Il report gratuito di Financial Markets LAB!

Si chiama Financial Markets LAB Newsletter ed è il mio report GRATUITO di ricerca ed analisi in materia di investimenti sui mercati finanziari contenente notizie, commenti, curiosità ed approfondimenti sull'andamento dei principali mercati finanziari.

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AUTORIZZAZIONE AL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI INFORMATIVA AI SENSI DELL'ART. 13 DEL D.LGS 196 DEL 30 GIUGNO 2003 (Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali) - Il blog Financial Markets LAB desidera informare i propri lettori, ai sensi dell'articolo 13 del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, che i dati personali che li riguardano, raccolti in occasione della sottoscrizione della Financial Markets LAB Newsletter gratuita, saranno oggetto di trattamento ai sensi della legge sopraindicata. Si leggano a questo proposito i dettagli riportati nello spazio apposito, intitolato Privacy, in questa stessa pagina.


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martedì 31 gennaio 2012

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Un parallelo interessante

Guardate questo grafico che confronta l'andamento dell'indice S&P500 nel 1974-75 e oggi; se la storia dovesse ripetersi saremmo vicini ad una ripresa del trend ribassista. Questa è una delle tantissime ragioni che mi vede venditore di azioni Usa se l'indice azionario americano dovesse arrivare in zona 1350-1370. Questo con la finalità di ridimensionare l'investito azionario ed il rischio del mio portafoglio.

venerdì 6 gennaio 2012

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Outlook 2012: cosa ci attende?

Ed ecco alcuni punti salienti espressi nell'ambito di conf call che ho ascoltato ieri mattina:

Nomura: l'equity strategy team vede una crescita degli eps americani del 6% (a 103 $); per fine 2012 il tasso dei treasury decennali Usa dovrebbe essere al 2.25%; la crescita del Gdp dovrebbe attestarsi sul 2.5% per quest'anno con un'inflazione in salita dall'1.2% all'1.6%. Il target di fine anno dello S&P500 è 1400.

Cumberland Advisors: la politica monetaria della Fed dovrebbe essere di supporto per tutto il 2012; l'eps delle azioni Usa dovrebbe attestarsi sui 100 $; i profitti delle corporate Usa rappresentano una fetta molto importante del Pil statunitense e non si vedono elementi per pensare altrimenti visto che gli elevati livelli di disoccupazione tengono basso il costo del lavoro, l'inflazione è moderata e il costo del denaro è estremamente basso. Il target di fine 2012 per lo S&P500 è 1350-1400.

mercoledì 4 gennaio 2012

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Outlook 2012: cosa ci attende?

Finite le vacanze eccomi di nuovo ai posti di combattimento pronto per un nuovo anno denso di incognite; ho iniziato una serie di conf call con le principali case di investimento internazionali e colgo l'occasione per riportarvi il loro outlook 2012; vediamo le prime due che ho avuto modo di ascoltare questa mattina:
Bank of America: gli strategist prevedono una crescita globale modesta nel 2012; la soluzione dei problemi dell'area euro passa per una modifica dei trattati che sorreggono la moneta unica, mentre l'EFSF così come è stato concepito non è destinato a produrre effetti risolutivi; infine l'euro dollaro che, per la fine del 2012 è visto tornare a 1.40.
Goldman Sachs: la recessione dovrebbe colpire in modo diverso i paesi dell'area euro e dovrebbe essere più acuta nei paesi periferici; l'azionario è visto cedente nella prima parte del 2012 e poi successivamente in recupero nella seconda parte dell'anno sino ai livelli di inizio 2012. Per la crisi della zona euro la politica rappresenta la variabile più importante che potrebbe dare una svolta positiva; infine l'euro dollaro che è visto a 1.40 per la fine del 2012.
Per il momento è tutto.

domenica 3 luglio 2011

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Quando la polvere viene nascosta sotto al tappeto

I Governi Occidentali stanno continuando la battaglia di riduzione dei debiti accumulati e causati da modelli di crescita economica non sostenibili; Le autorità europee stanno delineando piani di salvataggio della Grecia. Così come quando si fanno le pulizie in casa, si sta cercando di sbarazzarsi della polvere accumulatasi un po’ dappertutto. L’impressione che ne sto ricavando, tuttavia, non è positiva e l’ultimo esempio giunge dalla manovra economica che il Governo italiano vuole varare; non voglio addentrarmi nei dettagli della manovra da 40 miliardi architettata da Tremonti; dico solo che i problemi si stanno nascondendo, un po’ come si nasconde la polvere sotto al tappeto per evitare la fatica di doverla rimuovere e la stessa cosa si sta facendo in Usa (pensate che entro i primi di agosto devono innalzare il tetto massimo del debito consentito!) o nei tentativi di salvataggio della Grecia. Il problema fondamentale, tuttavia, risiede non tanto nella mancanza di volontà da parte dei Governi o delle Autorità economiche, quanto della mancanza di una sufficiente crescita economica da cui attingere risorse per permettere di assestare una decisa sforbiciata ai debiti pubblici.

Come investitore, il mio scenario centrale rimane sempre quello del Bear Market Secolare: una lunga fase economica caratterizzata da crescita al di sotto del potenziale, shock esterni (il caso Grecia è solo l’ultimo) e alta volatilità degli investimenti a rischio (azioni e materie prime in primis).
Tuttavia, nel breve termine, come vi avevo segnalato, sono compratore delle debolezze sia delle piazze azionarie che delle materie prime perché ritengo che il Bull Market Ciclico non sia terminato proprio grazie al fatto che le autorità sono maestre nel "nascondere la polvere" proprio come piace ai miopi mercati finanziari.
Tanti indicatori che abitualmente tengo monitorati sono in forte eccesso già da alcune settimane; cito, ad esempio, il rapporto tra azioni e obbligazioni e gli economic surprise index calcolati da Citigroup.
Inoltre, nel momento in cui scrivo i livelli di supporto sullo S&P500 (area 1250) hanno retto egregiamente e diversi indicatori di ampiezza del mercato mi stanno segnalando un lento ritorno dell’avversione al rischio da parte degli investitori. Probabilmente, nel breve termine, nascondere la polvere sotto al tappeto abbellisce la casa, almeno sino a quando qualcuno non ci inciampa, scoprendo cosa nasconde sotto…

lunedì 20 dicembre 2010

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Incontro con Zulauf

Alcune settimane fa ho avuto il piacere di partecipare ad un incontro con Felix W. Zulauf, uno dei guru del mondo dei mercati finanziari. Vi riporto per sommi capi la sua visione, peraltro piuttosto pessimistica, che condivido in molti punti.
Innanzitutto, secondo questo strategist, è palese il dualismo in cui noi investitori ci troviamo ad operare: da un lato le economie dei paesi emergenti che hanno un basso debito, una popolazione giovane, crescite economiche robuste e, in molte situazioni, surplus di bilancio; dall'altro le economie dei paesi industrializzati, alle prese con elevati livelli di debito, bassa crescita economica, una popolazione sempre più vecchia e con molteplici problemi di welfare. I bassi livelli di crescita ostacoleranno, secondo Zulauf, la fuoriuscita dal pantano in cui ci troviamo noi occidentali; le nostre monete soffriranno e, in particolare, l'euro non sopravviverà; l'attesa è di valute dei mercati emergenti che sovraperformeranno le valute dei mercati occidentali (dollaro ed euro). I tassi a breve continueranno a rimanere estremamente bassi ancora per molto tempo a causa del perdurare di politiche monetarie fortemente espansive; i tassi a lungo termine invece si muoveranno all'interno di un trading range ampio e, probabilmente, i minimi li abbiamo già visti. Secondo Zulauf, gli indici azionari continueranno a muoversi nel range degli ultimi 10 anni e il bear market secolare durerà ancora alcuni anni.
Secondo lo strategist "While 2011 may see a friendly first half for equities with limited upside, I expect another cyclical correction thereafter into 2012".
Zulauf conclude esaltando ancora le potenzialità rialziste per l'oro che si trova in un bull market secolare dove le correzioni (sempre possibili) rappresentano ancora occasioni di acquisto.
Nel complesso un incontro interessante con uno dei pochi personaggi del mondo della finanza che ascolto ancora senza sbadigliare.

mercoledì 25 agosto 2010

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - La lezione giapponese

Dalle pagine del mio blog ho più volte sostenuto che una politica di Quantitative Easing intrapresa da una banca centrale ha più le sembianze di un "grande esperimento" piuttosto che di una "cura" di comprovata efficacia; gli scarsi risultati ottenuti dallo stesso tipo di politiche attuate in Giappone tanti anni fa sono un chiaro esempio delle mie affermazioni. Le armi non convenzionali (nell'ultima Financial Markets LAB Newsletter ho fatto una similitudine con certe erbe fitoterapiche!) sono uno strumento di dubbia efficacia i cui effetti sulle variabili macroeconomiche sono tutte da provare! E i mercati finanziari? Beh il Giappone ancora una volta ci consegna un verdetto; in fasi come quella che il Giappone ha attraversato nel recente passato (simile a quella che si sta vivendo in Usa) e in cui tutt'ora si trova, l'azionario si lega a filo doppio alle sorti del ciclo economico. Guardate questo grafico:



Dal 1995 al 2009 l'indice Topix della borsa giapponese ha seguito in modo puntuale l'andamento dell'indice Tankan (un indice anticipatore dello stato di salute dell'economia nipponica).
E che dire di quest'altro grafico?



Dal grafico è evidente che aumenta drasticamente la correlazione positiva tra tassi e azioni: se i tassi scendono le azioni scendono e viceversa. In altre parole, tassi decrescenti non aiutano a sostenere l'azionario.
I due grafici che vi ho proposto riepilogano egregiamente quello che vado sostenendo da molto tempo:
1) che lo scenario deflazionistico continuerà a spingere verso il basso i tassi (e l'ultimo statement della Fed ha confermato questa idea);
2) che poichè il mercato è legato a filo doppio con il ciclo economico, visto l'andamentoattuale (e futuro) di diversi indicatori macroeconomici non possiamo che attenderci indici azionari cedenti.
Per il momento è tutto.

martedì 16 febbraio 2010

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - l'ECRI INDEX segnala cautela

L'ultima Financial Markets LAB Newsletter ha scatenato una marea di domande, dubbi e curiosità da parte di tutti i miei lettori. Ritengo allora giusto tornare sull'argomento per approfondire la situazione dal punto di vista tecnico. L'ECRI index, calcolato dall'Economic Cycle Research Institute è un indicatore dello stato di salute dell'economia. Nell'attuale ciclo ha colto in anticipo la ripartenza dell'econonomia, segnalandoci ad inizio 2009 che i segnali di ripresa stavano covando sotto la cenere. Nel corso del 2009 l'indice ha fatto segnare un poderoso rimbalzo e la situazione attuale è egregiamente sintetizzata dal grafico che vi propongo qui in basso.



L'indicatore sta testando dal basso la trendline di lungo periodo che unisce i minimi dagli anni '80! Si tratta di un test veramente importante; riguadagnare con una rottura rialzista il livello dinamico indicato con la freccia rossa sarebbe un forte segnale di forza per l'economia; per contro, la mancata rottura rialzista, aprirebbe una fase interlocutoria tipo quella verificatasi tra il 1999 e il 2001. Se dovessi attribuire delle probabilità, al verificarsi dell'uno o l'altro evento, darei più peso alla seconda ipotesi, almeno nel breve periodo. Questo ha come conseguenza un attegiamento prudente sulla classe azionaria, vista la forte correlazione esistente tra l'andamento dell'indice ECRI ed i principali indici azionari internazionali (mi riferisco agli indici azionari Usa e di area Euro; i mercati azionari emergenti sono un'altra storia).

sabato 16 gennaio 2010

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Pubblicazione del secondo numero del 2010 della Financial Markets LAB Newsletter

Sono molto arrabbiato! Non capisco perchè ci siano degli idioti che si divertono a violare dal punto di vista informatico le mail degli altri e, approfittando degli indirizzi presenti nella rubrica, mandano spam o virus a pioggia. Non ho parole; i pirati informatici dovrebbero essere condannati dalla legge con pene severe! A causa di quello che è successo ieri, non riesco più ad accedere alla casella di posta del blog, finmklab@yahoo.it, visto che l'Amministratore (Yahoo) accortosi della violazione, ieri sera l'ha temporaneamente bloccata. Spero di riuscire nei prossimi giorni a ripristinarla, poichè il blocco dovrebbe essere momentaneo.
Invito i lettori a rafforzare i cordoni di sicurezza per tutto quello che concerne le attività svolte in rete.
Intanto, visto che molti di Voi mi avevano contattato nei giorni scorsi sollecitandomi l'uscita del secondo numero del 2010 della Financial Markets LAB Newsletter, eccezionalmente ho deciso di pubblicarla sulle pagine del Blog vista la momentanea impossibilità ad inoltrarvela. Inoltre, anche il Blog Finanza Monitor (www.finanzamonitor.blogspot.com) la pubblicherà (come aveva fatto con il numero precedente) sulle Sue pagine (Grazie Finanza Monitor!).
Eccola e buona lettura....

Financial Markets LAB Newsletter – gennaio 2010 – N°2
Opportunità di investimento nel 2010: tra rischi ed opportunità – II° PARTE
Nello scorso report abbiamo parlato di rischi: sul versante della sostenibilità di una crescita economica drogata dalla creazione di carta in eccesso, a causa dell’immane debito dei Paesi Occidentali e delle exit strategy che le Banche Centrali dovranno, prima o poi, intraprendere. L’elenco dei rischi non è esaurito, ma prima voglio ripartire esattamente da dove ci eravamo lasciati: dal decennio perduto delle Borse e dell’economia. Chi avesse investito 100 euro nell’indice europeo all’inizio del 2000, oggi ne avrebbe circa 87, dividendi inclusi. Le analogie con il periodo 1968-1982 ci sono;
anche allora lo sboom iniziò dopo uno straordinario periodo di crescita iniziato con la ricostruzione dopo la fine della seconda guerra mondiale; negli anni novanta, invece, la crescita fu trainata dall’innovazione tecnologica (internet) e da una produttività stellare. Ma la crescita non dura all’infinito, in particolare, se si producono beni e servizi in eccesso rispetto a quanto la domanda può assorbire.



E’ impressionante vedere i rendimenti decennali total return(comprensivi, cioè, non solo della rivalutazione dei corsi azionari ma anche della distribuzione dei dividendi) dell’indice S&P500 della Borsa Americana dagli anni ’30 ad oggi; dal grafico a barre
qui sopra risulta anche evidente come gli anni ’50, ’80 e ’90 siano stati eccezionali dal punto di vista dei rendimenti e che passeranno alcuni lustri prima di rivederli. Più realistico dunque ipotizzare per le azioni rendimenti non stellari del 5%-7% all’anno per il decennio che abbiamo davanti, a meno che la storia non ci riservi sorprese dal punto di vista dell’innovazione tecnologica (auto ad idrogeno, energie alternative, etc).
Parlare dell’occupazione, poi, è come sparare sulla croce rossa; guardate il grafico seguente che mostra quanta occupazione è stata creata nel decennio appena trascorso. Non era mai successo, dagli anni ‘40 ad oggi, di vedere una così bassa creazione di posti di lavoro!



Torniamo ai rischi, partendo proprio dall’occupazione; in realtà, dell’occupazione abbiamo già parlato nelle scorse Financial Markets LAB Newsletter e nei vari post sul Blog; quindi non ha senso dilungarsi oltre; ribadisco solo che nel corso del 2010l’occupazione rimarrà asfittica con tendenza al peggioramento e, nella migliore delle ipotesi, potrà tendere a stabilizzarsi sui livelli raggiunti nel 2009; gli eventuali segni di miglioramento deriveranno solamente da aiuti statali e non saranno legati a scenari di crescita sostenibile. Come può migliorare l’occupazione
se grandi settori come quello immobiliare o automobilistico Americano, stanno lottando con problemi di sovra capacità produttiva?! Come ho già detto, vedo solo una via d’uscita: l’innovazione tecnologica.
Ovviamente, problemi sul versante occupazionale si ripercuotono dal lato dei consumi (circa due terzi del Pil Usa una volta era costituito dai consumi degli Americani) e della fiducia delle famiglie.
Nel sistema finanziario i problemi non sono ancora del tutto risolti; aspettiamoci nuovi fallimenti di banche nel corso di questo anno e le istituzioni creditizie che non falliranno soffriranno ancora pesantemente (mi riferisco in particolare alle
banche anglosassoni; quelle italiane sono un’altra storia, per fortuna); un esempio?
Citigroup è esposta per centinaia di miliardi di dollari nel settore real estate; non credo che il settore immobiliare Usa risorgerà questo anno; anzi, penso che il rimbalzo
in atto sarà di breve durata (vedi indicatori tipo l’S&P-Case Shiller Index); nei prossimi anni (2010-2012) una marea di mutui dovranno essere rinegoziati negli Stati Uniti; in altre parole, gente che aveva acceso mutui ARMs negli scorsi anni a condizioni
vantaggiose saranno costrette, a causa del vincolo contrattuale, a rivedere (in peggio!!) le condizioni dei loro mutui; gli ARMs sono dei mutui dove c’è un’opzione, una clausola, che permette al mutuatario di pagare un interesse molto basso per i primi
anni di vita del mutuo, successivamente l’interesse viene ricalcolato con dei parametri molto peggiorativi. Difatti da qui il prefisso ARMS = option adjustable-rate mortgages.
E come commentare la recente affermazione di Geithner (Segretario del Tesoro Americano)?!:
“We're not going to have.... a second wave of financial crisis..... We'll do what is necessary to prevent that.......and that is completely within our capacity to prevent."
Mi viene da dire una sola parola: FANTASTICO!!!
L’affermazione del Segretario del Tesoro Usa è un’ammissione implicita che le autorità Statunitensi si attendono una “second wave” magari proprio legata ai mutui ARMs o alla marea di strumenti derivati ancora annidati nei bilanci delle banche (che
dall’inizio della crisi ad oggi sono aumentati!!). Io la interpreto proprio così, come una confessione!
Sempre nella stessa recente intervista Geithner sentenziava:
"We were in a very deep hole and it is going to take a long time to repair the damage done to confidence."
Ebbene, personalmente sono davvero molto preoccupato riguardo la concreta possibilità di una seconda ondata di crisi finanziaria perché, in questo secondo round, le Autorità avrebbero meno armi a disposizione per fronteggiarla, visto che, come ho
già scritto, gli Usa hanno già emesso più passività di una “Repubblica delle banane”. Un altro segnale preoccupante è legato alle recenti affermazioni riguardo la decisione del
Tesoro Usa, annunciata il 24 dicembre scorso, di fornire un sostegno finanziario illimitato a Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie semigovernative che forniscono mutui a tasso agevolato negli Usa (finora le due agenzie hanno ricevuto qualcosa come
60 e 51 miliardi di dollari di aiuti); questa notizia, assolutamente pessima dal punto di vista etico (il Tesoro Usa sta dicendo all’americano medio: “accendi pure un mutuo, poi anche se non sei in grado di ripagarlo, intervengo io, con i soldi di
tutti i contribuenti per ripianare le perdite!! Come faccio?! Faccio stampare cartamoneta dalla Federal Reserve e ricompro i titoli spazzatura che sono nell’attivo di Fannie & Freddie, semplice no?!”) potrebbe essere la punta di un iceberg di problemi legati al mercato immobiliare e, probabilmente, il Tesoro
Americano vuole giocare d’anticipo.
Tra le possibili soluzioni alla crisi, oltre alla più volte citata innovazione tecnologica avrei potuto inserire un’altra importante variabile: il sostegno allo sviluppo mondiale delle grandi economie emergenti (oramai emergenti neanche più di tanto!): Cina e India
in testa. Ma come è successo nei passati “inverni di Kondratieff” (vedi grafico) durante le crisi si alzano steccati e barriere; paradossalmente “le economie si arroccano dentro castelli medievali” per difendersi e fronteggiare dure guerre commerciali.



Come ha più volte sottolineato Paul Krugman, la Cina è una grande potenza finanziaria e commerciale che però non si muove in coordinamento con le altre grandi economie. L’esempio più eclatante di questa affermazione è lo yuan fermo per legge al valore di
6.8 rispetto al dollaro. L’International Trade Commission ha deciso di rispondere con l’utilizzo dei dazi; proprio gli Usa (tra l’altro, dopo che Obama si è recato in Cina poche settimane fa a sostenere la causa Americana) applicheranno dazi dal 10% al
16% sui tubi d’acciaio made in Cina. Usa ed Unione Europea hanno più volte spinto la Cina a rivalutare la propria moneta; proprio alcuni giorni fa il governo cinese ha risposto freddamente che ogni decisione verrà presa secondo i tempi e i modi ritenuti più opportuni. Tra Usa e Cina ci sono in ballo qualcosa come 400 miliardi (dollaro più dollaro meno) di scambi commerciali e, al momento, risulta difficile capire come andrà a finire.
Il quadro che ho dipinto è a tinte fosche lo so, anche se qualche opportunità di investimento, come abbiamo visto anche nella I° PARTE non mancherà; l’elenco dei rischi non finirebbe qui; ho voluto evidenziarvi quelli più eclatanti. Concludo questo
numero della Financial Markets LAB Newsletter segnalandovi che qualcuno che sta meglio nel mondo e gode di buona salute c’è: le economie dei mercati emergenti ovvero proprio Cina, India, Russia e Brasile in testa. Ho questa convinzione: ritengo che i mercati azionari di queste economie siano da accumulare sulle debolezze vista la forza delle loro economie, che cresceranno a ritmi compresi tra il 5% ed il 10% contro le asfittiche crescite del 2%-3%dei G-10. Vi segnalo infine una frase di V. Lenin (non sono certamente un ammiratore del suo pensiero politico-economico, ma l’affermazione, se riferita all’operato degli Usa degli
ultimi due anni e mezzo, è molto attuale!):
“The best way to destroy the capitalist system is to debauch the currency.”
Per il momento è tutto. Passo e chiudo.

sabato 8 novembre 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Black or White?

Gli Americani paiono aver già risposto a questa domanda scegliendo il loro presidente; in realtà, la domanda non riguarda le elezioni statunitensi ma concerne il futuro andamento dei mercati azionari. Nel mio lavoro di portfolio manager mi capita sovente di parlare con controparti istituzionali (gestori, investor relators, sales, analisti finanziari) di partecipare a conference call o riunioni che dibattono proprio del futuro dei mercati finanziari. Ebbene, mai come in questi ultimi giorni vedo gli operatori divisi; la frattura è tra ottimisti e pessimisti, tra chi vede bianco e tra chi vede nero. I pessimisti evidenziano prevalentemente due aspetti negativi: quello macroeconomico e quello degli utili aziendali; dal punto di vista economico pare non esserci alcun dubbio: i dati che stanno uscendo relativi allo stato di salute delle principali economie occidentali (Usa ed area Euro in testa) non fanno che confermare una situazione in netto deterioramento su più fronti (crescita e occupazione in testa). Per quanto riguarda gli utili aziendali il consenso sembra unanime: le stime degli analisti sono ancora troppo ottimistiche e dovranno essere riviste ancora al ribasso, fornendo ulteriore carburante al fuoco ribassista degli indici azionari.
Gli ottimisti invece pensano che i minimi del mese di ottobre hanno rappresentato un eccesso destinato lentamente a rientrare; da quei minimi i mercati azionari dovrebbero assestarsi per ripartire al rialzo; il carburante dovrebbe essere rappresentato dall’eccessivo ipervenduto e da valutazioni fondamentali che cominciano ad essere allettanti. Se devo dare un colore alla mia personale opinione di umile operatore scelgo il grigio, ma non perché “vedo grigio” ma per il fatto che mi colloco un po’ a metà strada tra gli ottimisti e i pessimisti. Le ragioni le ho motivate e sviscerate nella GLOBAL ASSET ALLOCATION NEWSLETTER che ho spedito ai lettori alcuni giorni fa. Continuo a credere che il bear market non sia finito e quindi non ho cambiato il giudizio di medio lungo termine sui mercati azionari (e neanche su quelli obbligazionari e delle commodities); a mio avviso si è aperta una nuova fase di costruzione di un bottom di medio periodo; le valutazioni delle Piazze azionarie sono migliorate nel corso di ottobre e a questo punto, secondo me, possiamo parlare di moderata sottovalutazione; non siamo tuttavia sui livelli di sottovalutazione che ad esempio esprimevano le quotazioni negli anni ottanta. In sintesi, non vedo ancora alle porte il toro che scalpita! Vedo molti titoli che cominciano ad essere eccessivamente sacrificati in termini di valutazione che il mercato sta assegnando loro in questo momento; per contro, ci sono ancora diversi titoli ancora cari. Quindi attenzione allo stock picking e non pensiate che, anche se abbiamo avuto un mese di ottobre veramente molto brutto, tutti i titoli si siano comportati allo stesso modo. Ritengo che il processo di bottom degli indici azionari richiederà tempo; in altre parole la fiducia impiegherà diverso tempo per tornare a sostenere in modo continuativo le quotazioni ma, soprattutto, diverse variabili chiave (earning momentum, dati macroeconomici) dovranno mostrare segni di stabilizzazione. In questa fase ritengo probabile anche momenti di rimbalzo (bear market rallies) di cui approfittare in un’ottica tattica e di trading. Non tutti gli investitori però sono in grado di comprare e vendere freneticamente nel giro di qualche giorno e, soprattutto, non tutti sono in grado di sostenere il forte aumento di volatilità che si è registrato nell’ultimo periodo. Affidatevi sempre ad un consulente finanziario esperto nel momento in cui prendete decisioni importanti che riguardano il Vostro portafoglio.
Chiudo con un pò di dati statistici; i lettori del Blog sanno che amo andare a scavare indietro nel tempo, tanto che proprio uno di Voi mi ha dato il simpatico appellativo di “archeologo dei mercati finanziari”. Guardate nel grafico in basso cosa è storicamente successo in termini di rendimento dei mercati azionari durante le presidenze americane; mi sembra che gli indici azionari premino decisamente i governi democratici.....




venerdì 8 agosto 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Un aggiornamento sulla situazione dei mercati azionari

Dopo la pausa estiva mi sembra doveroso fare un punto della situazione in cui versano i mercati azionari. I lettori fedeli del blog hanno continuato a contattarmi tramite mail anche durante questo stop estivo; colgo l'occasione per ringraziarVi tutti per il sostegno che fornite a questo blog dedicato al pensiero laterale ed all'analisi dei mercati finanziari.
Cominciamo dunque a fissare le idee distinguendo la visione di medio periodo da quella di breve termine.
MEDIO PERIODO
Guardando i fattori scatenanti la crisi in atto sui mercati azionari continuo a non ravvisare elementi che possano farmi pensare ad un cambiamento di scenario.
Sia il settore immobiliare che il settore finanziario non hanno fornito ancora segnali confortanti; le aspettative, desumibili dalla reportistica tecnica che mi è capitato di leggere al rientro dalle mie vacanze e che condivido, sono di ulteriori ribassi dei prezzi delle case con ripercussioni sul potere di acquisto delle famiglie americane; per il settore finanziario la cosa che mi stupisce è la collusione che si sta venendo a creare tra la Sec (la Consob Statunitense) e le banche Usa impegnate a stilare i propri bilanci. In pratica, stando a quanto affermato da eminenti economisti (Nouriel Roubini, tra gli altri) sembra che le banche stabiliscano a priori quante perdite contabilizzare o ricorrano ad artifizi contabili per dilazionare nel tempo crediti inesigibili; il tutto con il benestare dell'organo di controllo impegnato a chiudere un occhio (e probabilmente anche due!) per evitare che la crisi si avviti su se stessa. Da prendere con le molle, pertanto, i buoni dati rilasciati da Wells Fargo, Citigroup e Jp Morgan. Temo che la crisi di IndyMac (banca regionale californiana) sia solo la prima di una lunga serie (in un recente post su questo blog parlavo della poca trasparenza sui bilanci delle banche regionali!). Tutto questo sta avvenendo nel Paese liberista per antonomasia! Nella nazione dove dovrebbe prevalere la mano invisibile del mercato e dove l'azienda marginale dovrebbe fallire senza alcun aiuto.
Il terzo elemento di preoccupazione, oltre al settore immobiliare ed ai Financials, è la crescita economica Usa; i dati preliminari del Pil statunitense non mi convincono; mi aspetto che il Gdp del secondo quarter venga rivisto al ribasso nelle prossime stime (ricordiamo che le stime del Pil sono tre: preliminar, advanced e final) un po' come era successo durante la precedente recessione.
Inoltre, i principali indicatori anticipatori (Leading Indicators, Ism etc.) continuano a segnalare cattivo tempo.
Infine il contesto tecnico dei principali indici azionari internazionali continua ad essere improntato al ribasso.
Pertanto con una prospettiva di medio periodo è MOLTO PROBABILE CHE I MERCATI AZIONARI VEDRANNO NUOVI MINIMI.
Ho approfondito questi ed altri punti nella GLOBAL ASSET ALLOCATION NEWSLETTER che ieri ho inoltrato ai lettori.
BREVE PERIODO
Il limite posto dalla Sec alle vendite allo scoperto sui titoli azionari Usa, il rientro delle quotazioni del greggio, i livelli compressi raggiunti dagli indicatori di sentiment, il rimbalzo delle quotazioni di diversi titoli del settore bancario ed assicurativo sia in Usa che in area Euro, stanno alimentando un altro bear market rally sulle principali Piazze azionarie.
In un FOCUS REPORT uscito alcuni giorni fa ho esaminato qali possono essere i temi di investimento ed i titoli azionari da cavalcare per poter beneficiare del mini rally in atto.
Tengo a puntualizzare che tali movimenti sono da cogliere SOLO IN UN'OTTICA DI BREVE TERMINE E DI TIPO TATTICO!
Due parole infine sulle recenti decisioni di Fed e Bce; la prima ha emesso un "commovente" statement in cui rischi inflazionistici sono controbilanciati dai rischi sul fronte della crescita e che conferma la mia idea circa il fatto che la Fed se si muoverà, lo farà nel 2009 e non quest'anno.
La Bce dal canto suo ha lasciato i tassi invariati confermando la poca coerenza del suo operato; il mercato non ha mai creduto allo spauracchio del rialzo dei tassi (tanto che nelle ultime settimane i tassi di mercato sono scesi!). Solo due mesi fa l'inflazione sembrava un mostro invincibile e ora? E' bastata una correzione delle materie prime per allontanare questi timori?

giovedì 3 luglio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - La Bce alza i tassi

La Bce ha alzato i tassi come ampiamente atteso un po da tutti gli operatori. Ecco l'annuncio:
COMUNICATO STAMPA
3 luglio 2008 - Decisioni di politica monetaria
Nella riunione odierna il Consiglio direttivo della BCE ha adottato le seguenti decisioni di politica monetaria.
Il tasso minimo di offerta sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema è innalzato di 25 punti base, al 4,25%, a decorrere dall’operazione con regolamento il 9 luglio 2008.
Il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginale è innalzato di 25 punti base, al 5,25%, con effetto dal 9 luglio 2008.
Il tasso di interesse sui depositi presso la banca centrale è innalzato di 25 punti base, al 3,25%, con effetto dal 9 luglio 2008.
Il Presidente della BCE illustrerà i motivi di tali decisioni nella conferenza stampa che avrà luogo questo pomeriggio alle ore 14.30 (ora dell’Europa centrale).
Banca centrale europea Direzione Comunicazione Divisione Stampa e informazione Kaiserstrasse 29, D-60311 Frankfurt am MainTel. +49 69 1344 7455, Fax +49 69 1344 7404.


Dalle parole del discorso che abbiamo ascoltato non sembrano esserci riferimenti espliciti al fatto che ci possano essere nuovi rialzi dei tassi; Trichet lascia la porta aperta ad ulteriori manovre restrittive ma senza fornire indicazioni precise. Nei giorni scorsi da più parti si è assistito a dischiarazioni distensive che lascerebbero pensare, al massimo, ad un altro ritocco verso l'alto dei tassi. Proviamo ora a fare qualche considerazione:

1) La Bce ha attuato una manovra estremamente discutibile e non solo per i modi ed i tempi con la quale è stata annunciata ai mercati finanziari;

2) Trichet continua a paventare rischi inflazionistici ma la componente core dell'inflazione non è ancora stata "contagiata" dai rincari della componente volatile energy (cosi come il Cpi core Usa!);

3) Un rialzo dei tassi avrebbe avuto senso a fronte di un inflazione da domanda tipo quella che stanno sperimentando diverse economie di Paesi emergenti;

4) A parziale giustificazione della manovra attuata dalla Bce ci sono due motivazioni; da un lato la crescita della massa monetaria, che in Eurolandia sta avanzando ad un ritmo del 10% (aspetto che avevamo evidenziato in un post di qualche mese fa); dall'altro la necessità di scongiurare eventuali "second round effects", innescare cioè, la famosa spirale di aumenti prezzi-salari;

5) Trichet continua a parlare di un buon stato di salute dell'economia di Eurolandia; in realtà quest'anno si farà fatica a raggiungere una crescita del 2%; inoltre i principali indicatori di sentiment economico (Pmi, Ifo, Fiducia dei consumatori, etc.) stanno fornendo indicazioni preoccupanti; non solo, anche sul mercato obbligazionario nei giorni scorsi la curva di area Euro si è invertita (un titolo di stato a due anni rendeva di più che un titolo di stato a 10 anni!); una curva invertita è in molti casi la spia anticipatrice di una recessione;

6) Nel breve periodo è probabile che assisteremo ad un rimbalzo sia del mercato azionario che di quello obbligazionario; nel medio termine invece vedremo, con tutta probabilità, nuovi minimi delle Piazze azionarie e nuovi massimi per i tassi di interesse; la parte breve della curva dei rendimenti (titoli di stato a 2-3 anni) è attraente in termini di rendimenti offerti; prudenza sulla parte lunga della curva (la curva è molto piatta e nel breve potrebbe irripidirsi);

7) Lo scenario intermarket di medio lungo periodo più probabile appare essere quello di poter assistere a crescite macroeconomiche estremamente moderate sia in Usa che in area Euro in un contesto di moderate spinte inflazionistiche dovute all'aumento dei prezzi del petrolio; tuttavia tali aumenti non dovrebbero trasmettersi alle altre componenti del Cpi; in questo contesto, come abbiamo già detto, i mercati azionari andranno con tutta probabilità verso nuovi minimi (S&P500 in area 1180/1170) e i mercati obbligazionari rimarranno sotto pressione (Bund che rompe zona 110 e va verso 106);

8) Non possiamo escludere (anche se gli attribuiamo basse probabilità di verificarsi) scenari più drammatici nel caso dell'esplosione di un conflitto Israele - Iran. In questo caso la tanto pronunciata stagflazione sarebbe molto probabile!

sabato 21 giugno 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Un aggiornamento sulla strategia di investimento

Proviamo a sintetizzare per gli amici del blog lo scenario tecnico e fondamentale in cui ci troviamo, viste le numerose richieste di aggiornamento pervenutemi venerdì.
Come abbiamo scritto nella Asset Allocation Newsletter il contesto di medio lungo termine rimane estremamente negativo per i mercati azionari internazionali; la modellistica quantitativa di FinancialMarketsLab continua a segnalare la possibilità di prosecuzione del ribasso in atto sulle principali Piazze azionarie. Per avere qualche riferimento: il mio target sullo S&P500 è zona 1180-1170; anche i principali indicatori di tipo contrarian (sia i sentiment indicators che gli oscillatori algoritmici) non manifestano segnali di eccesso; anche i mercati obbligazionari, dopo il recente rialzo dei tassi avutosi in seguito a crescenti aspettative inflazionistiche, stanno mostrando segnali sospetti con una prospettiva di medio lungo periodo, ma che dovranno trovare ulteriori conferme nelle prossime settimane; in termini relativi preferiamo la classe obbligazioni rispetto alla classe azioni perchè riteniamo possa continuare ad essere più difensiva; scendendo nel dettaglio del mondo obbligazionario, in un post di qualche giorno fa evidenziavo il fatto che i titoli di Stato di area Euro erano giunti su livelli interessanti (in particolare i Btp che hanno riallargato gli spreads contro Bund e Oat): ebbene questa considerazione vale in particolare per la parte breve della yield curve (meglio i Btp a 2-3 anni rispetto a quelli a lungo termine, visto il grosso appiattimento della curva che c'è stato nelle ultime settimane).
Interessante la prospettiva delle commodities (ricordiamoci che oramai è una asset class a tutti gli effetti!!): anche se con dei distinguo, il mondo delle commodities pare essere ancora preferibile rispetto alla classe azioni. Interessante il grafico di Barry Bannister che vi riporto qui di seguito:

Questo grafico, che ho ritrovato in un vecchio report del 2002 di questo grandissimo analista (pluri premiato come miglior analista nel settore machinery!!!) mostra come mondo azionario e mondo delle commodities hanno alternato periodi di leadership dal 1870 ad oggi di circa 18 anni, alternandosi in modo perfetto! E' sostanzialmente dal 2002 che il testimone della leadership è passato alle commodities ed è probabile che questa sovraperformance sia destinata a proseguire. Altri analisti come Hussman (di Hussman funds) ritengono che non appena la recessione Usa manifesterà maggiormente i propri effetti, anche le commodities soffriranno. Per il momento, tuttavia, il Crb index pare godere ancora di buona salute, come abbiamo evidenziato in un Focus Report di qualche giorno fa. In una scala di appetibilità e con un orizzonte di lungo termine pongo ancora una volta al primo posto le commodities, i bonds e la liquidità, al secondo le azioni. Un ultima considerazione sull'economia Usa e sugli eps; guardate storicamente come si è mosso il tasso di disoccupazione in concomitanza con le passate recessioni (evidenziate dalla linea verticale grigia):


Di dati brutti sull'occupazione Usa ne vedremo ancora tanti e per un po di tempo! Vero Mister Bernanke?!
Sugli eps (earning per share, ndr) c'è ben poco da dire: continuano ad essere rivisti al ribasso su tutte le principali aree geografiche; gli Usa hanno le stime di utile più alte, seguite da Europa e Giappone. Mi aspetto che le revisioni al ribasso continuino ancora (occhio al settore bancario!). Lontani dalle small caps e continuare a prediligere large o macro caps; infine: meglio i titoli growth che quelli value.

lunedì 16 giugno 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Qualche altra considerazione sulle affermazioni hawkish delle Banche Centrali

Oggi al lavoro ho trascorso una tranquilla giornata di....riunioni. Con chi mi sono incontrato? Beh con i responsabili di 3 team di analisti di importanti banche estere; argomento delle riunioni? Come interpretare le affermazioni hawkish della Bce?! Ebbene, da questi incontri sono emerse una serie di considerazioni che non fanno altro che rafforzare la mia opinione negativa sulle affermazioni di Bernanke e di Trichet, che hanno esternato con un timing che peggiore non si poteva!!!

Riepilogo le suddette considerazioni nei seguenti importanti punti e concentrandomi sull'area Euro:

1) Da analisi condotte sui parametri di valutazione del grado di restrizione che al momento ha la politica monetaria adottata dalla BCE (massa monetaria, spreads della yield curve, etc.) emerge chiaramente che, al momento, la politica monetaria adottata dalla Banca Centrale Europea E' GIA' MOLTO RESTRITTIVA, come non lo era dal 2000-2001;

2) Le condizioni del credito sono ancora difficili e non sono ancora tornate alla normalità;

3) I principali indicatori macroeconomici continuano a segnalare "pioggia"!!;

4) Se applicassimo la Taylor Rule (per la spiegazione dettagliata di cos'è e di come si determina vi rimando al link di wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Taylor_rule) che impone che le variazioni nei tassi di riferimento della politica monetaria siano figlie delle divergenze tra Gdp reale e Gdp potenziale nonchè delle divergenze tra tasso di inflazione attuale e tasso di inflazione obiettivo, i tassi di area Euro dovrebbero essere più bassi o essere impostati al ribasso da qui ai prossimi mesi;

5) il costo del lavoro (importante componente dell'inflazione!) negli ultimi anni è vistosamente sceso grazie ai guadagni avutisi in produttività.





Per tutte queste considerazioni continuo a ritenere sbagliato, sia come manovra che come timing, un eventuale rialzo dei tassi nella prossima riunione della BCE.

NON MI ATTENDO, IN CASO DI RIALZO DI UN QUARTO DI PUNTO NEI TASSI UFFICIALI, L'AVVIO DI UN CICLO DURATURO DI RIALZI. PER QUESTA ED ALTRE RAGIONI DI TIPO TECNICO-FONDAMENTALE CHE STIAMO ELABORANDO IN UN FOCUS REPORT, I LIVELLI RAGGIUNTI DAI TITOLI DI STATO DI AREA EURO COMINCIANO A SEMBRARE INTERESSANTI.


domenica 15 giugno 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Analisi tecnica dell'indice Comit

Proviamo a dare uno sguardo al contesto tecnico in cui si trova l'indice Comit della Borsa italiana. Dopo la violazione ribassista della neckline in area 1800, l'indice italiano ha innescato una profonda correzione e ha fornito le conferme per l'inversione del trend rialzista partito dai minimi del 2003. Probabile, visto il contesto di debolezza confermato dagli indicatori di trend, il raggiungimento di zona 1400 che rappresenta l'estensione dell'obiettivo dato dalla figura di inversione già menzionata nonchè il 61.8% di retracement di tutto il rialzo avutosi dal 2003. Non si ravvisano indicazioni, dagli oscillatori contrarian, che possano far pensare ad un'inversione rialzista del bear market in atto. IL MESSAGGIO PERTANTO CHE DERIVA DA TALE ANALISI E' ANCORA DI ESTREMA CAUTELA; eventuali acquisti dovranno avere natura di tipo tattico (corto respiro!!!) ed essere protetti da rigido stop loss.

Stiamo preparando un FOCUS REPORT che analizza in modo approfondito lo scenario tecnico di breve e lungo termine della Borsa italiana, dei principali settori e di alcune large caps.



martedì 15 gennaio 2008

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Mercati azionari sull'orlo del baratro

I mercati azionari stanno scontando l'ipotesi di una recessione marcata negli Usa con ovvie ripercussioni sul Resto del Mondo; effettivamente i segnali macroeconomici di rallentamento ci sono; L'Index of Economic Indicators strettamente legato al Pil Usa sembra fornire un segnale anticipatore di recessione così come altri indicatori anticipatori dello stato di salute dell'economia.
L'ISM manifatturiero, per esempio, in dicembre è sceso sotto la fatidica soglia di 50. Abbiamo analizzato la capacità predittiva di questo indicatore e abbiamo visto che partendo dal 1981 è andato sotto 50 rimanendoci per almeno due mesi, 8 volte; la durata di questi periodi è stata di circa 14 mesi e durante tali fasi lo S&P500 ha subito cali massimi in media del 8% con punte massime del 29% nel periodo 2000-2001.
Anche dal punto di vista tecnico sembrano emergere segnali decisamente preoccupanti; in particolare, sotto 1370 può dirsi avviato il bear market per lo S&P500.
Da questo scenario emerge pertanto un attegiamento estremamente prudente sui mercati azionari.

domenica 16 dicembre 2007

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Aggiornamento dalla modellistica quantitativa

Aggiornamento periodico sul giudizio attribuito alle due asset class: azioni ed obbligazioni.
I nostri modelli quantitativi segnalano al momento un orientamento leggermente negativo per la classe azioni e leggermente positivo per la classe obbligazioni; ricordiamo che il grade di ciascuna asset class viene determinato sulla base di parametri quantitativi e analizza serie storiche di prezzi mensili. Obiettivo di determinazione di tale giudizio è quello di avere un riferimento circa la possibile evoluzione in termini di andamento delle due asset class (mondo azioni e mondo obbligazioni).

sabato 1 dicembre 2007

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Siamo in un Bear market o in un Bull market??!!: questo è il problema!!!

Ecco il dubbio amletico: l'attuale fase attraversata dai mercati azionari è l'avvio di un prolungato ribasso?? Innanzitutto non è facile definire cosa intendiamo per bull market e per bear market; lo studio della storia forse ci aiuta; guardando infatti l'evoluzione dell'indice Dow Jones americano in quasi un secolo di vita, possiamo isolare 14 fasi ribassiste in cui l'indice ha perso più del 15%. A questo punto se andiamo a trovare le ricorrenze di queste 14 fasi vediamo che in non poche situazioni i ribassi di mercato erano innescati da livelli di valutazione (i cosidetti multipli di mercato) troppo eccessivi, uno scenario di deflazione ed una curva dei rendimenti tendenzialmente invertita (dove cioè i tassi a breve sono più elevati di quelli a lungo termine).
Ebbene, nessuna di queste situazioni si sta presentando ora. Inoltre, un'altra importante indicazione ci giunge dai cosidetti indicatori di sentiment (che misurano il grado di ottimismo o di pessimismo da parte degli investitori) che non registrano situazioni di eccesso di pessimismo o di ottimismo (troppo ottimismo sarebbe un segnale negativo e viceversa nel caso di eccessi di pessimismo). Pertanto, la fase attualmente in atto dovrebbe essere puramente transitoria e causata dalla turbolenza proveniente dal settore bancario dopo lo scoppio del bubbone subprime.
Tuttavia, c'è un importante aspetto di cui tenere conto: la volatilità. I mercati azionari sono entrati in una nuova fase più volatile che rende più problematico prendere decisioni di investimento, soprattutto se queste hanno un'ottica di breve termine. Proprio per queste ragioni estremamente importante è l'individuazione del proprio profilo di rischio-rendimento e del proprio orizzonte temporale al fine di definire la giusta asset allocation.