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martedì 31 gennaio 2012
DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Un parallelo interessante
venerdì 6 gennaio 2012
DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Outlook 2012: cosa ci attende?
Nomura: l'equity strategy team vede una crescita degli eps americani del 6% (a 103 $); per fine 2012 il tasso dei treasury decennali Usa dovrebbe essere al 2.25%; la crescita del Gdp dovrebbe attestarsi sul 2.5% per quest'anno con un'inflazione in salita dall'1.2% all'1.6%. Il target di fine anno dello S&P500 è 1400.
Cumberland Advisors: la politica monetaria della Fed dovrebbe essere di supporto per tutto il 2012; l'eps delle azioni Usa dovrebbe attestarsi sui 100 $; i profitti delle corporate Usa rappresentano una fetta molto importante del Pil statunitense e non si vedono elementi per pensare altrimenti visto che gli elevati livelli di disoccupazione tengono basso il costo del lavoro, l'inflazione è moderata e il costo del denaro è estremamente basso. Il target di fine 2012 per lo S&P500 è 1350-1400.
mercoledì 4 gennaio 2012
DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Outlook 2012: cosa ci attende?
Bank of America: gli strategist prevedono una crescita globale modesta nel 2012; la soluzione dei problemi dell'area euro passa per una modifica dei trattati che sorreggono la moneta unica, mentre l'EFSF così come è stato concepito non è destinato a produrre effetti risolutivi; infine l'euro dollaro che, per la fine del 2012 è visto tornare a 1.40.
Goldman Sachs: la recessione dovrebbe colpire in modo diverso i paesi dell'area euro e dovrebbe essere più acuta nei paesi periferici; l'azionario è visto cedente nella prima parte del 2012 e poi successivamente in recupero nella seconda parte dell'anno sino ai livelli di inizio 2012. Per la crisi della zona euro la politica rappresenta la variabile più importante che potrebbe dare una svolta positiva; infine l'euro dollaro che è visto a 1.40 per la fine del 2012.
Per il momento è tutto.
domenica 3 luglio 2011
DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Quando la polvere viene nascosta sotto al tappeto
Come investitore, il mio scenario centrale rimane sempre quello del Bear Market Secolare: una lunga fase economica caratterizzata da crescita al di sotto del potenziale, shock esterni (il caso Grecia è solo l’ultimo) e alta volatilità degli investimenti a rischio (azioni e materie prime in primis).
Tuttavia, nel breve termine, come vi avevo segnalato, sono compratore delle debolezze sia delle piazze azionarie che delle materie prime perché ritengo che il Bull Market Ciclico non sia terminato proprio grazie al fatto che le autorità sono maestre nel "nascondere la polvere" proprio come piace ai miopi mercati finanziari.
Tanti indicatori che abitualmente tengo monitorati sono in forte eccesso già da alcune settimane; cito, ad esempio, il rapporto tra azioni e obbligazioni e gli economic surprise index calcolati da Citigroup.
Inoltre, nel momento in cui scrivo i livelli di supporto sullo S&P500 (area 1250) hanno retto egregiamente e diversi indicatori di ampiezza del mercato mi stanno segnalando un lento ritorno dell’avversione al rischio da parte degli investitori. Probabilmente, nel breve termine, nascondere la polvere sotto al tappeto abbellisce la casa, almeno sino a quando qualcuno non ci inciampa, scoprendo cosa nasconde sotto…
lunedì 20 dicembre 2010
DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Incontro con Zulauf
Innanzitutto, secondo questo strategist, è palese il dualismo in cui noi investitori ci troviamo ad operare: da un lato le economie dei paesi emergenti che hanno un basso debito, una popolazione giovane, crescite economiche robuste e, in molte situazioni, surplus di bilancio; dall'altro le economie dei paesi industrializzati, alle prese con elevati livelli di debito, bassa crescita economica, una popolazione sempre più vecchia e con molteplici problemi di welfare. I bassi livelli di crescita ostacoleranno, secondo Zulauf, la fuoriuscita dal pantano in cui ci troviamo noi occidentali; le nostre monete soffriranno e, in particolare, l'euro non sopravviverà; l'attesa è di valute dei mercati emergenti che sovraperformeranno le valute dei mercati occidentali (dollaro ed euro). I tassi a breve continueranno a rimanere estremamente bassi ancora per molto tempo a causa del perdurare di politiche monetarie fortemente espansive; i tassi a lungo termine invece si muoveranno all'interno di un trading range ampio e, probabilmente, i minimi li abbiamo già visti. Secondo Zulauf, gli indici azionari continueranno a muoversi nel range degli ultimi 10 anni e il bear market secolare durerà ancora alcuni anni.
Secondo lo strategist "While 2011 may see a friendly first half for equities with limited upside, I expect another cyclical correction thereafter into 2012".
Zulauf conclude esaltando ancora le potenzialità rialziste per l'oro che si trova in un bull market secolare dove le correzioni (sempre possibili) rappresentano ancora occasioni di acquisto.
Nel complesso un incontro interessante con uno dei pochi personaggi del mondo della finanza che ascolto ancora senza sbadigliare.
mercoledì 25 agosto 2010
DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - La lezione giapponese

Dal 1995 al 2009 l'indice Topix della borsa giapponese ha seguito in modo puntuale l'andamento dell'indice Tankan (un indice anticipatore dello stato di salute dell'economia nipponica).
E che dire di quest'altro grafico?

Dal grafico è evidente che aumenta drasticamente la correlazione positiva tra tassi e azioni: se i tassi scendono le azioni scendono e viceversa. In altre parole, tassi decrescenti non aiutano a sostenere l'azionario.
I due grafici che vi ho proposto riepilogano egregiamente quello che vado sostenendo da molto tempo:
1) che lo scenario deflazionistico continuerà a spingere verso il basso i tassi (e l'ultimo statement della Fed ha confermato questa idea);
2) che poichè il mercato è legato a filo doppio con il ciclo economico, visto l'andamentoattuale (e futuro) di diversi indicatori macroeconomici non possiamo che attenderci indici azionari cedenti.
Per il momento è tutto.
martedì 16 febbraio 2010
DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - l'ECRI INDEX segnala cautela

L'indicatore sta testando dal basso la trendline di lungo periodo che unisce i minimi dagli anni '80! Si tratta di un test veramente importante; riguadagnare con una rottura rialzista il livello dinamico indicato con la freccia rossa sarebbe un forte segnale di forza per l'economia; per contro, la mancata rottura rialzista, aprirebbe una fase interlocutoria tipo quella verificatasi tra il 1999 e il 2001. Se dovessi attribuire delle probabilità, al verificarsi dell'uno o l'altro evento, darei più peso alla seconda ipotesi, almeno nel breve periodo. Questo ha come conseguenza un attegiamento prudente sulla classe azionaria, vista la forte correlazione esistente tra l'andamento dell'indice ECRI ed i principali indici azionari internazionali (mi riferisco agli indici azionari Usa e di area Euro; i mercati azionari emergenti sono un'altra storia).
sabato 16 gennaio 2010
DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Pubblicazione del secondo numero del 2010 della Financial Markets LAB Newsletter
Invito i lettori a rafforzare i cordoni di sicurezza per tutto quello che concerne le attività svolte in rete.
Intanto, visto che molti di Voi mi avevano contattato nei giorni scorsi sollecitandomi l'uscita del secondo numero del 2010 della Financial Markets LAB Newsletter, eccezionalmente ho deciso di pubblicarla sulle pagine del Blog vista la momentanea impossibilità ad inoltrarvela. Inoltre, anche il Blog Finanza Monitor (www.finanzamonitor.blogspot.com) la pubblicherà (come aveva fatto con il numero precedente) sulle Sue pagine (Grazie Finanza Monitor!).
Eccola e buona lettura....
Financial Markets LAB Newsletter – gennaio 2010 – N°2
Opportunità di investimento nel 2010: tra rischi ed opportunità – II° PARTE
Nello scorso report abbiamo parlato di rischi: sul versante della sostenibilità di una crescita economica drogata dalla creazione di carta in eccesso, a causa dell’immane debito dei Paesi Occidentali e delle exit strategy che le Banche Centrali dovranno, prima o poi, intraprendere. L’elenco dei rischi non è esaurito, ma prima voglio ripartire esattamente da dove ci eravamo lasciati: dal decennio perduto delle Borse e dell’economia. Chi avesse investito 100 euro nell’indice europeo all’inizio del 2000, oggi ne avrebbe circa 87, dividendi inclusi. Le analogie con il periodo 1968-1982 ci sono;
anche allora lo sboom iniziò dopo uno straordinario periodo di crescita iniziato con la ricostruzione dopo la fine della seconda guerra mondiale; negli anni novanta, invece, la crescita fu trainata dall’innovazione tecnologica (internet) e da una produttività stellare. Ma la crescita non dura all’infinito, in particolare, se si producono beni e servizi in eccesso rispetto a quanto la domanda può assorbire.

E’ impressionante vedere i rendimenti decennali total return(comprensivi, cioè, non solo della rivalutazione dei corsi azionari ma anche della distribuzione dei dividendi) dell’indice S&P500 della Borsa Americana dagli anni ’30 ad oggi; dal grafico a barre
qui sopra risulta anche evidente come gli anni ’50, ’80 e ’90 siano stati eccezionali dal punto di vista dei rendimenti e che passeranno alcuni lustri prima di rivederli. Più realistico dunque ipotizzare per le azioni rendimenti non stellari del 5%-7% all’anno per il decennio che abbiamo davanti, a meno che la storia non ci riservi sorprese dal punto di vista dell’innovazione tecnologica (auto ad idrogeno, energie alternative, etc).
Parlare dell’occupazione, poi, è come sparare sulla croce rossa; guardate il grafico seguente che mostra quanta occupazione è stata creata nel decennio appena trascorso. Non era mai successo, dagli anni ‘40 ad oggi, di vedere una così bassa creazione di posti di lavoro!

Torniamo ai rischi, partendo proprio dall’occupazione; in realtà, dell’occupazione abbiamo già parlato nelle scorse Financial Markets LAB Newsletter e nei vari post sul Blog; quindi non ha senso dilungarsi oltre; ribadisco solo che nel corso del 2010l’occupazione rimarrà asfittica con tendenza al peggioramento e, nella migliore delle ipotesi, potrà tendere a stabilizzarsi sui livelli raggiunti nel 2009; gli eventuali segni di miglioramento deriveranno solamente da aiuti statali e non saranno legati a scenari di crescita sostenibile. Come può migliorare l’occupazione
se grandi settori come quello immobiliare o automobilistico Americano, stanno lottando con problemi di sovra capacità produttiva?! Come ho già detto, vedo solo una via d’uscita: l’innovazione tecnologica.
Ovviamente, problemi sul versante occupazionale si ripercuotono dal lato dei consumi (circa due terzi del Pil Usa una volta era costituito dai consumi degli Americani) e della fiducia delle famiglie.
Nel sistema finanziario i problemi non sono ancora del tutto risolti; aspettiamoci nuovi fallimenti di banche nel corso di questo anno e le istituzioni creditizie che non falliranno soffriranno ancora pesantemente (mi riferisco in particolare alle
banche anglosassoni; quelle italiane sono un’altra storia, per fortuna); un esempio?
Citigroup è esposta per centinaia di miliardi di dollari nel settore real estate; non credo che il settore immobiliare Usa risorgerà questo anno; anzi, penso che il rimbalzo
in atto sarà di breve durata (vedi indicatori tipo l’S&P-Case Shiller Index); nei prossimi anni (2010-2012) una marea di mutui dovranno essere rinegoziati negli Stati Uniti; in altre parole, gente che aveva acceso mutui ARMs negli scorsi anni a condizioni
vantaggiose saranno costrette, a causa del vincolo contrattuale, a rivedere (in peggio!!) le condizioni dei loro mutui; gli ARMs sono dei mutui dove c’è un’opzione, una clausola, che permette al mutuatario di pagare un interesse molto basso per i primi
anni di vita del mutuo, successivamente l’interesse viene ricalcolato con dei parametri molto peggiorativi. Difatti da qui il prefisso ARMS = option adjustable-rate mortgages.
E come commentare la recente affermazione di Geithner (Segretario del Tesoro Americano)?!:
“We're not going to have.... a second wave of financial crisis..... We'll do what is necessary to prevent that.......and that is completely within our capacity to prevent."
Mi viene da dire una sola parola: FANTASTICO!!!
L’affermazione del Segretario del Tesoro Usa è un’ammissione implicita che le autorità Statunitensi si attendono una “second wave” magari proprio legata ai mutui ARMs o alla marea di strumenti derivati ancora annidati nei bilanci delle banche (che
dall’inizio della crisi ad oggi sono aumentati!!). Io la interpreto proprio così, come una confessione!
Sempre nella stessa recente intervista Geithner sentenziava:
"We were in a very deep hole and it is going to take a long time to repair the damage done to confidence."
Ebbene, personalmente sono davvero molto preoccupato riguardo la concreta possibilità di una seconda ondata di crisi finanziaria perché, in questo secondo round, le Autorità avrebbero meno armi a disposizione per fronteggiarla, visto che, come ho
già scritto, gli Usa hanno già emesso più passività di una “Repubblica delle banane”. Un altro segnale preoccupante è legato alle recenti affermazioni riguardo la decisione del
Tesoro Usa, annunciata il 24 dicembre scorso, di fornire un sostegno finanziario illimitato a Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie semigovernative che forniscono mutui a tasso agevolato negli Usa (finora le due agenzie hanno ricevuto qualcosa come
60 e 51 miliardi di dollari di aiuti); questa notizia, assolutamente pessima dal punto di vista etico (il Tesoro Usa sta dicendo all’americano medio: “accendi pure un mutuo, poi anche se non sei in grado di ripagarlo, intervengo io, con i soldi di
tutti i contribuenti per ripianare le perdite!! Come faccio?! Faccio stampare cartamoneta dalla Federal Reserve e ricompro i titoli spazzatura che sono nell’attivo di Fannie & Freddie, semplice no?!”) potrebbe essere la punta di un iceberg di problemi legati al mercato immobiliare e, probabilmente, il Tesoro
Americano vuole giocare d’anticipo.
Tra le possibili soluzioni alla crisi, oltre alla più volte citata innovazione tecnologica avrei potuto inserire un’altra importante variabile: il sostegno allo sviluppo mondiale delle grandi economie emergenti (oramai emergenti neanche più di tanto!): Cina e India
in testa. Ma come è successo nei passati “inverni di Kondratieff” (vedi grafico) durante le crisi si alzano steccati e barriere; paradossalmente “le economie si arroccano dentro castelli medievali” per difendersi e fronteggiare dure guerre commerciali.

Come ha più volte sottolineato Paul Krugman, la Cina è una grande potenza finanziaria e commerciale che però non si muove in coordinamento con le altre grandi economie. L’esempio più eclatante di questa affermazione è lo yuan fermo per legge al valore di
6.8 rispetto al dollaro. L’International Trade Commission ha deciso di rispondere con l’utilizzo dei dazi; proprio gli Usa (tra l’altro, dopo che Obama si è recato in Cina poche settimane fa a sostenere la causa Americana) applicheranno dazi dal 10% al
16% sui tubi d’acciaio made in Cina. Usa ed Unione Europea hanno più volte spinto la Cina a rivalutare la propria moneta; proprio alcuni giorni fa il governo cinese ha risposto freddamente che ogni decisione verrà presa secondo i tempi e i modi ritenuti più opportuni. Tra Usa e Cina ci sono in ballo qualcosa come 400 miliardi (dollaro più dollaro meno) di scambi commerciali e, al momento, risulta difficile capire come andrà a finire.
Il quadro che ho dipinto è a tinte fosche lo so, anche se qualche opportunità di investimento, come abbiamo visto anche nella I° PARTE non mancherà; l’elenco dei rischi non finirebbe qui; ho voluto evidenziarvi quelli più eclatanti. Concludo questo
numero della Financial Markets LAB Newsletter segnalandovi che qualcuno che sta meglio nel mondo e gode di buona salute c’è: le economie dei mercati emergenti ovvero proprio Cina, India, Russia e Brasile in testa. Ho questa convinzione: ritengo che i mercati azionari di queste economie siano da accumulare sulle debolezze vista la forza delle loro economie, che cresceranno a ritmi compresi tra il 5% ed il 10% contro le asfittiche crescite del 2%-3%dei G-10. Vi segnalo infine una frase di V. Lenin (non sono certamente un ammiratore del suo pensiero politico-economico, ma l’affermazione, se riferita all’operato degli Usa degli
ultimi due anni e mezzo, è molto attuale!):
“The best way to destroy the capitalist system is to debauch the currency.”
Per il momento è tutto. Passo e chiudo.
sabato 8 novembre 2008
DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Black or White?
Gli ottimisti invece pensano che i minimi del mese di ottobre hanno rappresentato un eccesso destinato lentamente a rientrare; da quei minimi i mercati azionari dovrebbero assestarsi per ripartire al rialzo; il carburante dovrebbe essere rappresentato dall’eccessivo ipervenduto e da valutazioni fondamentali che cominciano ad essere allettanti. Se devo dare un colore alla mia personale opinione di umile operatore scelgo il grigio, ma non perché “vedo grigio” ma per il fatto che mi colloco un po’ a metà strada tra gli ottimisti e i pessimisti. Le ragioni le ho motivate e sviscerate nella GLOBAL ASSET ALLOCATION NEWSLETTER che ho spedito ai lettori alcuni giorni fa. Continuo a credere che il bear market non sia finito e quindi non ho cambiato il giudizio di medio lungo termine sui mercati azionari (e neanche su quelli obbligazionari e delle commodities); a mio avviso si è aperta una nuova fase di costruzione di un bottom di medio periodo; le valutazioni delle Piazze azionarie sono migliorate nel corso di ottobre e a questo punto, secondo me, possiamo parlare di moderata sottovalutazione; non siamo tuttavia sui livelli di sottovalutazione che ad esempio esprimevano le quotazioni negli anni ottanta. In sintesi, non vedo ancora alle porte il toro che scalpita! Vedo molti titoli che cominciano ad essere eccessivamente sacrificati in termini di valutazione che il mercato sta assegnando loro in questo momento; per contro, ci sono ancora diversi titoli ancora cari. Quindi attenzione allo stock picking e non pensiate che, anche se abbiamo avuto un mese di ottobre veramente molto brutto, tutti i titoli si siano comportati allo stesso modo. Ritengo che il processo di bottom degli indici azionari richiederà tempo; in altre parole la fiducia impiegherà diverso tempo per tornare a sostenere in modo continuativo le quotazioni ma, soprattutto, diverse variabili chiave (earning momentum, dati macroeconomici) dovranno mostrare segni di stabilizzazione. In questa fase ritengo probabile anche momenti di rimbalzo (bear market rallies) di cui approfittare in un’ottica tattica e di trading. Non tutti gli investitori però sono in grado di comprare e vendere freneticamente nel giro di qualche giorno e, soprattutto, non tutti sono in grado di sostenere il forte aumento di volatilità che si è registrato nell’ultimo periodo. Affidatevi sempre ad un consulente finanziario esperto nel momento in cui prendete decisioni importanti che riguardano il Vostro portafoglio.
Chiudo con un pò di dati statistici; i lettori del Blog sanno che amo andare a scavare indietro nel tempo, tanto che proprio uno di Voi mi ha dato il simpatico appellativo di “archeologo dei mercati finanziari”. Guardate nel grafico in basso cosa è storicamente successo in termini di rendimento dei mercati azionari durante le presidenze americane; mi sembra che gli indici azionari premino decisamente i governi democratici.....

venerdì 8 agosto 2008
DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Un aggiornamento sulla situazione dei mercati azionari
giovedì 3 luglio 2008
DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - La Bce alza i tassi
3 luglio 2008 - Decisioni di politica monetaria
Nella riunione odierna il Consiglio direttivo della BCE ha adottato le seguenti decisioni di politica monetaria.
Il tasso minimo di offerta sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema è innalzato di 25 punti base, al 4,25%, a decorrere dall’operazione con regolamento il 9 luglio 2008.
Il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginale è innalzato di 25 punti base, al 5,25%, con effetto dal 9 luglio 2008.
Il tasso di interesse sui depositi presso la banca centrale è innalzato di 25 punti base, al 3,25%, con effetto dal 9 luglio 2008.
Il Presidente della BCE illustrerà i motivi di tali decisioni nella conferenza stampa che avrà luogo questo pomeriggio alle ore 14.30 (ora dell’Europa centrale).
Banca centrale europea Direzione Comunicazione Divisione Stampa e informazione Kaiserstrasse 29, D-60311 Frankfurt am MainTel. +49 69 1344 7455, Fax +49 69 1344 7404.

Dalle parole del discorso che abbiamo ascoltato non sembrano esserci riferimenti espliciti al fatto che ci possano essere nuovi rialzi dei tassi; Trichet lascia la porta aperta ad ulteriori manovre restrittive ma senza fornire indicazioni precise. Nei giorni scorsi da più parti si è assistito a dischiarazioni distensive che lascerebbero pensare, al massimo, ad un altro ritocco verso l'alto dei tassi. Proviamo ora a fare qualche considerazione:
1) La Bce ha attuato una manovra estremamente discutibile e non solo per i modi ed i tempi con la quale è stata annunciata ai mercati finanziari;
2) Trichet continua a paventare rischi inflazionistici ma la componente core dell'inflazione non è ancora stata "contagiata" dai rincari della componente volatile energy (cosi come il Cpi core Usa!);
3) Un rialzo dei tassi avrebbe avuto senso a fronte di un inflazione da domanda tipo quella che stanno sperimentando diverse economie di Paesi emergenti;
4) A parziale giustificazione della manovra attuata dalla Bce ci sono due motivazioni; da un lato la crescita della massa monetaria, che in Eurolandia sta avanzando ad un ritmo del 10% (aspetto che avevamo evidenziato in un post di qualche mese fa); dall'altro la necessità di scongiurare eventuali "second round effects", innescare cioè, la famosa spirale di aumenti prezzi-salari;
5) Trichet continua a parlare di un buon stato di salute dell'economia di Eurolandia; in realtà quest'anno si farà fatica a raggiungere una crescita del 2%; inoltre i principali indicatori di sentiment economico (Pmi, Ifo, Fiducia dei consumatori, etc.) stanno fornendo indicazioni preoccupanti; non solo, anche sul mercato obbligazionario nei giorni scorsi la curva di area Euro si è invertita (un titolo di stato a due anni rendeva di più che un titolo di stato a 10 anni!); una curva invertita è in molti casi la spia anticipatrice di una recessione;
6) Nel breve periodo è probabile che assisteremo ad un rimbalzo sia del mercato azionario che di quello obbligazionario; nel medio termine invece vedremo, con tutta probabilità, nuovi minimi delle Piazze azionarie e nuovi massimi per i tassi di interesse; la parte breve della curva dei rendimenti (titoli di stato a 2-3 anni) è attraente in termini di rendimenti offerti; prudenza sulla parte lunga della curva (la curva è molto piatta e nel breve potrebbe irripidirsi);
7) Lo scenario intermarket di medio lungo periodo più probabile appare essere quello di poter assistere a crescite macroeconomiche estremamente moderate sia in Usa che in area Euro in un contesto di moderate spinte inflazionistiche dovute all'aumento dei prezzi del petrolio; tuttavia tali aumenti non dovrebbero trasmettersi alle altre componenti del Cpi; in questo contesto, come abbiamo già detto, i mercati azionari andranno con tutta probabilità verso nuovi minimi (S&P500 in area 1180/1170) e i mercati obbligazionari rimarranno sotto pressione (Bund che rompe zona 110 e va verso 106);
8) Non possiamo escludere (anche se gli attribuiamo basse probabilità di verificarsi) scenari più drammatici nel caso dell'esplosione di un conflitto Israele - Iran. In questo caso la tanto pronunciata stagflazione sarebbe molto probabile!
sabato 21 giugno 2008
DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Un aggiornamento sulla strategia di investimento
Questo grafico, che ho ritrovato in un vecchio report del 2002 di questo grandissimo analista (pluri premiato come miglior analista nel settore machinery!!!) mostra come mondo azionario e mondo delle commodities hanno alternato periodi di leadership dal 1870 ad oggi di circa 18 anni, alternandosi in modo perfetto! E' sostanzialmente dal 2002 che il testimone della leadership è passato alle commodities ed è probabile che questa sovraperformance sia destinata a proseguire. Altri analisti come Hussman (di Hussman funds) ritengono che non appena la recessione Usa manifesterà maggiormente i propri effetti, anche le commodities soffriranno. Per il momento, tuttavia, il Crb index pare godere ancora di buona salute, come abbiamo evidenziato in un Focus Report di qualche giorno fa. In una scala di appetibilità e con un orizzonte di lungo termine pongo ancora una volta al primo posto le commodities, i bonds e la liquidità, al secondo le azioni. Un ultima considerazione sull'economia Usa e sugli eps; guardate storicamente come si è mosso il tasso di disoccupazione in concomitanza con le passate recessioni (evidenziate dalla linea verticale grigia):

Di dati brutti sull'occupazione Usa ne vedremo ancora tanti e per un po di tempo! Vero Mister Bernanke?!
Sugli eps (earning per share, ndr) c'è ben poco da dire: continuano ad essere rivisti al ribasso su tutte le principali aree geografiche; gli Usa hanno le stime di utile più alte, seguite da Europa e Giappone. Mi aspetto che le revisioni al ribasso continuino ancora (occhio al settore bancario!). Lontani dalle small caps e continuare a prediligere large o macro caps; infine: meglio i titoli growth che quelli value.
lunedì 16 giugno 2008
DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Qualche altra considerazione sulle affermazioni hawkish delle Banche Centrali

Per tutte queste considerazioni continuo a ritenere sbagliato, sia come manovra che come timing, un eventuale rialzo dei tassi nella prossima riunione della BCE.
NON MI ATTENDO, IN CASO DI RIALZO DI UN QUARTO DI PUNTO NEI TASSI UFFICIALI, L'AVVIO DI UN CICLO DURATURO DI RIALZI. PER QUESTA ED ALTRE RAGIONI DI TIPO TECNICO-FONDAMENTALE CHE STIAMO ELABORANDO IN UN FOCUS REPORT, I LIVELLI RAGGIUNTI DAI TITOLI DI STATO DI AREA EURO COMINCIANO A SEMBRARE INTERESSANTI.
domenica 15 giugno 2008
DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Analisi tecnica dell'indice Comit
Proviamo a dare uno sguardo al contesto tecnico in cui si trova l'indice Comit della Borsa italiana. Dopo la violazione ribassista della neckline in area 1800, l'indice italiano ha innescato una profonda correzione e ha fornito le conferme per l'inversione del trend rialzista partito dai minimi del 2003. Probabile, visto il contesto di debolezza confermato dagli indicatori di trend, il raggiungimento di zona 1400 che rappresenta l'estensione dell'obiettivo dato dalla figura di inversione già menzionata nonchè il 61.8% di retracement di tutto il rialzo avutosi dal 2003. Non si ravvisano indicazioni, dagli oscillatori contrarian, che possano far pensare ad un'inversione rialzista del bear market in atto. IL MESSAGGIO PERTANTO CHE DERIVA DA TALE ANALISI E' ANCORA DI ESTREMA CAUTELA; eventuali acquisti dovranno avere natura di tipo tattico (corto respiro!!!) ed essere protetti da rigido stop loss. 
martedì 15 gennaio 2008
DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Mercati azionari sull'orlo del baratro
L'ISM manifatturiero, per esempio, in dicembre è sceso sotto la fatidica soglia di 50. Abbiamo analizzato la capacità predittiva di questo indicatore e abbiamo visto che partendo dal 1981 è andato sotto 50 rimanendoci per almeno due mesi, 8 volte; la durata di questi periodi è stata di circa 14 mesi e durante tali fasi lo S&P500 ha subito cali massimi in media del 8% con punte massime del 29% nel periodo 2000-2001.
Anche dal punto di vista tecnico sembrano emergere segnali decisamente preoccupanti; in particolare, sotto 1370 può dirsi avviato il bear market per lo S&P500.
Da questo scenario emerge pertanto un attegiamento estremamente prudente sui mercati azionari.
domenica 16 dicembre 2007
DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Aggiornamento dalla modellistica quantitativa
I nostri modelli quantitativi segnalano al momento un orientamento leggermente negativo per la classe azioni e leggermente positivo per la classe obbligazioni; ricordiamo che il grade di ciascuna asset class viene determinato sulla base di parametri quantitativi e analizza serie storiche di prezzi mensili. Obiettivo di determinazione di tale giudizio è quello di avere un riferimento circa la possibile evoluzione in termini di andamento delle due asset class (mondo azioni e mondo obbligazioni).
sabato 1 dicembre 2007
DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Siamo in un Bear market o in un Bull market??!!: questo è il problema!!!
Ebbene, nessuna di queste situazioni si sta presentando ora. Inoltre, un'altra importante indicazione ci giunge dai cosidetti indicatori di sentiment (che misurano il grado di ottimismo o di pessimismo da parte degli investitori) che non registrano situazioni di eccesso di pessimismo o di ottimismo (troppo ottimismo sarebbe un segnale negativo e viceversa nel caso di eccessi di pessimismo). Pertanto, la fase attualmente in atto dovrebbe essere puramente transitoria e causata dalla turbolenza proveniente dal settore bancario dopo lo scoppio del bubbone subprime.
Tuttavia, c'è un importante aspetto di cui tenere conto: la volatilità. I mercati azionari sono entrati in una nuova fase più volatile che rende più problematico prendere decisioni di investimento, soprattutto se queste hanno un'ottica di breve termine. Proprio per queste ragioni estremamente importante è l'individuazione del proprio profilo di rischio-rendimento e del proprio orizzonte temporale al fine di definire la giusta asset allocation.
