da Trichet; perchè la Banca Centrale Europea non taglia i tassi come ha tempestivamente fatto la Fed?! Diverse a nostro avviso le ragioni alla base di questo comportamento, in apparenza irragionevole, nella realtà dei fatti plausibile.
Innanzitutto i cicli economici Usa ed Euro, seppure tra loro correlati, negli ultimi anni sembrano essere maggiormente slegati e ne è la prova il fatto che mentre gli indicatori anticipatori Usa segtnalano brutto tempo (Ism manifatturiero sotto la soglia dell'espansione), in area Euro le cose vanno diversamente (Pmi ancora sopra la soglia di espansione anche se in moderazione nelle rilevazioni più recenti).
In secondo luogo l'inflazione; come mostra il secondo grafico in alto essa è abbondantemente al di sopra del 2% (target che la Bce deve perseguire); infine le condizioni della massa monetaria (M3) in Eurolandia: il primo grafico in alto mostra che i livelli di massa monetaria sono ai massimi dagli anni '80.
Quindi, probabilmente la Bce agirà sui tassi, ma lo farà decisamente più in ritardo rispetto al passato; per esempio, nel precedente ciclo espansivo (scoppio della bolla tecnologica del 2000) Fed e Bce si mossero con maggiore sincronia; ma la situazione era abbastanza diversa rispetto a quella attuale!!


DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Cosa sono i trading system?!

I trading system rappresentano l'evoluzione dell'analisi tecnica tradizionale basata sullo studio dei grafici dei prezzi delle attività finanziarie; il loro punto di forza è rappresentato dall'eliminazione della soggettività dell'analisi; il punto di partenza è rappresentato da un set di regole precise che ci dica quando comprare e quando vendere una determinata attività finanziaria. Il passo successivo è verificarne l'attendibilità in termini di risultati attraverso un cosidetto backtest; è come se si applicassero "per finta" le regole di acquisto/vendita al fine di vedere se queste sono profittevoli o meno. SDe la fase di backtest produrrà risultati soddisfacenti allora possiamo cominciare ad applicare il trading system per davvero! Questo strumento di trading è delicatissimo; infatti, non è detto che un trading system funzioni sempre! Inoltre un certo algoritmo può funzionare benissimo su un titolo ma produrre perdite di denaro su un altro titolo. Per poetrli utilizzare è indispensabile astrarsi da quello che poi succede nella realtà sui mercati finanziari e bisogna applicarli in modo oggettivo e disciplinato indipendentemente da quello che si ritiene soggettivamente possa accadere. Quindi se il trading system mi dice di acquistare il titolo Generali e magari è appena uscita una notizia che si possa ritenere negativa per l'evoluzione futura della società, devo rispettare il segnale del trading system se voglio essere coerente. Per agire in modo così distaccato è indispensabile avere alle spalle esperienza ed aver testato attentamente il trading system cercando di capirne la bontà ed i limiti operativi; il segreto di un buon trading system non è che faccia 9 operazioni vincenti su 10, ma che la somma degli utili delle operazioni vincenti superi le perdite di quelle perdenti. Ci sono una serie di parametri di cui tenere conto per poter valutare la bontà di un trading system, ma ne parleremo la prossima volta!!

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - I Fondi Sovrani

Lo scoppio della bolla del credito e la conseguente crisi del settore bancario ha fatto emergere con prepotenza sulla scena internazionale dei nuovi attori: i Fondi Sovrani.
Si tratta di veicoli di investimento governativi che vengono finanziati con una parte delle riserve valutarie dei Paesi di appartenenza, al fine di gestirle in maniera separata e differenziata rispetto alla restante quota delle riserve ufficiali.
L’istituzione dei fondi sovrani rappresenta la risposta che diversi Paesi hanno dato all’esigenza di fare fruttare in maniera appropriata i fondi in eccesso derivanti dai flussi valutari a loro volta generati dagli avanzi delle partite correnti; questi ultimi sono tipici di Paesi prodottori di materie prime. Rispetto alla normale gestione delle riserve valutarie, i fondi sovrani hanno un orizzonte di investimento ed una propensione al rischio maggiori.
Ed è proprio grazie alla grande crescita delle riserve valutarie che i Fondi Sovrani stanno vivendo un momento di grande espansione. Nel 2007 la classifica dei Paesi per disponibilità di riserve valutarie vede al primo posto la Cina con 1202 miliardi di dollari, al secondo la Russia con 330 miliardi, al terzo la Corea del Sud con 243, al quarto l’India con 192, al quinto Singapore con 137; seguono poi Brasile (109), Malaysia (89), Tailandia (69), Norvegia (56), Australia (55).
Diversi sono gli obiettivi che i Fondi Sovrani si propongono di perseguire: agevolare lo sviluppo economico e sociale del Paese, rafforzare il bilancio statale proteggendolo dalla volatilità delle entrate fiscali, mettere da parte risorse per affrontare eventi imprevisti, accantonare risparmi per le generazioni che verranno quando le risorse naturali saranno esaurite. Tuttavia, dall’esame dei comportamenti recenti di queste Istituzioni è ipotizzabile che le loro scelte di investimento diverranno sempre più strategiche e finalizzate ad accrescere il know how del Paese di appartenenza (telecomunicazioni, energia, settore finanziario e diritti di proprietà intellettuale sembrano i campi più ambiti).
I primi Fondi Sovrani risalgono ad almeno 50 anni fa; citiamo il Kuwait Investment Authority che fu costituito nel 1953 per investire i petrodollari in eccesso e che si rivelò estremamente utile per finanziare la ricostruzione dopo l’invasione irachena del 1990.
Oggi a livello dimensionale l’Adia (Abu Dhabi) dispone di 625 miardi di dollari; il Global (Norvegia) dispone di 322 miliardi; il Gic (Singapore) di 215 miliardi; il Kuwait Investment Authority (Kuwait) dispone di 213 miliardi; il China Investment Corporation (Cina) dispone di 200 miliardi; lo Stabilization Fund (Russia) dispone di 127 milioni; il Temasek dispone di 108 milioni.
Attualmente, i capitali di cui dispongono i fondi sovrani dovrebbero aggirarsi intorno ai 2.500 miliardi di dollari statunitensi; tale cifra è quintuplicata rispetto alle disponibilità degli anni novanta (circa 500 miliardi di dollari); tuttavia secondo i più recenti studi ci sarà una ulteriore grossa crescita dei capitali che saranno in grado di gestire; tale sviluppo riguarderà soprattutto i Fondi Sovrani Asiatici che dovrebbero arrivare a gestire circa il 50% dei probabili 12000 miliardi di dollari complessivamente a disposizione nel 2015.
E l’asso nella manica dei fondio asiatici è proprio rappresentato dalle riserve valutarie (circa 3660 miliardi di dollari).
Le incursioni più recenti hanno riguardato l’ingresso nel capitale di grosse banche; ad es. il Fondo Gic di Singapore ha investito 11.5 miliardi di dollari in Ubs; il Fondo China Investment Company (Cina) ha investito 5 miliardi di dollari in Morgan Stanley; il Fondo Temasek (Singapore) ha investito 7 miliardi di dollari in Merril Lynch e Barclays.
I fondi sovrani svolgono un importantissimo ruolo sui mercati finanziari con diversi effetti positivi che vanno dall’effetto stabilizzatore di eventuali crisi che possono scoppiare nei mercati emergenti al supporto fornito ad aziende occidentali in crisi grazie all’ingresso nel loro capitale e l’apporto di mezzi freschi.
Le incognite sono invece legate alla trasparenza nell’utilizzo delle risorse di cui dispongono; a questo proposito sta lavorando anche la Commissione Europea al fine di stabilire un coordinamento ed una posizione comune tra gli stati membri.

martedì 22 gennaio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Taglio di 75 b.p. della FED

Ecco il comunicato con il quale la Fed ha accompagnato nel primo pomeriggio il tanto atteso taglio dei tassi di riferimento:"The Federal Open Market Committee has decided to lower its target for the federal funds rate 75 basis points to 3-1/2 percent. The Committee took this action in view of a weakening of the economic outlook and increasing downside risks to growth. While strains in short-term funding markets have eased somewhat, broader financial market conditions have continued to deteriorate and credit has tightened further for some businesses and households. Moreover, incoming information indicates a deepening of the housing contraction as well as some softening in labor markets.The Committee expects inflation to moderate in coming quarters, but it will be necessary to continue to monitor inflation developments carefully. Appreciable downside risks to growth remain. The Committee will continue to assess the effects of financial and other developments on economic prospects and will act in a timely manner as needed to address those risks. Voting for the FOMC monetary policy action were: Ben S. Bernanke, Chairman; Timothy F. Geithner, Vice Chairman; Charles L. Evans; Thomas M. Hoenig; Donald L. Kohn; Randall S. Kroszner; Eric S. Rosengren; and Kevin M. Warsh. Voting against was William Poole, who did not believe that current conditions justified policy action before the regularly scheduled meeting next week. Absent and not voting was Frederic S. Mishkin.In a related action, the Board of Governors approved a 75-basis-point decrease in the discount rate to 4 percent. In taking this action, the Board approved the requests submitted by the Boards of Directors of the Federal Reserve Banks of Chicago and Minneapolis."
Interessante la frase "Appreciable downside risks to growth remain" che sancisce la gravità delle condizioni in cui verte l'economia a stelle e strisce; ancora una volta prevale una Fed più attenta alla crescita che all'inflazione e la sua volontà di ridimensionare le conseguenze dei crolli in atto sui mercati azionari. Probabilmente questa manovra darà un po di fiato alle Borse, ma solo nel brevissimo periodo; i problemi sul lato dei consumi, del mercato immobiliare, del mercato del lavoro e i segnali provenienti dagli indici anticipatori del ciclo, sono sempre lì immutati. La politica monetaria avrà bisogno di tempo per agire ed il suo meccanismo di trasmissione richiederà mesi prima di vedere effetti positivi sull'economia reale. Interessante anche il voto contrario di Poole che non riteneva necessario intervenire prima del meeting previsto per il 30 gennaio: una rinuncia a combattere la crisi perchè tanto non c'è nulla da fare o una sottovalutazione di quanto sta succedendo?!

domenica 20 gennaio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Arrivano altri Etf!!

Quando si parla di Etf si potrebbe essere portati a pensare che questi sono prodotti passivi che replicano l'andamento di un indice sia esso azionario o obbligazionario. Così era effettivamente per i cosidetti Etf di prima generazione; ma rapidamente il mercato degli Etf sta evolvendosi verso prodotti di seconda generazione che non si accontentano più di replicare passivamente un indice ma, attraverso modelli quantitativi si trasformano in veri e propri portafogli attraverso una selezione dei titoli che presuppone l'assegnazione di un rating di appetibilità, la compilazione di una graduatoria di preferenze e infine la costruzione del portafoglio solo con i titoli migliori della classifica così costruita. Da martedì 8 gennaio sono quotati anche in Italia i primi Etf specialistici sul mercato azionario Usa della società London & Capital Plc. I sei prodotti sono: lo Spa Etf Plc MarketGrader 40, lo Spa Etf Plc MarketGrader 100, lo Spa Etf Plc MarketGrader 200, lo Spa Etf Plc MarketGrader Large Cap, lo Spa Etf Plc MarketGrader Mid Cap e lo Spa Etf Plc MarketGrader Small Cap. I costi annui dei fondi, che prevedono il pagamento annuale di un dividendo, ammontano allo 0,85%.
Caratteristica saliente dei nuovi Etf, soggetti al rischio cambio Eur/Usd, è proprio la metodologia di calcolo di tipo quantitativo applicata da MarketGrader.com, società di ricerca indipendente americana che fornisce dati e valutazioni su circa 5.800 società quotate nelle Borse degli Stati Uniti. La metodologia proprietaria di MarketGrader si fonda sull'analisi di ben 24 parametri di tipo quantitativo e qualitativo, suddivisi in quattro categorie (crescita, valore, utili e flussi di cassa) elaborati da particolari algoritmi che generano un punteggio finale per ciascun titolo. Stabilito il numero dei componenti di ogni indice, a ciascuno di essi è assegnato il medesimo peso percentuale: 2,5% ai titoli del MarketGrader 40, 1% a quelli del MarketGrader 100 e degli indici di capitalizzazione (large, mid e small), 0,5% a quelli del MarketGrader 200. Il ribilanciamento avviene ogni sei mesi (ogni tre per il MarketGrader 40), per avere la certezza che siano sempre le società con il più alto rating (prospettive di crescita) a comporre gli indici e che siano rispettate le regole di selezione. Il messaggio finale per il risparmiatore è: ben vengano tali prodotti ma....attenzione quando li comprate perchè in tal caso non acquistate dei replicatori di indici ma comprate una metodologia di gestione sottostante; è importante che tale metodologia sia stata backtestata nel passato e abbia dimostrato di fornire risultati apprezzabili; questo implica che l'investitore dovrebbe studiare la società che li propone cercando di capire se questa è affidabile oppure no!

sabato 19 gennaio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Analisi tecnica dello S&P 500


Lo S&P500 ha rotto al ribasso la fatidica area 1370; la prima implicazione è che il trend in essere dal 2003 è stato invertito; la seconda conseguenza è che si apre una fase nuova e ribassista per l'indice statunitense. Il messaggio che giunge dall'analisi tecnica è un messaggio che ribadisce prudenza e sopratutto impone un cambiamento di ottica; infatti, mentre nei bull market (tipicamente il periodo 2003-2007) si comprano le debolezze, nei bear market bisogna vendere le forze. E queste regole valgono fintanto che un nuovo trend contrario non si sia innescato. Teniamo presente che l'analisi tecnica si basa in prevalenza su strumenti trend follower e che, pertanto, non consentiranno mai di acquistare sui minimi e vendere sui massimi come potrebbe fare una strategia basata su discipline contrarian (l'analisi fondamentale per esempio). Tuttavia, meglio entrare sul mercato un po più tardi, ma avere qualche certezza in più circa la possibile evoluzione futura dei mercati!!! Lo scenario che si è venuto a delineare sullo S&P 500 prevede che l'indice possa raggiungere nei prossimi mesi l'area posta intorno a 1180/1200; solo da quei livelli ha senso ricominciare ad investire con un'ottica di medio termine sull'indice americano; nei giorni scorsi avevamo visto uno scenario simile sull'indice giapponese Topix.
Effettivamente il bear market sembra accomunare i principali indici azionari mondiali; pertanto l'insegnamento che ne traiamo è: prudenza, prudenza, prudenza!!!

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - L'importanza della composizione degli indici azionari

Ogni indice azionario ha la sua fisionomia in termini di composizione azionaria. E il risparmiatore che compra un prodotto legato ad un indice dovrebbe saperlo!!! Se avessimo comprato un Etf o un qualsiasi Fondo comune di investimento sullo S&PMIB qualche mese fa, avremmo subito delle perdite più ampie che investendo sull'indice della Borsa tedesca (Dax) per esempio. Perchè?? Semplicemente perchè il nostro indice ha una presenza molto maggiore di titoli finanziari!! Circa la metà (49%) del nostro indice è costituito da banche ed assicurazioni, contro il 24% dell'indice Dax. Con i noti problemi esplosi nel settore finanziario Usa legati ai mutui subprime, i financials rappresentano il settore più penalizzato sia in Usa che in area Euro.
E qual'è il titolo che ha il peso maggiore nell'indice S&PMIB?! Si tratta di ENI, titolo del settore energy che, al momento pesa circa il 15.7%; nel Dax invece il titolo più presente è E.ON che pesa il 10.7% e che appartiene al settore delle Utility.
Quindi, è sempre importante sapere quello che si compra anche dal punto di vista della composizione settoriale e nonostante quello che asseriscono i sostenitori della sector neutral theory, secondo cui le scelte settoriali non apportano grandi benefici alla performance e l'aspetto più importante rimane quello legato alle scelte sui singoli titoli.

martedì 15 gennaio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Mercati azionari sull'orlo del baratro

I mercati azionari stanno scontando l'ipotesi di una recessione marcata negli Usa con ovvie ripercussioni sul Resto del Mondo; effettivamente i segnali macroeconomici di rallentamento ci sono; L'Index of Economic Indicators strettamente legato al Pil Usa sembra fornire un segnale anticipatore di recessione così come altri indicatori anticipatori dello stato di salute dell'economia.
L'ISM manifatturiero, per esempio, in dicembre è sceso sotto la fatidica soglia di 50. Abbiamo analizzato la capacità predittiva di questo indicatore e abbiamo visto che partendo dal 1981 è andato sotto 50 rimanendoci per almeno due mesi, 8 volte; la durata di questi periodi è stata di circa 14 mesi e durante tali fasi lo S&P500 ha subito cali massimi in media del 8% con punte massime del 29% nel periodo 2000-2001.
Anche dal punto di vista tecnico sembrano emergere segnali decisamente preoccupanti; in particolare, sotto 1370 può dirsi avviato il bear market per lo S&P500.
Da questo scenario emerge pertanto un attegiamento estremamente prudente sui mercati azionari.

sabato 12 gennaio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Analisi tecnica del Topix



Abbiamo analizzato l'impostazione tecnica dell'indice azionario Topix nipponico; graficamente emergono conferme negative che depongono per una inversione del trend rialzista che aveva caratterizzato l'indice fino a a qualche settimana fa. La violazione ribassista di area 1500 depone per una prosecuzione del ribasso sino al target calcolabile tecnicamente che si trova in zona 1175-1130 in prossimità della quale, tra l'altro, transitano i livelli di retracement del 61.8% e del 66%. Anche l'indicatore del trend (MACD) conferma l'impostazione negativa del mercato azionario giapponese.

domenica 6 gennaio 2008

DAL LABORATORIO ONLINE DEI MERCATI FINANZIARI - Decoupling??

Oramai è sulla bocca di tutti gli analisti/economisti; la parola è: recessione e questa dovrebbe colpire l'economia più importante del mondo: gli Usa. Tuttavia, se non si è ancora chiarita l'entità del rallentamento che investirà il Paese a stelle e strisce c'è un'altra evidenza su cui molti operatori cominciano a concordare: la possibilità di poter assistere ad un decoupling in cui gli Usa rallentano la marcia della crescita ed il resto del mondo invece continua la sua marcia. Si dovrebbe cioè assistere ad una redistribuzione mondiale della ricchezza in un contesto di rientro di squilibri (come il current account deficit americano). In tutto ciò un ruolo determinante lo sta giocando l'indebolimento del dollaro. E il biglietto verde dovrebbe rimanere sotto pressione per tutta la prima parte del 2008 a causa della debolezza dell'economia statunitense, della Fed che continuerà a tagliare i tassi, dei diversi Paesi che continueranno a diversificare le proprie riserve valutarie detenendo Euro. Anche il quadro tecnico desumibile dai grafici e dagli indicatori di analisi tecnica confermano questo scenario: debolezza del dollaro con possibilità che questo raggiunga zona 1.60.

DAL LABORATORIO ONLINE DEI MERCATI FINANZIARI - I problemi del risparmio gestito

La notizia viene riportata da quasi tutti i giornali: circa 53 miliardi di deflussi netti negativi dal mondo del risparmio gestito italiano e solo il 9%-10% dei gestori riesce a battere il benchmark di riferimento.
C'è da stupirsi? Forse i lettori poco attenti saranno rimasti impressionati da questi numeri; tuttavia essi celano problemi vecchi ed irrisolti che continuano a trascinarsi da anni. Innanzitutto il nostro sistema bancario, troppo legato al mondo delle sgr, tanto che tutti i principali gruppi bancari possiedono una società di gestione del risparmio. Spesso il possesso è tale da condizionare in tutto e per tutto le politiche di governance della sgr, celando un palese conflitto di interessi.
In secondo luogo, citiamo la miopia di molti istituti di credito, decisamente più impegnati nelle loro attività "tradizionali" di banca e poco inclini ad investire con denaro e piani di sviluppo e rinnovamento nelle società di gestione. La pochezza di investimenti si ripercuote poi nei pochi investimenti fatti in ricerca ed analisi dei mercati finanziari che hanno come conseguenze processi di investimento vetusti, gestioni poco attive rispetto al benchmark e che, solo raramente, creano un vero valore aggiunto. Da qui, prodotti vecchi e troppo ancorati al benchmark di riferimento che, tra l'atro, annidano al loro interno costi troppo elevati che, in non pochi casi vanno ad ingrassare le reti di vendita e i gestori.
E' ovvio che i prodotti del risparmio gestito sono maturi anche grazie all'arrivo sul mercato di nuovi strumenti (ad esempio gli ETF); in ogni settore di attività economica quando un prodotto, nell'ambito del proprio ciclo di vita giunge allo stadio della maturazione viene sostituito con un altro prodotto o viene cambiato nelle sue caratteristiche di base. L'industria del risparmio gestito, ovviamente se ne accorta, ma spesso i cambiamenti delle caratteristiche dei prodotti sono solo una facciata (cambia cioè solo la carta con cui si avvolge il prodotto!!!) oppure, celano sorprese negative per i poveri risparmiatori che li acquistano (si vedano i mutui subprime e i prodotti absolute return).
Tuttavia, anche i risparmiatori hanno le loro colpe, sopratutto quando non si informano a sufficienza prima di investire il proprio denaro e subiscono passivamente le lusinghe del venditore che rifila loro prodotti finanziari non coerenti con il proprio profilo di rischio rendimento.
Tuttavia i risparmiatori hanno fame di novità e questa la si vede nel buon stato di salute degli hedge fund che hanno incrementato i loro flussi di 112 milioni di euro o nei progressi, in termini di raccolta, degli ETF; ma quanti risparmaitori conoscono bene gli Hedge fund e hanno le possibilità economiche (i tagli minimi di acquisto sono proibitivi!) per investirci??

martedì 1 gennaio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - BUON 2008!!!!!!!!!!!

AUGURIAMO A TUTTI I LETTORI DEL BLOG UN FELICE 2008!!!!!!!!!!!!!

domenica 16 dicembre 2007

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Aggiornamento dalla modellistica quantitativa

Aggiornamento periodico sul giudizio attribuito alle due asset class: azioni ed obbligazioni.
I nostri modelli quantitativi segnalano al momento un orientamento leggermente negativo per la classe azioni e leggermente positivo per la classe obbligazioni; ricordiamo che il grade di ciascuna asset class viene determinato sulla base di parametri quantitativi e analizza serie storiche di prezzi mensili. Obiettivo di determinazione di tale giudizio è quello di avere un riferimento circa la possibile evoluzione in termini di andamento delle due asset class (mondo azioni e mondo obbligazioni).

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Il bue dice cornuto all'asino!!

Curioso quello che è successo nell'ultimo incontro Usa-Cina; doveva essere un confronto volto a ridurre le distanze tra due mondi completamente diversi e invece.....è successo che gli Usa hanno accusato, anche se in maniera velata, i cinesi di drogare la loro moneta mantenendola fissa ed impedendole di rivalutararsi al fine di rispecchiare la forza dell'economia cinese; la Cina, dal canto suo accusa gli Usa di tornare nuovamente ad inondare il sistema di carta, stampando moneta e ricreando le condizioni di una bolla. Ma il paradosso è che entrambi hanno ragione!! Se la Cina avesse un cambio flessibile, attraverso questo avrebbe la possibilità di riequilibrare eventuali disequilibri di natura economica; dal canto suo, gli Usa, costretti dalla crisi del sistema finanziario, stanno riallargando i cordoni della borsa facendo "ripiovere denaro dagli elicotteri".

sabato 1 dicembre 2007

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Mondo finanziario e contraddizioni

Sono passati pochi mesi dallo scoppio della bolla subprime; le banche hanno subito peanti ridimensionamenti sui principali listini mondiali, diverse importanti case di investimento di fama internazionale paventano ipotesi di recessione dell'economia Usa, fior di analisti continuano a ripetere che non siamo ancora fuori da questa crisi del credito, la Fed continua a buttare acqua sul fuoco con messaggi rassicuranti assicurando che le piazze finanziarie saranno inondate di liquidità, Citigroup annuncia che è in procinto di licenziare migliaia di dipendenti........e poi ci tocca leggere che i bonus dei banchieri a Wall street quest'anno saranno particolarmente ricchi!!! E' proprio un mondo di contraddizioni.....

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Siamo in un Bear market o in un Bull market??!!: questo è il problema!!!

Ecco il dubbio amletico: l'attuale fase attraversata dai mercati azionari è l'avvio di un prolungato ribasso?? Innanzitutto non è facile definire cosa intendiamo per bull market e per bear market; lo studio della storia forse ci aiuta; guardando infatti l'evoluzione dell'indice Dow Jones americano in quasi un secolo di vita, possiamo isolare 14 fasi ribassiste in cui l'indice ha perso più del 15%. A questo punto se andiamo a trovare le ricorrenze di queste 14 fasi vediamo che in non poche situazioni i ribassi di mercato erano innescati da livelli di valutazione (i cosidetti multipli di mercato) troppo eccessivi, uno scenario di deflazione ed una curva dei rendimenti tendenzialmente invertita (dove cioè i tassi a breve sono più elevati di quelli a lungo termine).
Ebbene, nessuna di queste situazioni si sta presentando ora. Inoltre, un'altra importante indicazione ci giunge dai cosidetti indicatori di sentiment (che misurano il grado di ottimismo o di pessimismo da parte degli investitori) che non registrano situazioni di eccesso di pessimismo o di ottimismo (troppo ottimismo sarebbe un segnale negativo e viceversa nel caso di eccessi di pessimismo). Pertanto, la fase attualmente in atto dovrebbe essere puramente transitoria e causata dalla turbolenza proveniente dal settore bancario dopo lo scoppio del bubbone subprime.
Tuttavia, c'è un importante aspetto di cui tenere conto: la volatilità. I mercati azionari sono entrati in una nuova fase più volatile che rende più problematico prendere decisioni di investimento, soprattutto se queste hanno un'ottica di breve termine. Proprio per queste ragioni estremamente importante è l'individuazione del proprio profilo di rischio-rendimento e del proprio orizzonte temporale al fine di definire la giusta asset allocation.

lunedì 26 novembre 2007

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Storia del pensiero economico: i fisiocrati

La fisiocrazia è una dottrina economica che si affermò in Francia verso la metà del XVIII secolo (principalmente nel triennio 1756 - 1758), in chiara opposizione alla dottrina economica del mercantilismo. Secondo i fisiocrati (il più famoso fu il medico ed economista François Quesnay, autore dell'Encyclopédie e del famoso Tableau économique (1758) che costituì la base della dottrina), l'agricoltura è la vera base di ogni altra attività economica: solo questa è infatti in grado di produrre beni, mentre l'industria si limita a trasformare e il commercio a distribuire; commercio ed industria sono pertanto definiti settori “sterili”.
Il Tableau economique era un ingegnoso schema volto a dimostrare come il funzionamento dell’economia fosse regolato dalla produttività in agricoltura e come il “sovrappiù” economico venisse redistribuito in tutto il sistema economico attraverso un complesso intreccio di transazioni.
Con il Tableau économique Quesnay costruisce un modello
fisiocratico dove la società è divisa in tre classi:
1. Proprietari Terrieri (
Aristocrazia, Alto clero)
2. Lavoratori Sterili (
Artigiani, Mercanti)
3. Lavoratori Produttivi (
Agricoltori, Allevatori, Pescatori)
Il modello prevede un flusso di merci che viene prodotto e distribuito secondo uno schema basato sull'
analogia con la circolazione sanguigna. Si tratta di un equilibrio economico stazionario, chiuso, in cui non c'è la distinzione tra fattori produttivi e beni prodotti. Si tratta del primo tentativo di schematizzare il funzionamento di un sistema economico con immissioni ed emissioni, entrate ed uscite.Quesnay tende a mettere la terra al centro del suo pensiero. Nel tableau di Quesnay esiste una classe sociale costituita da liberi Agricoltori proprietari dei mezzi di produzione: i capitalisti. Questi prendono in affitto la terra dai relativi proprietari (i rentiers) e assumono i braccianti.Ci sono alcune caratteristiche da tenere in considerazione:
il
capitale in grano usato come semente e come bene di sussistenza dei padroni e dei braccianti deve essere disponibile prima che cominci la coltivazione della terra (chiamato anticipazione annuale);
per
capitale si intende sia i mezzi fisici di produzione (sementi) sia i mezzi di sussistenza degli agricoltori e dei braccianti;
il processo è circolare; la stessa merce è al contempo sia Input (
sementi e grano di sussistenza) che Output (grano raccolto).
Quesnay supponeva che all'inizio del
processo di produzione i capitalisti avessero a disposizione 3 unità di grano, le quali servivano 1 unità come sementi e 2 unità come beni di sussistenza dei lavoratori. Alla fine dell'annata essi si aspettavano 5 unità di grano, quindi un sovrappiù di 2 unità.Questa operazione è possibile perché tutte le grandezze prese in considerazione sono omogenee, non hanno bisogno di alcuna teoria del valore e possono essere espresse addirittura in termini fisici (unità di grano). Nei sistemi capitalistici, in cui si produce un'infinità di merci, la soluzione data da Quesnay è insostenibile.
Quesnay presenta uno schema
macroeconomico, però, suddividendo e classificando le classi sociali (che poi coincidono con le classi economiche), quindi non parla di cittadini, come avrebbe dovuto fare trattandosi di uno schema macroeconomico, ma parla di un proprietario terriero, un artigiano e un agricoltore (gli Agricoltori o Imprenditori Agricoli sono i coltivatori diretti, gli imprenditori che anticipano capitale in attrezzature e materie prime e assumono braccianti per la produzione, ma non sono proprietari della terra che coltivano).
La fisiocrazia assume quindi il momento della produzione dei beni e non il momento dello scambio come situazione in cui viene creata ricchezza. Tutto il
ciclo economico della fisiocrazia ha come fine ultimo quello di creare un surplus (o prodotto netto), che poi verrà investito nuovamente nell'agricoltura (per aumentare la produttività di un terreno, avere a disposizione più manodopera, compiere ricerche nel campo delle macchine agricole), attraverso una condizione di libero mercato. I fisiocrati si concentrano sull’importanza di un “sovrappiù” economico, concetto importante anche per i mercantilisti e gli economisti classici.
I fisiocratici furono i primi a teorizzare la nasciata di un buon governo basato sul
dispotismo. I pensatori classici che si erano susseguiti fino ad allora, avevano sempre inserito, nella classificazione delle forme di governo, il dispotismo tra quelle corrotte. I seguaci di Quesnay, tuttavia ritennero che la migliore tipologia di governo era quella basata sull'essenza naturale dell'uomo. Un unico individuo, illuminato, che avrebbe guidato i suoi sudditi verso il bene. Il dispotismo diventa in questo caso un "dispotismo illuminato".

domenica 25 novembre 2007

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Colpa di Alan, Bernanke e Friedman??

La Fed calcola la massa monetaria in tre categorie, chiamate M1, M2 e M3.
M1: consiste nei contanti in senso stretto, cioè moneta circolante, travellers' cheques e i conti correnti.
M2: è data da M1, più i libretti di risparmio, depositi a breve termine fino a 100 mila dollari e i fondi finanziari del mercato al dettaglio (in pratica M1 più tutto ciò che non è direttamente liquido ma che si può facilmente trasformare in tale).
M3: comprende M2 più i grandi fondi istituzionali, depositi a termine oltre i 100 mila dollari, accordi di riacquisto ed eurodollari - in pratica M2 più i fondi istituzionali e altri più o meno immobilizzati. Negli ultimi dieci anni M3 è raddoppiata e cresce attualmente al ritmo di circa 600 miliardi di dollari l'anno.
Il 19 novembre 2002, Greenspan aveva affermato, in un discorso al Council on Foreign Relations (CFR), che la Fed avrebbe, se necessario, salvato il sistema finanziario per mezzo del proprio “potere illimitato di creare denaro”. Due giorni dopo Bernanke, che allora era uno dei direttori regionali della Fed, affermò al National Economic Club che la Fed aveva la capacità di “creare quanti dollari desideri, essenzialmente a costo zero”. Bernanke quindi citò Milton Friedman, che aveva parlato dell'opportunità di “gettare denaro dagli elicotteri” se fosse necessario.
Dal 23 marzo 2006, il Consiglio dei Governatori della Federal Reserve System ha cessato la pubblicazione degli aggregati monetari M3. Il Consiglio ha interrotto anche la pubblicazione di seguenti componenti: depositi a termine a grande denominazione, accordi di riacquisto (RPs) ed eurodollari”. Nessuna spiegazione è stata mai data per questa mossa straordinaria che mette nella condizione la Fed di "non lasciare nessuna traccia" del proprio operato.
Sta di fatto che la bolla sui mutui subprime e la crisi del mercato immobiliare Usa, probabilmente, è figlia di queste decisioni. Che dire?? Teniamoci stretti gli oggetti d'oro (braccialetto regalatoci alla prima comunione, fede, orecchini etc...) visto che il denaro forse varrà sempre meno!!

sabato 24 novembre 2007

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Incertezza!!!!

Ebbene si! continua l'incertezza sui mercati finanziari; da un lato i mercati azionari che si stanno avvicinando a livelli di supporto estremamente importanti, dall'altro i mercati obbligazionari sostenuti dall'incertezza.....La prudenza è d'obbligo in un contesto così volatile, quindi.....solo operazioni tattiche di corto repiro e protette da rigido stop loss in attesa di capire le prossime mosse delle banche centrali, Fed in primis.

domenica 18 novembre 2007

Buona domenica a tutti i miei lettori!!!


___________________________________
L'email della prossima generazione? Puoi averla con la nuova Yahoo! Mail: http://it.docs.yahoo.com/nowyoucan.html

sabato 17 novembre 2007

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - GLI ETF

Gli Exchange Traded Funds (sigla ETF, letteralmente "fondi indicizzati quotati") sono una particolare categoria di fondi, le cui quote sono negoziate in Borsa in tempo reale come semplici azioni, attraverso una banca o un qualsiasi intermediario autorizzato.L'indicizzazioneUna delle caratteristiche peculiari di questo strumento è costituita dall'indicizzazione: gli Etf replicano infatti passivamente la composizione di un indice di mercato (geografico, settoriale, azionario o obbligazionario) e di conseguenza anche il suo rendimento. Se ad esempio l'indice S&P 500 si apprezza del 2%, l'Etf legato allo S&P 500 registrerà un rialzo della stessa proporzione.Gli Etf si caratterizzano come una via di mezzo tra un azione e un fondo e consentono di sfruttare i punti di forza di entrambi gli strumenti.In particolare acquistando un Etf, è possibile realizzare la diversificazione e la riduzione dei rischi tipica di un fondo di investimento, scambiando le quote del fondo come una normale azione. La trattazione in continua degli Etf rende infatti possibile conoscere il valore di mercato in ogni istante, a differenza dei fondi comuni di investimento tradizionali, il cui valore viene fissato una sola volta al giorno, generalmente a fine giornata.
L’Etf consente in estrema sintesi di: - prendere posizione in tempo reale sul mercato target con una sola operazione di acquisto- realizzare l’identica performance dell’indice benchmark- avere un prezzo di mercato costantemente allineato al NAV- ottenere un’ampia diversificazione- ridurre il costo complessivo del proprio portafoglio- eliminare il rischio emittente
Le asset class accessibili attraverso l’investimento in Etf sono estremamente diversificate : è infatti possibile puntare su:
- Indici obbligazionari (Titoli di stato denominati in euro, dollaro, sterline e segmentatiper scadenza. Titoli di società private dell’area euro e no).
- Indici azionari rappresentativi di singoli mercati e di intere aree geografiche (Italia, Gran Bretagna, Germania, Svizzera, Giappone, Europa, Usa, ecc.)
- Indici azionari di mercati emergenti (Cina, India, Russia, Brasile, Turchia, Korea, Taiwan ecc.)
- Indici azionari settoriali (automobili, tecnologici, telecomunicazioni, utilities, banche, energia, servizi finanziari ecc).
- Indici azionari style (mid cap, small cap, value, growth, select dividend).
- Indici di materie prime
- Indici di società immobiliari e di private equity

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Indicatori di analisi tecnica: il canale di Keltner

Il canale di Keltner, illustrato nel dettaglio dal libro "The New Commodity Trading System and Methods" di Perry Kaufman e introdotto per la prima volta dal testo "How To Make Money in Commodities" di Chester W. Keltner, è un utile indicatore che si basa sul calcolo della media mobile esponenziale. L'indicatore è stato ulteriormente sviluppato da Linda Raschke con l'impiego della media mobile del c.d. True Range (ATR) calcolata su 10 periodi.
Il canale di Keltner consiste di due bande proiettate parallelamente alla media mobile esponenziale calcolata normalmente a 20 periodi. Per il calcolo della banda superiore si calcola una media mobile a 10 periodi del True Range, il risultato viene moltiplicato per due e sommato al valore della media mobile esponenziale a 20 periodi. Per la banda inferiore il doppio dell'ATR a 10 periodi è sottratto sempre al valore della media mobile esponenziale a 20 periodi.
Il canale di Keltner viene tradizionalmente utilizzato, oltre che come indicatore di volatilità al posto dell'indicatore Bollinger Bands, anche per generare segnali di acquisto o di vendita al verificarsi del break, della rottura da parte dei prezzi (di chiusura o anche del massimo o del minimo) delle bande esterne.