Il report gratuito di Financial Markets LAB!

Si chiama Financial Markets LAB Newsletter ed è il mio report GRATUITO di ricerca ed analisi in materia di investimenti sui mercati finanziari contenente notizie, commenti, curiosità ed approfondimenti sull'andamento dei principali mercati finanziari.

Puoi riceverlo nella Tua mail mandando una richiesta all'indirizzo:

finmklab@yahoo.it

AUTORIZZAZIONE AL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI INFORMATIVA AI SENSI DELL'ART. 13 DEL D.LGS 196 DEL 30 GIUGNO 2003 (Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali) - Il blog Financial Markets LAB desidera informare i propri lettori, ai sensi dell'articolo 13 del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, che i dati personali che li riguardano, raccolti in occasione della sottoscrizione della Financial Markets LAB Newsletter gratuita, saranno oggetto di trattamento ai sensi della legge sopraindicata. Si leggano a questo proposito i dettagli riportati nello spazio apposito, intitolato Privacy, in questa stessa pagina.


Visualizzazione post con etichetta L’angolo dell’Azzeccagarbugli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta L’angolo dell’Azzeccagarbugli. Mostra tutti i post

domenica 26 giugno 2011

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Il rischio di investire in ETF

L’uscita di un importante documento del Financial Stability Board intitolato:” Potential financial stability issues arising from recent trends in Exchange-Traded Funds (ETFs)” mi da l’occasione per parlare ancora di disinformazione finanziaria. A farla, è sempre lui: Beppe Scienza.


In un suo libro intitolato “Il risparmio tradito” ha pontificato riguardo la bontà degli Etf quale strumento a disposizione dei risparmiatori da sostituire ai fondi comuni, a suo parere, fonte di inefficienze e di scarsa trasparenza. Ecco quello che Scienza scriveva nel capitolo 21 intitolato “Come salvarsi?” a proposito degli Etf:

“Un fondo comune può facilmente copiare un mercato azionario, applicare commissioni bassissime ed essere comunque redditizio per la società di gestione. Ma le bauche italiane si sono sempre guardate bene da istituire fondi simili, che avrebbero ridotto gli enormi guadagni che lucrano a danno dei risparmiatori.
Anzi, la parola "indice" nella denominazione di alcuni fondi azionari italiani è una bella etichetta che non garantisce un andamento in sintonia col mercato. Vedi per es. Cisalpino Indice e Padano Indice Italia: nel
2000 hanno reso il 3,2% e il -2,7% a fronte del 6,2% netto della Borsa italiana. Il risparmio gestito italiano è proprio la fiera degli equivoci. Invece in America esistono per es. dal 1993 le Standard & Poor's Depositary Receipts, simbolo SPY, che replicano il suddetto indice S&P500. Si tratta di uno dei tanti Exchange Traded Fund (Etf), ovvero "fondi trattati in Borsa", detti così perché scambiati come azioni 4. Per puntare sulle azioni tali strumenti sono la quadratura del cerchio, in quanto:

• garantiscono risultati allineati, nel bene e nel male, a quelli del rispettivo indice di Borsa;

• hanno costi normalmente modesti, nell'ordine dello 0,15-0,50% l'anno;

• non si pagano gabelle per l'ingresso o l'uscita, ma solo commissioni analoghe a quelle per la compravendita di azioni:

• sono acquistabili anche per importi bassissimi.

Sino a pochi anni fa un risparmiatore italiano doveva ricorrere a Etf esteri, spesso con complicazioni e maggiori oneri fiscali. Ciò non toglie che chi ha comprato le SPY s'è avvantaggiato in pieno della salita delle borse e della valuta americane, a differenza dei poveretti cui sono stati sbolognati fondi italiani specializzati sull'America con minus di gestione nell' ordine del 7% annuo (vedi p. 65). Non stupisce quindi che la stampa estera li consigli spesso: vedi per es. il solito Der Spiegel che ne elenca i vantaggi (n. 16, 17-4-2000 p. 83). Invece quella italiana, pur così infatuata dell'investimento in azioni americane, per anni non ne ha mai parlato: il solito Sole 24 Ore non li cita neppure elencando "le diverse strade che si aprono per chi decide di entrare nel mercato americano" e propone invece fondi comuni (23-7-2000 p. 15). Ma per fortuna dal 30-9-2002 diversi Eft di società straniere sono facilmente accessibili anche agli investitori italiani, perché ufficialmente quotati. Comprando e tenendo in portafoglio Etf azionari di regola si otterrà più che coi fondi comuni venduti dalle banche e dai promotori finanziari, i quali e le quali cercheranno quindi in ogni modo di dissuaderne l'acquisto.”

Peccato che l’Azzeccagarbugli di Torino, come sempre, fornisca la verità che a lui fa più comodo; con il solo obiettivo di gettare fango sull’industria del risparmio gestito, Scienza fa brillare il mondo degli Etf senza evidenziarne i reali rischi. Cari risparmiatori, sembra voler dire il professore di Torino, comprate etf e dormirete sonni tranquilli!

Ma è proprio così? Ecco alcuni passi del documento del Financial Stability Board:

” While ETFs bring a number of benefits to investors and market participants, including cost efficiency diversification and easier access to specific asset classes or risk exposures, they may also generate new types of risks, linked to the complexity and relative opacity of the newest breed of ETFs.”

Ed ecco un esempio di struttura sottostante ad un Etf quotato nella Borsa di Milano:



Come si vede, dietro moltissimi Etf c’è una struttura di scambio di flussi finanziari molto più opaca di un portafoglio di un qualsiasi fondo comune di investimento e, pur essendo prodotti passivi, non sono assolutamente esenti da rischi. Come segnala il bravo Armando Carcaterra di Anima SGR:

“Mentre i vecchi ETF replicavano l'indice di riferimento investendo direttamente nei titoli sottostanti, gli ETF "sintetici" investono invece in derivati legati agli indici di mercato. Questa modalità ha consentito di estendere lo strumento ETF anche a mercati prima inaccessibili come le materie prime. Sono nati così altri strumenti di investimento come gli ETC Exchange Traded Commodities, cioè strumenti che investono in materie prime.
Questo acronimo però non segnala solo che l'ETC investe in materie prime, segnala anche che esso, al contrario degli altri ETF che investono sui mercati finanziari, non è un fondo comune, ma una specie di titolo indicizzato emesso direttamente dalla banca d'affari. L'ETC è nato perché la normativa sugli OICR non consente di investire in materie prime ed in più impone che i fondi comuni diversifichino il rischio. Gli ETC, invece possono utilizzare derivati a proprio piacimento e sottrarsi a qualunque vincolo di diversificazione dei rischi, legandosi solo all'oro, solo all'argento, al rame e così via.”

E ancora:

“L'ETC investe esclusivamente in derivati: il suo valore è legato all'andamento del mercato di riferimento, ma i suoi guadagni e perdite vengono contabilizzati sulla base di contratti stipulati con una controparte (cioè una banca d'affari), non a fronte di un portafoglio "fisico" di materie prime. Se la controparte è insolvente o non onora il contratto, il valore dell'ETC evapora perché non possiede alcun sottostante da vendere. Di questo tipo di rischio, che viene denominato "rischio di controparte" il risparmiatore di solito non è però affatto consapevole. Il risparmiatore non è neppure consapevole di essere legato a filo doppio alla solvibilità di un'unica banca d'affari, quella che ha emesso l'ETC. In epoca di bolle -si sa- le tentazioni sono forti. Ed anche i danni che esse fanno.”
Un altro aspetto di cui nessuno parla mai, poi, è quello legato al grado di liquidità degli Etf su cui si è deciso di investire perchè esiste la possibilità che l’emittente li liquidi da un momento all’altro a suo piacimento. Questa eventualità può accadere quando un Etf è poco liquido, cioè quando non riscuote l’interesse del mercato. Con “poco liquido” si fa riferimento al numero di compratori e venditori che caratterizzano il mercato dell’Etf per diversi livelli di prezzo.
Infine, voglio evidenziare che non è solo il Financial Stability Board a lanciare l’allarme come si vede dall’articolo di cui allego il link:

http://blogs.wsj.com/marketbeat/2011/04/21/etfs-a-threat-to-financial-stability/

mercoledì 25 maggio 2011

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - La disinformazione colpisce ancora!

Oramai lo leggo per sorridere anche se è più forte di me; non ce la faccio a non arrabbiarmi quando leggo gli articoli che Beppe Scienza pubblica sul suo blog tra le pagine de "Il fatto quotidiano". Nell'ultimo post il "professore" di Torino giunge all'illuminata conclusione che investire in azioni non offre una protezione contro l'inflazione e cita i soliti dati di Mediobanca e le inesattezze che, a suo parere, compaiono sulla stampa specializzata, quando affronta questo tema.
L'uomo della strada leggendo articoli simili non fa che allontanarsi da possibili alternative di investimento (come le azioni) che potrebbero diversificare egregiamente il rischio del proprio portafoglio, aumentando il relativo profilo rischio-rendimento. All'articolo di Scienza ho risposto in modo secco e duro nei suoi confronti (se lo merita!) e qui proverò a spiegare perchè. Ho preso in considerazione, in un banalissimo esercizio, il mercato azionario italiano analizzando l'evoluzione dell'indice Comit (che rappresenta l'andamento delle azioni italiane) con un indice dei prezzi al consumo al netto della componente volatile (tabacco). Partiamo esaminando un arco temporale ampio (dal 1973 ad oggi):


Effettivamente il grafico sembra dare ragione proprio alle affermazioni di Scienza: dal 1973 ad oggi le azioni (comprensive dei dividendi distribuiti) sono salite meno dell'inflazione.
Ma questa conclusione è davvero superficiale in quanto non tiene conto dei cicli economici che si sono succeduti in quasi 40 anni di tempo! E' come se un marinaio si ostinasse a navigare in qualsiasi condizione atmosferica invece di approdare in porti sicuri quando ci sono i maremoti e trornare a prendere il largo quando il mare è calmo!
Guardiamo il periodo 1982 - 1999:


Come si può vedere quando le borse si trovano in quello che in gergo tecnico si chiama Bull market secolare (cioè una prolungata fase rialzista dei corsi sostenuta da un contesto macroeconomico di crescita) le azioni stracciano alla grande l'inflazione!
Guardiamo ora il periodo 1999 - 2011, cioè la fase che stiamo vivendo da quando è scoppiata la bolla tecnologica sui listini azionari e le economie occidentali sono entrate in una profonda crisi economica (di cui sentiamo ancora gli strascichi) e da quando è partito il cosidetto Bear market secolare sulle azioni (cioè una prolungata fase ribassista dell'equity causata da un contesto macroeconomico avverso)


Effettivamente le azioni non stanno riuscendo ad offrire rendimenti eclatanti.
Analizziamo infine il periodo 1980 - 2011 nell'ultimo grafico che vi propongo:


Come si vede dal 1980 ad oggi le azioni fanno meglio dell'inflazione.
Allora quali conclusioni possiamo trarre? Quelle dell'"Azzeccagarbugli" che sostengono che investire sull'azionario è come puntare alla roulette?
Oppure in modo razionale possiamo sostenere che queste lunghe fasi alterne di andamenti positivi e negativi dell'azionario sono ragionevolmente prevedibili e, scalettando degli acquisti oculati sulle azioni nei periodi maggiormente avversi possiamo sperare di beneficiare successivamente della fase positiva del mondo azionario?
Lascio a voi la risposta...la mia la potete intuire....

lunedì 9 maggio 2011

DAL LABORATORIO DEI MERCATI FINANZIARI - Il bue dice: "cornuto!" all'asino

In modo del tutto causale, alcune settimane, fa mi sono imbattuto nel blog finanziario di un certo Beppe Scienza. Dal blog sono andato a finire sul sito (www.beppescienza.it) scoprendo che lo scrittore è anche un professore universitario (fa parte del dipartimento di matematica dell’università di Torino). Leggendo gli scritti, sia sul blog che i documenti che mette a disposizione sul suo sito, si rimane colpiti dalla foga con la quale questa persona attacca brutalmente il mondo, i prodotti e le persone che lavorano nel mondo del risparmio gestito. Mi sono sentito chiamato in causa in prima persona, visti i miei trascorsi in questo settore e sono intervenuto in diverse occasioni sul suo blog facendogli notare le inesattezze e la superficialità con la quale giungeva a certe conclusioni sbrigative sulla previdenza complementare e sulla bontà dei fondi pensione. Non l’avessi mai fatto! L’emerito professore mi si è scagliato contro ingiuriandomi e dandomi addirittura del vigliacco perché mi nascondo dietro uno pseudonimo. Ebbene, questo mi ha stimolato a leggere altri lavori pubblicati da questo personaggio; la conclusione riguardo la qualità degli studi fatta da questo professore di matematica prestato al mondo dei mercati finanziari rimane sempre la stessa: questo personaggio è un vero e proprio Azzeccagarbugli che si permette di criticare la qualità dell’informazione finanziaria dei nostri mass media senza rendersi conto che anche lui (come molti dei giornalisti finanziari italiani) fa DISINFORMAZIONE inondando la rete di bugie riguardo la previdenza complementare e, soprattutto, il mondo del risparmio gestito. E' proprio come quando il bue dice:"cornuto!" al povero asino. La cosa grave poi è che con il suo agire fa cadere in errore la gente che lo legge che, invece di cercare prodotti di risparmio gestito efficienti, compie l’errore di “fare da se” alimentando in questo modo i ben noti “casi” Parmalat, Ciro, Lehman Brothers, Argentina, etc. Peccato, perché alcuni degli argomenti toccati da Scienza (tra cui la scarsa preparazione dei giornalisti finanziari, l’inefficienza e la scarsa trasparenza di molti prodotti finanziari proposti ai piccoli risparmiatori) li condivido al 100%; quello che mi da veramente fastidio sono le generalizzazioni e le analisi, estremamente parziali e comunque non esaustive, che portano Scienza a fare conclusioni assolutamente false e disguidanti per l’investitore; così se in piccola parte posso giustificare la scarsa preparazione di un giornalista (che alla fine non è un tecnico) non posso ammettere l’incompetenza di chi, come Scienza, parla da dietro una cattedra universitaria. Per questo, ho deciso di dedicare una rubrica del mio blog, che ho intitolato “L’angolo dell’Azzeccagarbugli” e dedicare proprio il primo post a lui: Beppe Scienza.
Dal Capitolo 10 del libro “Il risparmio tradito” intitolato “Sotto tutela” e dal paragrafo intitolato:”gestioni patrimoniali opache”:

“Per giunta non ci sono solo i fondi comuni, ma anche le gestioni patrimoniali. E in effetti avremmo voluto estendere i confronti del Cap. 7 alle gestioni cosiddette individuali, ma la totale opacità di tali rapporti è un ostacolo insormontabile a tale fine. Ecco invece cosa scrive il Sole 24 Ore: • le gestioni di patrimoni tramite fondi sono "un servizio più trasparente perché si può controllare tutti i giorni sul giornale quale sia il valore delle quote dei propri fondi" (31-3-1996 p. 18). Invece non è così, perché il cliente non sa quante quote possiede dei singoli fondi e quindi non può affatto seguire quotidianamente il suo investimento.”

FALSO!

Ma Beppe Scienza sa che nell’estratto conto inviato al cliente sono elencate per filo e per segno le operazioni svolte dal gestore e c’è l’elenco dei prodotti detenuti con il relativo ammontare, prezzo e valorizzazione?! Evidentemente no!

Ecco quello che dice testualmente la Banca d’Italia:

“La gestione su base individuale di portafogli di investimento è un servizio di investimento che può essere svolto da una banca, una SGR, una società di intermediazione mobiliare (SIM) o un’impresa di investimento estera autorizzata (intermediario gestore).
L’investitore conferisce il proprio patrimonio all’intermediario, delegandolo ad effettuare decisioni di investimento mediante operazioni di acquisto e vendita di azioni, obbligazioni, quote di OICR (organismi di investimento collettivo del risparmio) o altri strumenti finanziari.
A differenza dei fondi comuni e delle SICAV, il patrimonio di ogni singolo cliente non confluisce in un patrimonio collettivo e la gestione del portafoglio viene effettuata separatamente per ogni cliente. Il patrimonio dell’investitore è separato a tutti gli effetti da quello degli altri clienti del gestore e da quello del gestore medesimo; non può, in particolare, essere utilizzato in nessun caso a favore dei creditori dell’intermediario che cura l’investimento.
Le decisioni di investimento sono assunte discrezionalmente dal gestore, sulla base di obiettivi e all’interno di limiti (ad esempio: una percentuale massima del patrimonio investito in azioni) definiti nel contratto con il cliente. I risultati positivi o negativi degli investimenti effettuati dal gestore ricadono direttamente sul patrimonio dell’investitore. Tale patrimonio, al termine del mandato conferito all’intermediario, può essere di valore inferiore a quello originariamente investito. L’intermediario ha l’obbligo di informare periodicamente il cliente del rendimento ottenuto e degli strumenti finanziari inclusi nella gestione patrimoniale.Le principali tipologie di gestioni patrimoniali sono la Gestione Patrimoniale Mobiliare (GPM), in cui il patrimonio viene investito principalmente in azioni, obbligazioni e strumenti finanziari derivati e la Gestione Patrimoniale in Fondi (GPF), dove il patrimonio è investito prevalentemente in quote di fondi comuni di investimento e di SICAV.”

Avete letto?! L’intermediario ha l’obbligo di informare periodicamente il cliente del rendimento ottenuto e degli strumenti finanziari inclusi nella gestione patrimoniale!
E questo è solo l’inizio! Rimanete sintonizzati sulle pagine del blog perché nelle prossime settimane parleremo di altre sciocchezze e bugie scritte da Beppe “Azzeccagarbugli” Scienza e da altri suoi simili.